Un piccolo promemoria “elettorale”

DS-300x243Mentre ci accingiamo a recarci alle urne per esercitare il nostro principale strumento di partecipazione democratica e decretare così il futuro del nostro paese, segnalo a quei pochi che non le avessero ancora lette le risposte alle domande di Dibattito Scienza. Potete trovarle qui.

Purtroppo alle domande hanno risposto solo Bersani, Giannino e Ingroia. Monti e Berlusconi non pervenuti, quanto al movimento 5 stelle ho recentemente rebloggato questo post di Daniele Oppo, in ogni caso trovate un esaustivo riassunto dell’intera triste vicenda sul sito di Le Scienze, che ha entusiasticamente appoggiato l’iniziativa. Iniziativa che, vorrei ricordarlo, è partita dal basso, coinvolgendo studenti, ricercatori, blogger, appassionati di scienza e infine anche parte della stampa.

Forse la scienza potrebbe non apparire il tema più importante per il dibattito politico, soprattutto in tempi come quelli in cui viviamo, tuttavia leggendo le domande ci si rende conto che in realtà riguardano temi di primo piano, di grande attualità, e che affrontarli sarà fondamentale per la vita del nostro paese. Penso che un voto consapevole non possa prescindere dalla conoscenza delle posizioni dei candidati su questi temi.

Ora gli strumenti per decidere ce li avete, recatevi alle urne e fate una scelta, possibilmente usando la testa e non la pancia, ché nonostante le ultime ricerche sul sistema nervoso enterico non mi risulta sia l’a parte del corpo deputata al ragionamento.

Altri consigli non è mio compito darli, buona democrazia a tutti!

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Esistono “metodi alternativi”?

Scrivendo quest’articolo sto violando una delle mie regole, che poi è anche una delle regole della buona divulgazione scientifica: «se il tuo articolo può essere riassunto in “No”, non lo scrivere». Violo questa regola perché evidentemente la risposta non sembra così ovvia. La domanda è «esistono metodi alternativi?» E alternativi si intende alla ricerca con gli animali.

© SMBC Comix (click for details)

Premetto che io nel mio lavoro in laboratorio non ho mai avuto a che fare con animali vivi. Qualcosa ho fatto anni addietro all’università: ho maneggiato un po’ di drosofile al corso di genetica (perché nessuno protesta mai per le drosofile?), ho eseguito delle dissezioini di animali morti (per cause naturali) al corso di anatomia comparata e ho osservato (senza eseguire alcuna procedura) parecchi animali vivi al corso di biodiversità animale.

Ciò nonostante non posso fare a meno di riconoscere che le ricerche eseguite dai miei colleghi su modelli animali sono fondamentali. Quello che faccio io non sarebbe possibile se non ci fosse stata la sperimentazione animale in passato, e sarebbe quasi privo di valore se non ci fosse la sperimentazione animale in futuro. Eppure fra amici e conoscenti non biologi c’è una frase che mi sento ripetere come un mantra: «Esistono metodi alternativi». Si intende che gli stessi risultati che si ottengono coi modelli animali possono essere ottenuti anche senza. A questa affermazione segue sempre una domanda da parte mia: quali? La risposta è invariabilmente una variazione sul tema di “colture in vitro” o “cellule staminali”. In genere a questo punto tronco la discussione, apparirei solo antipatico e pedante se mi mettessi a sottolineare come queste “parole magiche” non siano affatto metodi, apparirei arrogante se puntualizzassi che di colture in vitro ne ho fatta qualcuna, dato che sono il principale strumento (oserei dire l’unico) per mantenere in vita le cellule utilizzate in laboratorio, apparirei saccente se facessi notare che tra una coltura cellulare e un organismo vivente passa qualche differenza.

Ma perché una cellula (o un gruppo di cellule) non mima efficacemente un organismo? La risposta ci arriva dalla teoria dei sistemi e si chiama comportamento emergente. Una proprietà di un sistema si dice emergente quando non è posseduta dalle singole componenti del sistema. Ci abbiamo a che fare tutto il giorno: un pistone non ha le stesse proprietà di un motore a scoppio, un pilastro non ha le stesse proprietà di una casa ecc. È una caratteristica dei sistemi viventi quella di essere sempre diversi dalla somma dei propri componenti.

A livello molecolare questo si spiega fondamentalmente con tre fenomeni: sinergismo, permissività e antagonismo. Si ha sinergismo quando due molecole hanno lo stesso effetto, ma la loro presenza contemporanea dà effetti più che additivi, si ha permissività quando una molecola non ha effetto (o ha un effetto molto ridotto) in assenza dell’altra e si ha antagonismo quando una molecola blocca l’effetto dell’altra (inibizione) o quando due molecole hanno effetto opposto (antagonismo funzionale). La cosa affascinante tuttavia è che queste molecole non hanno necessariamente bisogno di “incontrarsi” per esercitare questi effetti. Il che è anche problematico, perché a livello sperimentale ci rende difficilissimo riprodurre il fenomeno.

Livelli di glucosio in relazione all’insulina. Wikimedia Commons CC-BY-SA 3.0 Unported

Mi spiego meglio con un esempio. Poniamo che io voglia studiare la variazione della glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue). Proprio in questo periodo si stanno sperimentando nuove cure per il diabete di tipo 1, quello genetico che viene ai bambini, quello per cui modificare il proprio stile di vita è inutile e se ci si scorda di prendere l’insulina si muore. Quindi possiamo immaginare che io voglia studiare quali sono gli stimoli e le condizioni che fanno salire o scendere la glicemia, e che da questi studi magari potrebbero nascere future applicazioni mediche. Bene, potrei pensare di studiare la glicemia mettendo un po’ di sangue, con tutte le sue cellule, in una provetta.
Tralasciando tutti i problemi tecnici questa “coltura cellulare” mi sarebbe del tutto inutile, perché non contiene nessuna delle molecole che influenzano la glicemia. Potrei allora progettare un sistema che comprendesse anche le cellule β del pancreas, quelle che producono l’insulina. Avrei fatto un passo avanti, ma la cosa sarebbe ancora molto lontana dalla realtà. Sì, è vero, avrei delle cellule che secernono insulina in seguito all’aumento della glicemia, ma questo non è che un pallido abbozzo dell’intero sistema. L’adrenalina per esempio è un antagonista funzionale dell’insulina, però è secreta dalla midollare del surrene, e non in risposta ad un aumento della glicemia, ma in seguito all’attivazione del sistema nervoso ortosimpatico. Inoltre nessuna di queste due molecole agisce nel sangue, ma hanno una vasta gamma di tessuti bersaglio, tra cui il fegato, i muscoli e il tessuto adiposo sui quali agiscono per aumentare o diminuire l’assorbimento di glucosio e per incentivare o inibire una serie reazioni biochimiche, come la glicogenolisi e la gluconeogenesi. I  fattori di crescita insulino-simili invece sono in grado di rendere i tessuti “insulinoresistenti” e sono secreti dal fegato in risposta alla somatotropina, che è rilasciata a sua volta dall’ipofisi anteriore stimolata dal GHRH secreto dall’ipotalamo. E ancora non ci abbiamo messo il glucagone o i glucocorticoidi, né abbiamo discusso degli stimoli che provocano l’attivazione dell’ipotalamo o del sistema nervoso simpatico.

Sembra complicato? Già, perché lo è. E questo è solo un assaggio. Senza considerare che esistono anche un sacco di meccanismi che non conosciamo e su cui non abbiamo alcun controllo.  Qualcuno ha qualche idea su come rendere un simile sistema senza usare un organismo vivente completo? Qualche idea che non si limiti a liquidare la questione con le solite “parole magiche” ripetute a pappagallo? Se ne avete fatevi avanti, vi assicuro che i ricercatori non vedono l’ora.

Se Grillo, Berlusconi e Monti fanno scena muta (edit)

Se Grillo, Berlusconi e Monti fanno scena muta (edit). Reblogged from Siediti e scrivi due lettere, CC-BY-NC 3.0 IT

 

Più di una volta ho parlato di Dibattito scienza, un gruppo di appassionati e giornalisti di scienza che ha l’intento di portare i temi scientifici al centro, o almeno in un posto che gli si avvicini, del dibattito politico.

Qualche post più sotto presentavo l’ultima iniziativa: 10 domande ai candidati premier (Bersani, Giannino, Ingroia, Monti, Grillo e Berlusconi). Lo chiamai Chi non risponde non vince.

Se avessi poteri divinatori (ma da scettico tendo al no) tre dei candidati farebbero davvero una brutta figura alle prossime elezioni: Grillo, Monti e Berlusconi.

Hanno risposto solo Giannino, Bersani e Ingroia con risposte molto diverse e di diversa qualità e quantità (più articolate Bersani e Giannino -quest’ultimo forse con una leggera tendenza a parlare  di economia un po’ ovunque, ma d’altronde Fare è nato con quell’intento primario- mentre Ingroia ha dato molte risposte ideologiche e scolastiche) ma l’importante è che abbiano risposto così da avere basi per discutere.

A fare la brutta figura sono Mario Monti -un professore universitario che quando interrogato fa scena muta fa anche una figura pessima-, Berlusconi che forse era intento a preparare la bomba-cazzata-shock sulla restituzione dell’Imu in contanti e sul condono fiscale o sul restituirci il tappetto del Drugo e gli è mancato il tempo (20 giorni) per trovare una velina qualsiasi per buttare giù due risposte in croce e, infine, Beppe Grillo, il fenomeno politico nato su internet che è quasi impossibile da rintracciare per un gruppo come il nostro nato come lui su internet e dal basso.

Comunque, questi tre soggetti si sono dimostrati poco seri, preferendo glissare su domande che attengono il futuro di questo Paese, come l’istruzione, le politiche energetiche e di smaltimento dei rifiuti, la ricerca e la gestione del territorio. Insomma c’erano in mezzo molti temi che un politico non può non affrontare in una campagna elettorale seria di una Paese che vuole essere serio. Rispondere alle domande dei cittadini è il primo dovere di un politico e di un candidato premier.

Bersani (per due volte, perché ha risposto ad altre domande anche in occasione delle primarie del Pd), Giannino e Ingroia hanno invece scelto la via  della serietà e rispondere, sottoponendo le loro idee al giudizio dei cittadini che da oggi, grazie alla spinta di Dibattito scienza, hanno 10 nuovi punti per ognuno dei tre per farsi un’idea su chi e cosa votare.

Io diffido dai politici che non rispondono ai cittadini ma passano tutto il tempo in tv a fare promesse o a profetizzare catastrofi se vincono gli altri. Un politico che fa scena muta su temi importanti è un politico che non merita voti e non merita di governare un Paese.

Grazie dunque a Ingroia, Giannino e Bersani e ai loro partiti.

Le risposte le potete trovare qui e potete confrontare quelle di due candidati per volta se volete, in modo da poter paragonare le diverse soluzione date agli stessi temi e farvi un’idea più completa in modo più semplice.

Se invece volete portavi appresso tutte le domande con le relative risposte e leggervele con comodo, il pdf è qui.

Ovviamente, avendo dato il suo grandissimo e fondamentale supporto per tutta a tutta l’iniziativa, anche il mensile Le Scienze gli ha dedicato una pagina e il direttore Marco Cattaneo vi ha scritto un post preoccupato (anche per altri motivi, ma tutto si collega) sul suo blog.

edit dell’8 febbraio:

Con qualche giorno di ritardo, ma alla fine il M5S ha risposto alle domande affidandosi ad un gruppo di persone. Le risposte si possono trovare nei link già segnalati nel post. Ottima cosa, anche se rispettare le scadenze per non avvantaggiarsi delle risposte altrui e delle critiche su quelle risposte  non sarebbe stato male. Berlusconi e Monti invece taciono sempre.

edit del 9 febbraio:

Alcuni appartenenti al M5S hanno minacciato querele nei confronti de Le Scienze (a comunicarlo è il direttore stesso che domani scriverà un post a riguardo sul suo blog) per le risposte consegnate a Dibattitoscienza e pubblicate sul sito internet della rivista (che è partner fondamentale dell’iniziativa). Pare che addirittura alcuni dei firmatari delle risposte stesse abbiano minacciato la querela. A quanto sembra tutto il casino è nato dopo che alcuni attivisti hanno letto questa risposta alla domanda numero 10, quella sulla sperimentazione animale (la “mia”):

La risposta del Movimento 5 Stelle
L’uso degli animali nella ricerca biomedica è ancora di fondamentale importanza. Questo campo deve essere fortemente normato e controllato, per evitare abusi, e minimizzare le sofferenze ed il disagio degli animali, salvaguardando gli scopi di salute pubblica.

*Le risposte sono state scritte con i contributi di Fabrizio Bocchino, Federica Daga, Filippo D’Amico, Giovanni Di Caro, Giorgio Di Marzo, Claudia Mannino, Angelo Nicotra, Riccardo Nuti e i partecipanti ai gruppi tematici. Il dettaglio delle proposte programmatiche del M5S scaturisce da gruppi di studio liberi, a cui chiunque può partecipare.

Si è scatenato un putiferio (per ora leggibile nei commenti qui), perché Grillo si è sempre dichiarato contrario alla sperimentazione sugli animali e credo che questo abbia portato molti a seguirlo come un profeta. Si leggono anche accuse di aver inventato le risposte, cosa francamente ridicola, e probabilmente giocheranno sul cavallo di battaglia che i giornali “inventano” notizie contro Grillo. Di nuovo, ridicolo. La mia opinione è che si sono accorti che quella risposta (che era pure sensata) portava via il consenso “di pancia” di buona parte dei seguaci e così si sono inventati questa ennesima guerra. Io non ci casco e il vaffanculo, questa volta, se lo becchino i grillini, almeno il mio: vaffanculo.

Le risposte verranno eliminate dal sito e   il M5S  per me farà la parte di un movimento pieno di buffoni (e querelatemi questo se ci tenete tanto, basta che non scriviate in maiuscolo come IDIOTI).

Happy birthday Charles!

Happy birthday Charles

Si è appena concluso il compleanno di uno dei più grandi scienziati che siano mai vissuti, sicuramente il più  grande tra i biologi e i naturalisti. Il nostro Charles ha compiuto la bellezza di 204 anni.

Mentre la teoria, composta (uso questa parola perché oltre che un modello scientifico la teoria dell’evoluzione è anche un’opera d’arte) tra il 1844 e il 1858 continua a crescere e comincia addirittura a trovare applicazioni per la salute umana, continuiamo a scoprire le meraviglie che la natura ci riserva, e tutto grazie al genio di questo grande uomo.

Certo, Darwin ebbe anche la fortuna, se così si può chiamare, di vivere nell’epoca “giusta”. Proprio in quegli anni infatti i naturalisti si interrogavano sul significato dei fossili, e la parola “adattamento” cominciava a comparire sempre più spesso nei loro scritti. Il giovane Charles, in quanto studente di teologia a Cambridge, si era formato sulla Teologia Naturale di William Paley, il quale vedeva nell’adattamente la volontà di Dio e un segno miracoloso del suo intervento sul mondo. Appare evidente come questa spiegazione non sia stata trovata soddisfacente dal nostro eroe.

Un altro motivo per il quale il diciannovesimo secolo era un buon momento per essere un naturalista sta nel fatto che bastava uscire dall’Europa e avere un buono spirito d’osservazione per scopire un numero imprecisato di specie animali e vegetali ancora ignote alla scienza.

Viaggio dell'HMS Beagle. Wikimedia Commons CC-By-SA 3.0 Unported

Viaggio dell’HMS Beagle. Wikimedia Commons CC-By-SA 3.0 Unported

Fu così che nel 1831 Darwin, per una serie di fortunate coincidenze (riguardo alle quali consiglio la lettura del saggio Il gluteo sinistro di Gorge Canning e l’origine delle specie di Stephen Jay Gould, disponibile in italiano nella raccolta Bravo Brontosauro) fu invitato come “gentiluomo” a bordo dell’His Majesty’s Ship Beagle del capitano Robert FitzRoy. Il viaggio fu un successo, sia dal punto di vista esplorativo (per esempio furono i primi europei a vedere il Cerro Chalten, ribattezzato per l’occasione Mount FitzRoy, nome che porta tuttora) sia da quello naturalistico: al ritorno in patria Darwin pubblicò  Zoology of the Voyage of H.M.S. Beagle in cui, aiutato da altri autori, descriveva e classificava i numerosi campioni e fossili che aveva raccolto.

Tuttavia Darwin non era ancora soddisfatto. Quello che aveva osservato, le specie che aveva descritto, gli avevano mostrato che qualcosa non andava nel modo dei suoi contemporanei di concepire la natura. Ebbe un idea e decise di sperimentarla. Avviò così qualcosa di molto simile ad un moderno studio sperimentale, usando come modello i colombi viaggiatori, all’epoca disponibili in gran numero.

In quegli anni pubblicò diverse opere, sia descrittive che teoriche, ma gli ci vollero quindici anni prima di poter presentare alla Linnean Society la sua più grande realizzazione. Ispirandosi infatti ai Principi di Geologia di Charles Lyell e al Saggio sui principi della popolazione di Thomas Malthus presentò nel 1858 L’Origine della Specie, il libro destinato a creare il più grande cambiamento di paradigma che la storia della scienza ricordi dopo il sistema eliocentrico.

Charles Darwin in un ritratto di George Richmond

Charles Darwin in un ritratto di George Richmond

Il resto lo sappiamo tutti, come sappiamo che c’è ancora chi ritiene, per motivi ideologici, religiosi o per semplice ignoranza, che la teoria dell’evoluzione sia inaccettabile. Queste persone nella loro ignoranza o, peggio, nella loro malafede dichiarano che l’evoluzione sarebbe un argomento “controverso” e che esisterebbero “numerosi scienziati” che la negano, ma che vengono messi a tacere dalla “casta” scientifica dominante.

Ovviamente sono boiate, ma oggi non vogliamo pensare a loro, non vogliamo perdere tempo a discutere o a confutare le loro ridicole obiezioni una per una. Oggi vogliamo celebrare un grande scienziato e un grande uomo, oggi abbiamo una sola cosa da dire.

Buon compleanno Charles!

Infinite forme bellissime e meravigliose

Charles DarwinÈ interessante contemplare una plaga lussureggiante, rivestita da molte piante di vari tipi, con uccelli che cantano nei cespugli, con vari insetti che ronzano intorno, e con vermi che strisciano nel terreno umido, e pensare che tutte queste forme così elaboratamente costruite, così differenti l’una dall’altra, e dipendenti l’una dall’altra in maniera così complessa, sono state prodotte da leggi che agiscono intorno a noi. […] Così, dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte, direttamente deriva il più alto risultato che si possa concepire, cioè la produzione degli animali superiori. Vi è qualcosa di grandioso in questa concezione di vita, con le sue diverse forze, originariamente impresse dal Creatore in poche forme, o in una forma sola; e nel fatto che, mentre il nostro pianeta ha continuato a ruotare secondo l’immutabile legge della gravità, da un così semplice inizio infinite forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi.

da Charles Darwin, L’origine della specie, explicit