Esistono “metodi alternativi”?

Scrivendo quest’articolo sto violando una delle mie regole, che poi è anche una delle regole della buona divulgazione scientifica: «se il tuo articolo può essere riassunto in “No”, non lo scrivere». Violo questa regola perché evidentemente la risposta non sembra così ovvia. La domanda è «esistono metodi alternativi?» E alternativi si intende alla ricerca con gli animali.

© SMBC Comix (click for details)

Premetto che io nel mio lavoro in laboratorio non ho mai avuto a che fare con animali vivi. Qualcosa ho fatto anni addietro all’università: ho maneggiato un po’ di drosofile al corso di genetica (perché nessuno protesta mai per le drosofile?), ho eseguito delle dissezioini di animali morti (per cause naturali) al corso di anatomia comparata e ho osservato (senza eseguire alcuna procedura) parecchi animali vivi al corso di biodiversità animale.

Ciò nonostante non posso fare a meno di riconoscere che le ricerche eseguite dai miei colleghi su modelli animali sono fondamentali. Quello che faccio io non sarebbe possibile se non ci fosse stata la sperimentazione animale in passato, e sarebbe quasi privo di valore se non ci fosse la sperimentazione animale in futuro. Eppure fra amici e conoscenti non biologi c’è una frase che mi sento ripetere come un mantra: «Esistono metodi alternativi». Si intende che gli stessi risultati che si ottengono coi modelli animali possono essere ottenuti anche senza. A questa affermazione segue sempre una domanda da parte mia: quali? La risposta è invariabilmente una variazione sul tema di “colture in vitro” o “cellule staminali”. In genere a questo punto tronco la discussione, apparirei solo antipatico e pedante se mi mettessi a sottolineare come queste “parole magiche” non siano affatto metodi, apparirei arrogante se puntualizzassi che di colture in vitro ne ho fatta qualcuna, dato che sono il principale strumento (oserei dire l’unico) per mantenere in vita le cellule utilizzate in laboratorio, apparirei saccente se facessi notare che tra una coltura cellulare e un organismo vivente passa qualche differenza.

Ma perché una cellula (o un gruppo di cellule) non mima efficacemente un organismo? La risposta ci arriva dalla teoria dei sistemi e si chiama comportamento emergente. Una proprietà di un sistema si dice emergente quando non è posseduta dalle singole componenti del sistema. Ci abbiamo a che fare tutto il giorno: un pistone non ha le stesse proprietà di un motore a scoppio, un pilastro non ha le stesse proprietà di una casa ecc. È una caratteristica dei sistemi viventi quella di essere sempre diversi dalla somma dei propri componenti.

A livello molecolare questo si spiega fondamentalmente con tre fenomeni: sinergismo, permissività e antagonismo. Si ha sinergismo quando due molecole hanno lo stesso effetto, ma la loro presenza contemporanea dà effetti più che additivi, si ha permissività quando una molecola non ha effetto (o ha un effetto molto ridotto) in assenza dell’altra e si ha antagonismo quando una molecola blocca l’effetto dell’altra (inibizione) o quando due molecole hanno effetto opposto (antagonismo funzionale). La cosa affascinante tuttavia è che queste molecole non hanno necessariamente bisogno di “incontrarsi” per esercitare questi effetti. Il che è anche problematico, perché a livello sperimentale ci rende difficilissimo riprodurre il fenomeno.

Livelli di glucosio in relazione all’insulina. Wikimedia Commons CC-BY-SA 3.0 Unported

Mi spiego meglio con un esempio. Poniamo che io voglia studiare la variazione della glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue). Proprio in questo periodo si stanno sperimentando nuove cure per il diabete di tipo 1, quello genetico che viene ai bambini, quello per cui modificare il proprio stile di vita è inutile e se ci si scorda di prendere l’insulina si muore. Quindi possiamo immaginare che io voglia studiare quali sono gli stimoli e le condizioni che fanno salire o scendere la glicemia, e che da questi studi magari potrebbero nascere future applicazioni mediche. Bene, potrei pensare di studiare la glicemia mettendo un po’ di sangue, con tutte le sue cellule, in una provetta.
Tralasciando tutti i problemi tecnici questa “coltura cellulare” mi sarebbe del tutto inutile, perché non contiene nessuna delle molecole che influenzano la glicemia. Potrei allora progettare un sistema che comprendesse anche le cellule β del pancreas, quelle che producono l’insulina. Avrei fatto un passo avanti, ma la cosa sarebbe ancora molto lontana dalla realtà. Sì, è vero, avrei delle cellule che secernono insulina in seguito all’aumento della glicemia, ma questo non è che un pallido abbozzo dell’intero sistema. L’adrenalina per esempio è un antagonista funzionale dell’insulina, però è secreta dalla midollare del surrene, e non in risposta ad un aumento della glicemia, ma in seguito all’attivazione del sistema nervoso ortosimpatico. Inoltre nessuna di queste due molecole agisce nel sangue, ma hanno una vasta gamma di tessuti bersaglio, tra cui il fegato, i muscoli e il tessuto adiposo sui quali agiscono per aumentare o diminuire l’assorbimento di glucosio e per incentivare o inibire una serie reazioni biochimiche, come la glicogenolisi e la gluconeogenesi. I  fattori di crescita insulino-simili invece sono in grado di rendere i tessuti “insulinoresistenti” e sono secreti dal fegato in risposta alla somatotropina, che è rilasciata a sua volta dall’ipofisi anteriore stimolata dal GHRH secreto dall’ipotalamo. E ancora non ci abbiamo messo il glucagone o i glucocorticoidi, né abbiamo discusso degli stimoli che provocano l’attivazione dell’ipotalamo o del sistema nervoso simpatico.

Sembra complicato? Già, perché lo è. E questo è solo un assaggio. Senza considerare che esistono anche un sacco di meccanismi che non conosciamo e su cui non abbiamo alcun controllo.  Qualcuno ha qualche idea su come rendere un simile sistema senza usare un organismo vivente completo? Qualche idea che non si limiti a liquidare la questione con le solite “parole magiche” ripetute a pappagallo? Se ne avete fatevi avanti, vi assicuro che i ricercatori non vedono l’ora.

Annunci

53 thoughts on “Esistono “metodi alternativi”?

    • I modelli computerizzati sono sicuramente uno strumento potentissimo, tuttavia ancora piuttosto limitato. Per ora la cosa più utile che possiamo fare è creare modelli digitali tridimensionali di molecole e farle interagire tra loro, magari provando a cambiare qualche gruppo funzionale per vedere che succede. Questo tipo di modelli sono molto utili in chimica farmaceutica, anche se poi ci vuole comunque un chimico che trovi il modo di sintetizzare la molecola. In ogni caso come puoi immaginare a livello fisiologico non sostituiscono né la fase in vitro né quella in vivo. Il problema è in parte la potenza di calcolo e in parte la nostra “scarsa” conoscenza degli esseri viventi.
      Comunque, nonostante non sostituiscano gli animali, i modelli computerizzati ci permettono di escludere a priori un sacco di linee di ricerca, e in questo modo indirettamente diminuiscono il numero di animali utilizzati.

      • Inoltre, almeno nella ricerca di nuovi farmaci, il computer si usa quasi sempre a monte dei test in vitro, a cui seguiranno i test in vivo.
        E non dimentichiamoci che il computer elabora dati che dobbiamo prima fornirgli noi. Dati (su farmacocinetica, interazioni tra molecole eccetera) che conosciamo grazie ai test in vivo.

  1. mi è piaciuto molto il tuo articolo, finalmente una risposta chiara e dettagliata sulla inefficienza dei metodi alternativi… io mi trovo spesso a parlare con accaniti sostenitori della non sperimentazione e quando mi dicono “esistono le cellule staminali” generalmente rispondo “prova a mettere un pace-maker ad una cellula staminale” la risposta è banale ma spesso chi hai di fronte non ti sta neanche a sentire… perchè vuole solo convincerti che sei tu nel torto e lui nella ragione… ancora complimenti

    • Il bello è che non si chiedono neanche da dove si prendono queste fantomatiche cellule staminali e non si chiedono come se ne verifichi l’effettiva staminalità… Ok, ci sono le iPS, quelle di Yamanaka, però pure quelle hanno i loro difetti ed in ogni caso prima da qualche parte devi controllare che siano ben sdifferenziate e ben differenziate prima di impiantarle, altrimenti sarebbe un disastro…

  2. Ottimo articolo, anche se mi permetto di criticarne l’essenza. Nella mia umile opinione, la domanda è completamente fuorviante, al di fuori del refuso nel titolo. I metodi alternativi esistono eccome, altrimenti come farebbero nel settore cosmetico ad ottemperare ai bandi perentori che in molti paesi (da ora anche in EU) vietano queste pratiche? Certo in tossicologia e in farmacologia il cammino è ancora arduo, ma ci sono speranze, nonostante gli ostracismi di convenienza…
    Non solo staminali: sebbene lo stato dell’arte della microfluidica, e dei laboratori su chip (che attualmente mirano a simulare interi apparati fisiologici) siano ancora poco note e non del tutto validate, anche le tecniche in silico hanno dimostrato promettenti correlazioni, tuttavia la vera domanda da porsi è: “quanta approssimazione siamo disposti ad accettare?” Se nel modello animale che abbiamo più o meno virtuosamente adottato fino ad oggi, risulta una percentuale di selezione dell’8% (tanti sono i farmaci che superano la fase sperimentale), siamo sicuri che con le alternative ed una buona dose di investimenti in ricerca, non si riesca a fare di meglio? Io penso di si.

    • Grazie del commento, quel che scrivi è molto interessante, ma contiene alcuni errori di fondo:
      1- quelli che tu chiami “metodi alternativi” sono in realtà metodi complementari. Io non mi sono riferito al settore cosmetico, in primis perché non lo conosco a sufficienza, e in secondo luogo perché pone problemi del tutto diversi e più semplici di quello biomedico. In ogni caso in ambito cosmetico risolvono molti problemi sperimentando direttamente sull’uomo, cosa che per i cosmetici si può fare senza gravi conseguenze. Non è così in ambito biomedico.
      2- confondi sperimentazione animale con animal testing. Testare nuovi farmaci è una parte minoritaria della ricerca che fa uso degli animali. La maggior parte è ricerca biomedica di base, molto più importante e molto più complessa. Comunque anche nei test farmacologici i dati più importanti che ci vengono dagli animali non sono quelli di tossicologia (la tossicologia è una scienza ancora ampiamente inesatta, indipendentemente dal modello usato) ma quelli di farmacocinetica e farmacodinamica.
      3- parli di “modello animale” come se ne esistesse uno solo. È come se io scrivessi “la tecnica in vitro”. Di modelli animali ne esistono migliaia, tutti con diversi utilizzi e diversi gradi di predittività
      4- In ambito di test preclinici l’obiettivo in un certo senso non è aumentare il numero di farmaci che superano la fase sperimentale ma diminuirlo. Il continuo miglioramento delle tecniche in vitro (cui mi fregio di aver contribuito) non ci fornisce dei modelli alternativi, ma ci consente di “scartare” l’inutile prima che si arrivi all’animale, riducendo significativamente il numero di animali utilizzati (per questo parliamo di “complementari” e non di “alternativi”). Allo stesso modo il continuo miglioramento delle tecniche di sperimentazione animale consente di mandare meno molecole che poi saranno scartate alla sperimentazione umana, e il miglioramento delle sperimentazioni cliniche consente di mettere in commercio meno molecole che poi dovranno essere ritirate in fase di farmacovigilanza. Questo come già scritto riguarda la sperimentazione di nuovi farmaci, per la ricerca di base la cosa è diversa e più complessa.
      5- il “grado di approssimazione” di un modello non si stabilisce in base a quante molecole superano la fase sperimentale.
      6- I modelli in silico li conosco bene e li ho anche utilizzati. Al momento per quanto riguarda la riproduzione di interi sistemi biologici sono poco più che giocattoli. Il motivo è semplice: per consentire al computer di creare un modello di organismo vivente devo innanzitutto essere in grado di descriverglielo. Oggi non siamo in grado, non ci siamo neanche vicini. Quando saremo in grado di ricreare un modello perfetto (o quasi perfetto) di organismo vivente vorrà dire che abbiamo tante e tali conoscenze da non aver più bisogno di alcun modello.
      7- non ci sono “ostracismi di convenienza” perché non c’è convenienza. Usare gli animali è la cosa meno conveniente che esista, sia per il ricercatore che per chi ci mette i soldi. Infatti si fa solo quando non ci sono alternative (e qui torniamo al titolo dell’articolo)
      8- non si riesce a fare di meglio? Veramente ci facciamo il culo per fare di meglio ogni giorno, e qualche volta ci riusciamo.
      Grazie di aver segnalato il refuso, l’ho corretto.

  3. Complimenti, ottimo articolo.
    Purtroppo la totale ignoranza scietifica che consuma il nostro Paese diffonde idiozie come se fossero verità accertate.

  4. Complimenti per l’articolo.

    Vorrei spendere due parole per quel che riguarda i limiti delle simulazioni al computer:

    1) non si può riprodurre fedelmente qualcosa che non si conosce.
    2) ci sono limiti evidenti connessi alla potenza di calcolo. Non si tratta semplicemente di velocità dei computer (alla quale si può immaginare di porre rimedio in futuro), quanto alla natura dei problemi. Senza dilungarmi in una definizione matematica, esistono classi di problemi intrinsecamente complessi, per i quali non esiste soluzione di tipo binomiale.

    Per fare un esempio pratico e banale, il calcolo dei percorsi migliori in una rete stradale è uno di questi problemi. All’aumentare del numero di percorsi possibili, il tempo di calcolo del percorso migliore tende ad aumentare esponenzialmente.
    Esistono svariate tecniche per “tamponare” questo effetto (la strategia abituale è quella di rinunciare a calcolare il percorso ottimo ma accontentarsi di uno “buono”), ma non esiste modo noto per risolvere questo tipo di problema.
    Ora, se le mie informazioni sono aggiornate, per simulare il comportamento di una singola proteina è necessario il lavoro di un mese di una trentina di computer di ultima generazione.

    L’idea di simulare un intero organo in maniera completa è qualcosa di molto lontano.

  5. Parlate di proprietà emergenti, quindi di sistemi complessi, ed avete perfettamente ragione, peccato che i sistemi complessi topo e uomo siano 2 sistemi diversi, peccato che proprio tali proprietà emergenti possano variare da specie a specie e spesso siano proprio i dettagli a fare la differenza. Mentre una batteria di 10-20 sofisticati sistemi in vitro/silico basati su derivati umani potrà dare ben più che una rudimentale indicazione, quella rudimentale indicazione che loro vantano ricavare da modelli animali. E comunque se non si prova non si sa, i pregiudizi chi li abbatte? I progetti ora in fase di studio al Wyss institute non sono fantascienza: il problema della complessità è ben noto e si sta facendo di tutto per avvicinarsi a tale complessità, ma alla complessità umana, non quella murina, o del cane. Le informazioni che ci forniscono gli animali sono attualmente rudimentali indicazioni (a volte anche fuorvianti, cmq scarsamente predittive) che una batteria di metodi in vitro/silico adeguati (per es. basati su colture 3D multitessuto collegate in microfluidica) ed un approccio integrato potrebbero ben che sostituire. Poi è ovvio che dipende tantissimo dalla coscienza che abbiamo dei limiti dei modelli che stiamo utilizzando e dalla volontà di operare una svolta.

    • Vedi Anna, il punto è che le differenze interspecifiche nella maggior parte dei casi non sono un problema, sia le similitudini che le differenze ci forniscono informazioni utili. Nell’usare, per esempio, un topo noi non intendiamo fingere che sia un uomo di 20 grammi, intendiamo, basandoci sulla sua biologia che conosciamo discretamente bene, ottenere informazioni utili che eventualmente potranno essere applicate all’uomo.

      Questa fantomatica “batteria di 10-20 sofisticati sistemi in vitro/silico basati su derivati” non esiste, o meglio, esiste ma non fa quello che credi tu. E ti sbagli quando dici che i modelli animali sono scarsamente predittivi, al contrario sono altamente predittivi nella maggior parte dei casi, e sono sempre i più predittivi a disposizione. Se sei a conoscenza di metodi che io ignoro sei pregata di comunicarli al mondo e non tenerteli per te.

      Per quanto riguarda invece le “colture 3D multitessuto collegate in microfluidica” vale quello che ho scritto nell’articolo. Anche qui, se sai come usarle per riprodurre la complessità di un organismo vivente faccelo sapere, ché noi non ci riusciamo, e sono anni che ci lavoriamo su.

      Ripeto l’invito fatto nell’articolo a non aggrapparsi alle “parole magiche”, ma ragionare seriamente e realisticamente su cosa abbiamo e come potremmo svilupparlo.

  6. Bellissimo articolo!
    Purtroppo alcune persone ripetono a pappagallo quello che leggono su internet senza porsi domande, altre pensano di aver trovato la soluzione ma non si capisce perchè non vadano in un laboratorio a dimostrare le loro teorie invece di perdere tempo blaterando su internet!
    A proposito di cellule staminali e il fatto che non rappresentino un’alternativa all’animale si può leggere qualcosa di interessante qui https://www.facebook.com/notes/pro-test-italia/come-funzionano-le-cellule-staminali-possono-essere-unalternativa-alla-speriment/246151122179041 🙂

  7. Pingback: Scienza, ora che succede? | Infinite forme bellissime e meravigliose

  8. You wrote:”Sembra complicato? Già, perché lo è. E questo è solo un assaggio.”
    RE: É assolutamente corretto affermare che quel che hai scritto è solo un timidissimo “assaggio”.
    Il livello di complessità è mostruosamente elevato! Paragonare un pallottoliere a un super computer non rende ancora l’idea dei livelli di complessità dei sistemi biologici.
    Solo gli alfieri dell’analfabetismo scientifico non riescono (o non vogliono) capire queste cose.

  9. A PROPOSITO DI REGOLE VIOLATE…AMMESSO CHE NEL TUO CODICE CI SIA UN CORRETTO CONTRADDITTORIO PER DARE INFORMAZIONI PLURALISTICHE X LASCIARE AL LETTORE LA POSSIBILITà DI TRARRE LE PROPRIE CONCLUSIONI..COME MAI QUI NON VI è TRACCIA DI QUESTO FAMOSO RECENTE ARTICOLO?????
    Ne riporto per brevità alcuni passaggi,con l’invito a leggerlo tutto..

    Crolla il valore scientifico del topo come modello delle malattie letali nell’uomo
    (Mice Fall Short as Test Subjects for Human’Deadly Ills)
    Per decenni, i topi sono stati la specie più utilizzata nello studio delle malattie umane. Ma adesso i ricercatori hanno ottenuto la prova che il modello murino sia stato totalmente fuorviante per almeno 3 diversi tipi di patologie mortali (sepsi, traumi e ustioni). Di conseguenza, essi affermano, che anni di lavoro e miliardi di dollari sono stati sprecati seguendo false piste.
    ……………………..
    L’articolo, pubblicato lunedì in “Proceedings of the National Academy of Sciences”, aiuta a spiegare perché sono falliti tutti i circa 150 farmaci, testati con enorme dispendio su pazienti affetti da sepsi. Tutti i test farmacologici si basavano sullo studio dei topi. E adesso viene dimostrato che i topi possono avere qualcosa che assomiglia alla sepsi negli uomini, ma in realtà è una condizione molto diversa da quella umana.
    ……………………..
    Il nuovo studio, che è durato 10 anni e ha coinvolto 39 ricercatori in tutto il Paese, è iniziato studiando i globuli bianchi di centinaia di pazienti con gravi ustioni, traumi o sepsi, per vedere quali geni venivano usati dai globuli bianchi nel rispondere a questi segnali di pericolo.
    I ricercatori hanno trovato alcune informazioni interessanti e accumulato un grande numero di dati, rigorosamente raccolti, che dovrebbero contribuire a far progredire il settore, ha detto Ronald W. Davis, esperto di genomica presso la Stanford University e autore principale del nuovo studio. Alcuni dati sembravano consentire la previsione di chi sarebbe sopravvissuto e chi sarebbe finito in terapia intensiva, aggrappandosi alla vita e, spesso, morendo.
    Il gruppo aveva cercato di pubblicare le sue scoperte in diversi giornali. Un’obiezione, afferma il dottor Davis, era stata che i ricercatori non avevano dimostrato come i topi fornissero la stessa risposta genica.
    “Erano così abituati a fare studi sui topi che per loro era quello il solo modo di convalidare le cose”, ha detto. “Hanno la cura dei topi talmente radicata che dimenticano che noi stiamo, invece, cercando di curare gli esseri umani.”
    “Questo ci ha fatto pensare”, ha continuato. «Lo stesso avviene nei topi, oppure no?”
    Il gruppo decise di indagare, aspettandosi di trovare alcune somiglianze. Ma quando i dati furono analizzati, non ve ne era alcuna.
    “Eravamo proprio spiazzati” ha detto il dr.Davis.
    I fallimenti dei farmaci divennero chiari. Ad esempio, un gene poteva essere attivato spesso nei topi, mentre il gene equivalente veniva soppresso negli esseri umani. Una sostanza che agiva nei topi disattivando un gene poteva avere una risposta letale nell’uomo.
    ……………………
    “Quando ho letto lo studio, sono rimasto sbalordito da quanto i dati provenienti dai topi siano sbagliati,” ha detto il dott. Fink. “E ‘davvero incredibile – non vi è alcuna correlazione. Questi dati sono così convincenti e così consistenti che penso che gli enti di finanziamento ne stiano prendendo nota. “Fino ad ora, ha detto,” per ottenere i finanziamenti, si doveva proporre esperimenti che utilizzavano il modello animale.”
    Eppure c’era sempre stato un indizio importante che i topi non potevano davvero imitare gli esseri umani in questo ambito: è molto difficile uccidere un topo con una infezione batterica. I topi hanno bisogno di un milione di volte più batteri nel sangue rispetto a quelli che uccidono una persona.
    “I topi possono mangiare spazzatura e cibo che è in giro ed è marcio,” ha detto il Dr. Davis. “Gli esseri umani non possono farlo. Siamo troppo sensibili “.
    ……………………..
    “Questo è un documento molto importante”, ha dichiarato il Dr. Richard Hotchkiss, un studioso di sepsi alla Washington University che non ha partecipato allo studio. “Esso dice con forza – di andare dai pazienti e prendere le loro cellule. Prendere i loro tessuti ogni volta che si può. Prendere le cellule dalle vie respiratorie. ”
    “Per capire la sepsi, si devono studiare i pazienti”, ha detto.
    Questo studio è stato revisionato Correzione: 11 febbraio 2013
    Una precedente versione di questo articolo ha errato nell’indicare la posizione del Dr Wenzel. Egli è stato presidente del Dipartimento di Medicina Interna della Virginia Commonwealth University. Attualmente non ne è il presidente.

    • io credo che quando viene immesso un nuovo farmaco nella fase sperimentale questo non venga sperimentato solo sul topo (perchè come hai detto tu alcune differenze sistemiche possono dare risultati diversi rispetto l’uomo) ma venga sperimentato su animali sistemicamente più semplici come il moscerino della frutta e via via su specie più complesse.
      il topo è un’ottima “cavia” perchè riproducendosi molto velocemente ti da la possibilità di notare subito eventuali effetti teratogeni di un farmaco, processo che sarebbe molto più lento nell’uomo o nel cane o nel maiale; ciò non toglie comunque che la ricerca venga effettuata anche nelle specie sopracitate.
      Perdonatemi se ho detto qualche fesseria sono ancora uno studente in tossicologia

      • @9desaparecido1, nei test farmacologici (che, voglio ribadirlo ancora una volta, sono una minoranza della sperimentazione animale) il farmaco deve essere testato sempre su due specie, una delle quali non è un roditore.

      • 9 ,mi rivolgo ate conla speranza che tu,da studente,abbia ancora la mente aperta e curiosa…
        Hai ragione..vengono usate più specie animali ma questo non fa che aumentare la confusione dei risultati..si finisce con l’avere tanti dati a se stanti tali da non attutire minimamente il pericoloso salto nel buio che dovranno fare i primi pazienti nella IB 1.
        Es:La ciclosporina e’ uno dei uno dei principali agenti terapeutici impiegati per bloccare il rigetto di trapianto allogenico. Il suo utilizzo pero’ e’ stato di molto ritardato. Perche’?? Guardiamolo insieme:
        Prendiamo un bel farmaco in commercio il SANDIMMUN NEORAL il quale contiene principio attivo Ciclosporina 10 MG e ci andiamo a leggere il bugiardino con attenzione, cosa che purtroppo molti non fanno.
        http://www.torrinomedica.it/fa…..NEORAL.asp
        05.3 Dati preclinici di sicurezza – Inizio Pagina
        La DL50 (os) della ciclosporina è 2.329 mg/kg nel topo, 1.480 mg/kg nel ratto (notare l’abissale differenza in queste due specie vicine) e > 1.000 mg/kg nel coniglio.
        La DL50 (e.v.) della ciclosporina è 148 mg/kg nel topo, 104 mg/kg nel ratto e 46 mg/kg nel coniglio.
        La ciclosporina non ha dato alcuna evidenza di effetti mutageni o teratogeni nei test standard effettuati con somministrazioni orali (fino a 17 mg/kg/die nel ratto e fino a 30 mg/kg/die nel coniglio per via os).
        Alle dosi tossiche (30 mg/kg/die nel ratto e 100 mg/kg/die nel coniglio per os), la ciclosporina è risultata embrio- e fetotossica, come si evidenzia dall’aumento della mortalità pre- e post-natale e dalla riduzione del peso fetale associati a ritardi nello sviluppo dell’apparato scheletrico.
        In due studi pubblicati, i conigli esposti a ciclosporina (10 mg/kg/die sottocute) nella fase di vita uterina hanno mostrato fino all’età di 35 settimane un numero ridotto di nefroni, ipertrofia renale, ipertensione sistemica e insufficienza renale progressiva.
        Le ratte gravide che hanno ricevuto ciclosporina 12 mg/kg/die in vena (il doppio della dose consigliata per via endovenosa nell’uomo) hanno generato feti con una aumentata incidenza di difetto del setto ventricolare.
        Questi risultati non si sono confermati in altre specie e la loro rilevanza nell’uomo non è nota.
        Quindi?tempo e soldi persi sugli animali per dire cosa?

      • Scusi gentile sign Gentile,mi spiegherebbe dove avrei scritto bufale e perchè lei le ritiene tali?
        Liquidare in maniera cosi telegrafica,soggettiva ,perentoria..e anche poco gentile è quantomeno un pò sospetto…

      • @cassandra Sospetto? LOL ma cos’è un interrogatorio? Piuttosto noto che in nessuno dei tuoi commenti hai risposto alle questioni che, senza alcun intento retorico, ho posto nell’articolo. Lo chiedo di nuovo, hai qualche contributo utile? Non sono qui per sbugiardare per l’ennesima volta i soliti luoghi comuni ripetuti infinite volte, soprattutto se sono già stati ampiamente sbugiardati. Se pensassi che c’è veramente interesse a conoscere come stanno realmente le cose ti consiglierei questo sito, che contiene tutte le risposte ai dubbi che poni, ma siccome sono sicuro che quel sito lo conosci già, e che quindi hai già ricevuto tutte le risposte di cui hai bisogno non ritengo utile perdere tempo prezioso per fornire spiegazioni a chi in realtà non le vuole sentire.

      • credo che ci sia un potente virus che rende tutti gli integralisti PRO-SA allergici alle domande…. 😉
        Non era un interrogatorio anche se forse ce l’ho un pò come..deformazione professionale…..dato che ho citato notizie,fonti e dati che tu hai perentoriamente e telegraficamente timbrato come bufale ti ho chiesto in base a cosa dici che sono bufale…logicissimo ragionamento tranne che per gli integralisti PRO-SA..
        ;-P

      • Io non sono affatto PRO-SA, dato che lavoro esattamente nella direzione opposta. Sono un uomo di scienza e quindi sono abituato a ragionare solo sui fatti. Ti ho dato un link dove ci sono già le risposte a tutto ciò che dici, se ancora continui ad ignorarle è solo colpa tua. Piuttosto, rimaniamo sul tema dell’articolo: sai suggerirmi un buon metodo per studiare un sistema come quello descritto nell’articolo senza l’uso di animali?

      • Dato che ,come ti accennavo,la mia professione riguarda la Legge, (queste tematiche mi interessano a titolo personale per via di una anamnesi familiare preoccupante includente diverse patologie gravi nella mia famiglia)sono sicura che tu,da uomo di scienza,se veramente sei sopra le parti, preferirai approfondire ed interagire con altre professionalità come la tua,che scrivono su: http://sperimentazioneanimale.wordpress.com toccando anche egregiamente l’argomento che mi hai appena chiesto.

      • mmhhh..scusami anticipatamente ma sonno costretta a farti un altra domanda:mi linki dove scriverebbero i tuoi concetti?

      • Di metodi alternativi parlano diffusamente qui e qui, e in qualche altro articolo che ti lascio trovare da sola a partire da qui o da qui. Inoltre già che ci sono ti invito a farti un giro sul sito dell’ECVAM e del CAAT, due dei più importanti centri di ricerca per le tecniche alternative, dove ti potrai rendere conto di qual è lo “stato dell’arte” per quanto riguarda questo campo di ricerca.

      • @cassandra io anche con una mente aperta mi rendo conto che non hai detto nulla di nuovo e nulla di utile…
        la gallina muore per avvelenamento da tetradotossina, l’oca no.
        specie vicine ma effetti totalmente diversi.
        (sarcastico) forse è ora di finirlla di sperimentare… cavolo l’oca non muore…(fine)
        gli effetti talvolta cambiano da specie a specie così come le dosi.
        è utile capire il perchè quella specie sia immune o perchè sia predisposta ad ammalarsi.
        non è sadismo è ricerca.
        per il resto lascio rispondere a chi è più preparato di me in questo campo

    • Innanzitutto una nuova regola: tutti i commenti scritti con in caps lock (IN QUESTO MODO) d’ora in poi saranno cancellati senza essere letti. Accetto volentieri il dibattito e auspico di leggere opinioni diverse dalle mie, ma la maleducazione non è ammessa.

      Quanto all’articolo che citi (a proposito, ma citare la fonte originale mai, eh?) si tratta di una nota bufala. Non ho voglia di perdere tempo a smontartela, anche perché ci ha già pensato qualcun altro, trovi tutto a questo link.

      Se poi oltre che ripetere a pappagallo tutto quello che trovi sui siti animalisti avessi voglia anche di documentarti seriamente, eccoti lo studio originale.

      • Che ne pensate di questa frase?
        “Mice aren’t really models — they’re assays for very specific mechanistic questions. They really represent the mammalian response, but not a human disease”.
        Ho sempre pensato ai topi come modello. È invece……?!?
        Un cordiale saluto e un anticipato ringraziamento a chi mi vorrà rispondere.
        Aristarco

      • Guarda, non volevo entrare nel dettaglio per non andare troppo OT, ma visto che l’articolo sta girando parecchio ci spenderò due parole. In sostanza dal punto di vista della frase che citi il paper non ci dice nulla che già non sapessimo, e cioè che esistono delle specifiche differenze tra umani e topi. La stessa persona che ha pronuncia quella frase poco prima scrive che questo non invalida affatto i modelli in questione. Il punto è che, questo non si finirà mai di ripeterlo temo, nel passaggio da una specie all’altra il ricercatore non finge che le differenze non esistano, al contrario ne tiene conto per produrre i dati il più utili possibile. Inoltre, lo voglio ricordare ancora una volta, le differenze tra le specie ci sono utili quasi quanto le similitudini. Sapere che i topi mediano l’infiammazione attraverso geni diversi rispetto agli umani è tutt’altro che inutile, ed è il dato principale che l’articolo (che di fatto una sperimentazione sui topi) ci fornisce. Da questo punto di vista possiamo considerare i topi dei “reattori” più che dei veri modelli, ma è soltanto una questione di termini, la sostanza non cambia.

        Inoltre dal punto di vista metodologico quello studio sarà probabilmente utile per migliorare le tecniche e i protocolli di sperimentazione animale, e magari i risultati potrebbero essere applicati anche al di fuori del caso specifico, risultando in modelli murini migliori di quelli che abbiamo adesso

  10. La faccenda – a mio opinabile parere – è forse esprimibile nella seguente maniera. Si prenda in considerazione quattro recipienti e tutte le sostanze naturali e artificiali che possono entrare in contatto con l’uomo.
    Dei quattro recipienti, il primo – alfa – contiene tutte le sostanze (o, se vogliamo fare i sapientini, xenobiotici) che sono tossiche per l’uomo e per il topo.
    Nel secondo recipiente – beta – vi sono tutte le sostanze che sono tossiche per l’uomo e non sono però tossiche per il topo.
    Nel terzo recipiente – gamma – vi sono tutte le sostanze che sono tossiche per il topo e non sono però tossiche per l’essere umano.
    Nel quarto recipiente – delta – vi sono le sostanze che non sono tossiche nè per il topo nè per l’essere umano.

    Se il numero di sostanze che si rinvengono nei recipienti alfa e delta è più alto del numero di sostanze che si rinvengono nei recipienti beta e delta, allora la sperimentazione animale ha un suo senso di esistere. Viceversa, Se il numero di sostanze che si rinvengono nei recipienti alfa e delta è più basso del numero di sostanze che si rinvengono nei recipienti beta e delta, allora la sperimentazione animale NON ha un suo senso di esistere.

    Sembra un ragionamento elegante, ma in realtà non si regge in piedi.
    Tale ragionamento non si regge in piedi a causa del principio di Paracelso.
    Paracelso – peraltro grandissimo cialtrone – ha lasciato ai posteri un principio che è di straordinaria importanza:”È la dose che fa il veleno!”
    In altre parole, il cianuro non è un veleno se somministrato in nanogrammi e l’acqua è un veleno se somministrata in decalitri.
    La questione della dose è di fondamentale importanza.
    Il problema è che – per molti farmaci – anche prendendo in considerazione solo ed esclusivamente l’essere umano si ci rende conto che non vi è una dose standard.
    Nella maggior parte dei casi, non esiste una dose unica, valida per tutti gli esseri umani.
    La dose di un certo farmaco X, per un bambino non è uguale a quella di un giovane adulto e può essere ancora diversa anche per l’anziano.
    Stanno emergendo differenze razziali (andate – ad esempio – a vedere la dose consigliata sul bugiardino di Crestor o Provisacor per gli asiatici e per i non asiatici). Poi c’è la dose nel paziente nefropatico che tende a ridursi con l’aumentare del grado di insufficienza renale. È poi c’è la dose del paziente epatopatico. E poi c’è la dose del farmaco X per il paziente che è già in trattamento con il farmaco Y, che è noto promuovere interferenza farmacologica con il farmaco X. È così via.
    In conclusione rispetto a un certo farmaco X, NON esiste un unico dosaggio per l’essere umano.
    Quando un farmaco X dimostra di possedere in vitro un certo effetto di potenziale interesse terapeutico, sorge il problema di trovare la posologia corretta.
    Per trovare la posologia corretta, un tempo si eseguivano degli studi di dose-finding con pochi pazienti.
    Oggigiorno si eseguono studi di dose-finding giganteschi.
    Però, prima di arruolare svariate centinaia di pazienti per uno studio di dose-finding, bisogna avere almeno una vaga idea dell’ordine di grandezza del rischio.
    Facciamo l’esempio della ciclosporina.
    Come ci racconta cassandra, “La DL50 (os) della ciclosporina è 2.329 mg/kg nel topo, 1.480 mg/kg nel ratto (notare l’abissale differenza in queste due specie vicine) e > 1.000 mg/kg nel coniglio”.
    Da altri dati, i ricercatori che hanno studiato lo sviluppo della ciclosporina hanno ritenuto che il suo effetto farmacoterapeutico potesse esplicarsi intorno a una dose di 6 mg/kg/die per os.
    I ricercatori – esaminando i dati della DL50 che nel topo, nel ratto e nel coniglio risultava essere sempre superiore ai 1000 mg/kg – avranno ritenuto che il rischio di avere dei problemi con la dose di 6 mg/kg/die per os sarebbe stato minimo e quindi hanno coinvolto dei pazienti nelle prime sperimentazioni cliniche.
    “Forse nell’uomo la ciclosporina non funziona” – avranno pensato i ricercatori – “però non dovrebbe almeno ammazzare i pazienti!”.
    Ecco a cosa servono quei dati di sicurezza preclinica della ciclosporina.
    Ciao

    • Grazie del contributo, condivido ogni parola. Fermo restando però che l’equazione Sperimentazione animale=tossocologia è errata. Oltre alla tossicologia, che tu descrivi, ci sono, per limitarsi alla sola ricerca farmacologica, anche la farmacocinetica e la farmacodinamica. Vi è poi la ricerca di base, che costituisce la maggioranza degli studi. In europa gli studi tossicologici costituiscono l’8,7% della sperimentazione animale (fonte: Sesta relazione sulle statistiche riguardanti il numero di animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici negli Stati membri dell’Unione europea, pag. 8). Naturalmente non mi sto rivolgendo ad Aristarco, che sono sicuro che queste cose le sa già, ma a chi commenta identificando l’intera ricerca biomedica con la sola tossicologia.

    • Ti ringrazio x l’ottimo esempio visivo di facile comprensione, che ti “rubo subito”…nel senso che sia nel caso dei “barattoli”,sia nella citazione di Paracelso,sia relativamente alla puntuale precisazione di GGG, l’epilogo sostanziale non cambia: saprò mettere la sostanza giusta nel contenitore giusto quando?Quando avrò risultati umani!..quindi?a che mi serve dopo?I modelli animali dovrebbero essere predittivi..ma predire a posteriori è una contraddizione intrinseca,è un non senso per tutta la ricerca biomedica dove si vuole utilizzare il modello animale per dire o non dire qualcosa sull’uomo.
      Chiaramente ha un suo senso in ambito veterinario,se si parla di patologie proprie della specie “x” e se la specie riguardante lo studio veterinario non è manipolata geneticamente tanto da non essere più un modello per i propri co-specifici..

      • No, il punto non affatto mettere la sostanza giusta nel contenitore giusto. Se la ricerca funzionasse così non riusciremmo a sviluppare terapie neanche per la medesima specie su cui le testiamo. Il punto è acquisire dati e conoscenze sul fenomeno che stiamo studiando e analizzarli allo scopo di capire i meccanismi che vi sono sottesi e quindi valutare eventuali applicazioni. Credo che alla base di tutto vi sia il fraintendimento del termine “predittività”. Per un modello animale essere predittivo non significa dare i medesimi risultati nell’uomo. A dire il vero non significa neanche dare i medesimi risultati nella stessa specie. Se la biologia fosse così semplice come la credete voi oggi non esisterebbe più nessuna malattia.

  11. Errata corrige. Le accoppiate sono – ovviamente – recipienti alfa & delta – da una parte – e – dall’altra parte – recipienti beta & gamma.

  12. p.s. ci tengo a precisare, dato che ho appena finito una cena con amiche veterinarie,
    che il “modus operandi” di prendere come modello un animale per studiare patologie tipiche di un altra specie è proprio solo della SA biomedica in campo umano.Mi spiegavano infatti che solitamente per studiare una malattia tipica dei gatti utilizzano gatti..quindi questa sera mi è venuto un ulteriore,ennesimo , colossale dubbio sulla SA…anzi..un altra ennesima conferma logica e tecnica della sua inutilità per i malati umani.

    • Temo che le tue amiche dimentichino alcuni piccoli dettagli, come per esempio il fatto che il test sulla specie di destinazione costituisce solo l’ultimissimo step di un processo parecchio lungo e che passa sempre per diverse specie, a partire dalle conoscenze di base di fisiologia (nelle quali non esiste alcuna specie di destinazione) fino ai test veri e propri sulla sostanza (sempre su almeno due specie diverse). Del resto anche i medicinali per uso umano si testano sugli umani, ovviamente. Temo che sia tu che loro abbiate scarsa cognizione di come funziona la ricerca biomedica. Fra l’altro in molte fasi la ricerca biomedica non distingue affatto tra scopo veterinario o umano. Le conoscenze acquisite grazie alla ricerca si applicheranno a tutti i campi a cui saranno applicabili (pensa solo a tutti i farmaci approvati sia per uso veterinario che umano).

      • X GGG
        ..speravo di poter riassumere dando x scontata la capacità di fare nessi logici invece devo precisare…
        eviterò battute che mi verrebbero,come la domanda se tu vada a curarti dal veterinario o no ma torno al punto..
        Le mie due amiche (commensali) veterinarie mi spiegavano che se devono studiare la malattia della leucemia felina NON si cerca artificialmente di riprodurla fantasiosamente nei topi ma la si osserva nei gatti e/o nei felini che possono esserne vittima quindi il nesso logico era questo!
        Allo stesso modo,se devono studiare la leptospirosi,che interessa più specie,osserveranno quelle specie “bersaglio”e proveranno cure su quelle specie;proprio per questo è assurdo sperimentare/osservare malattie esclusivamente umane su altre specie(su cui,per forza di cose,l’unica cosa che si riesce maldestramente a provocare sono soltanto sintomi simili).
        Tra l’altro le mie due amiche veterinarie mi hanno riportato alla memoria che per patologie uguali (es Leishmaniosi) sintomatologie,decorso e cure differiscono nell’uomo e nel cane quindi mi spiace ma,x logica, non posso accettare acriticamente neanche la tua ultima frase.
        Capito stavolta?
        X ARISTARCO
        Da chi sono composti i comitati etici??Ci spiegheresti quali sarebbero i criteri rigorosi x il nulla osta??A me risulterebbe che in questo,come purtroppo in molti altri casi, controllato e controllore (e a volte anche finanziatore) troppo spesso coincidono ma se tu hai citazioni/fonti/spiegazioni diverse sono tutta occhi..
        altra domanda..cosa c’entra il nazismo??Credi che le I.B. e i trial sperimentali sui pazienti umani che avvengono attualmente in molte Asl e cliniche universitarie siano naziste?
        Boo…inizio veramente a non seguirti più..però siamo in buona compagnia visto che nell’altro blog tu stesso dicevi che non eri d’accordo con te stesso…
        😉

      • Provo a dirtelo più chiaramente: le tue amiche si sbagliano, saranno ottime veterinarie ma non conoscono la ricerca, soprattutto quella di base. Seguiamo il tuo esempio. La leucemia inizialmente è stata studiata indipendentemente dalla specie e dopo si è passati ad applicare i risultati delle ricerche, prima all’uomo e poi agli animali. Non è questione di nessi logici, è questione di funzionamento concreto: non puoi fare una ricerca applicata se non hai prima le conoscenze di base che ti permettano di sapere cosa stai facendo. Pensa al modello per la glicemia che ipotizzo nell’articolo qui sopra: è valido per qualsiasi mammifero. Prima ancora anche solo di pensare ad una cura per il diabete di qualsiasi specie dobbiamo conoscere bene quei meccanismi. E ti posso assicurare che gli stessi identici studi di base (in vitro e in vivo) sono stati applicati e a spesso con grande successo a specie diverse. Questo è un puro e semplice dato di fatto, checché ne dicano le tue amiche o i tuoi forzati “nessi logici”

    • Se si vuole fare sperimentazione su esseri umani, si deve ottenere il benestare del Comitato Etico, che esprime il proprio nullaosta tramite criteri molto rigorosi e stringenti.
      Anche per la sperimentazione sugli animali necessita di una autorizzazione ufficiale, ma i criteri sono molto meno severi e relativamente ampi.
      Se fossimo in un regime nazista, potremmo applicare gli odierni relativamente ampi criteri autorizzativi della sperimentazione animale su ebrei, zingari, malati di mente, ecc.
      Non per nulla il regime nazista rappresenta il sistema statale che più di ogni altro è stato in opposizione alla sperimentazione animale.
      È chiaro che se puoi sperimentare sulla pelle di ebrei e zingari, cioè su individui della nostra stessa specie, ma non della stessa “razza” (come sosteneva Hermann Göring), allora non si può dare torto alle tue amiche veterinarie. Ciao.

  13. GGG..ho visto ora quanto hai scritto alle 11,26 del 9 marzo…
    domanda:
    quindi per te fare ricerca non è cercare di capire e sconfiggere malattie ma è una questione di curiosità e di “collezione di dati” anche a casaccio?
    Perdonami ma ricordando l’agonia di mio zio e di mia nonna ,se permetti mi sale un pò di nervoso leggendo il tuo intervento: le curiosità,se proprio lo si vuole, si appagano con i propri mezzi giocando per esempio al piccolo vivisettore con i propri soldi , se invece si percepiscono fondi pubblici in nome dei malati si deve essere efficaci,logici,scientifici e rischiare il meno possibile grazie a risultati attendibili ed estrapolabili all’uomo malato della malattia “x”..
    ai parenti delle persone morte di asbestosi credi che interessi qualcosa sapere che si sono accumulati in decenni un sacco di dati curiosi su tutti gli animali sottoposti all’amianto in laboratorio (e mai ammalati di asbestosi)????

    • Il tuo commento invece mi fa proprio incazzare: è offensivo verso chi fa ricerca ogni giorno e verso chi ha fatto le ricerche, anche di base, che salvano il culo anche a te e ai tuoi cari e che ti permettono di stare tranquilla a scrivere questi commenti senza la certezza di crepare a 40 anni. Abbiamo tutti avuto dei parenti morti, quindi evita metterci in mezzo i tuoi, ché non ci interessano. Espressioni come “piccolo vivisettore” tienitele per te, al prossimo insulto sarai bannata senza ulteriori avvertimenti.
      Non so se fingi di non capire o se sono io che sono veramente incapace di spiegarmi. Non si può mai sapere a priori quale sarà il risultato o le possibili applicazioni di uno studio. Del resto se non ci fosse incertezza sul risultato non si chiamerebbe sperimentazione.

      Provo per analogia con un esempio estraneo alla medicina, così forse risulta più chiaro. Credi forse che quando nel 600 e nel 700 venivano studiate le basi della meccanica qualcuno pensasse che un giorno sarebbero servite a far stare in piedi i moderni palazzi? Eppure sono proprio quei fisici che tu devi ringraziare se quando rientri a casa il palazzo non ti crolla sulla testa, oltre che i moderni ingegneri che hanno applicato quelle conoscenze e altre che sono state sviluppate in seguito su quella base.
      Allo stesso modo nella ricerca biologica. Pensiamo ad esempio alla terapia genica. Si tratta di una delle ultime frontiere della medicina moderna, che consiste nel portare all’interno delle cellule malate un gene specifico che le faccia agire contro la malattia, attraverso un vettore virale. È stata sperimentata con successo contro la SCID (Severe Combined Immundeficency Disease), contro la leucemia e altri tipi di cancro, e oggi sta dando risultati incoraggianti per il diabete di tipo I e per la fibrosi cistica. Ma per applicarla è stato necessario conoscere prima il funzionamento delle cellule, quello dei virus, le modalità di espressione e di replicazione del DNA, i metodi di ingegnerizzazione del genoma e parecchie altre cosette. Pensi che i ricercatori che le hanno studiate pensassero alla futura applicazione della terapia genica? In realtà non se la immaginavano neanche! Non potevano, prima, sapere che una cosa del genere sarebbe stata possibile. Ora, tu immagina se venissero tagliati i finanziamenti pubblici a quel tipo di ricerca. Sarebbe come chiudere con una diga il corso di un fiume perché non sappiamo ancora come utilizzare l’acqua. Solo che se l’acqua non arriva per niente non potrà essere utilizzata in nessun modo.

      Fra l’altro il fatto che un vettore virale possa essere usato per portare un gene all’interno della linea somatica di un essere vivente, e che questo gene venga effettivamente espresso, è stato scoperto proprio sperimentando sui topi. Quello che ci interessa oggi però non è riprodurre lo stesso fenomeno mostrato sui topi (che era l’inserimento del gene per il RGH per compensare il lit/lit) ma utilizzare i dati che abbiamo ottenuto, ammesso che sia possibile, per applicazioni utili. E nel caso della terapia genica sembra che ci stiamo riuscendo. Se avessimo provato il tutto direttamente sugli umani allora sì che avremmo proceduto “a casaccio”. Te lo immagini il ricercatore che spiega al volontario per lo studio clinico? “Signore, noi le vorremmo inoculare un virus ingegnerizzato (ma non sappiamo come si ingegnerizzano i virus), non sappiamo come si comporta questo virus, non sappiamo come risponderanno le sue cellule né abbiamo idea di quali possano essere gli effetti che provoca né le future applicazioni, ci firma il consenso?

      Grazie al cielo chi ci amministra non è così miope da finanziare solo le ricerche con applicazione immediata, che vengono ben finanziate dai privati, a scapito della ricerca di base, che invece non trova normalmente finanziamenti privati, dato che non si ha alcuna sicurezza che porterà a future applicazioni.

      Cara Cassandra, prima di sparare a zero forse, ma dico forse, dovresti provare a farti anche solo una piccola idea di quello che è la ricerca scientifica, anche visto e considerato che ogni giorno usufruisci dei benefici che da essa provengono, e provare magari ad avvicinarti a certi argomenti con l’umiltà necessaria quando non si conosce ciò di cui si parla.

  14. Cassandra dixit:”Le mie due amiche (commensali) veterinarie mi spiegavano che se devono studiare la malattia della leucemia felina NON si cerca artificialmente di riprodurla fantasiosamente nei topi ma la si osserva nei gatti e/o nei felini che possono esserne vittima quindi il nesso logico era questo!”
    RE: È indubbiamente vero che è meglio studiare la leucemia umana con esperimenti condotti sugli esseri umani e la leucemia felina con esperimenti condotti sui gatti.
    A questo proposito vi è – fra le svariate leucemie umane – anche una variante che tende a infiltrare il sistema nervoso.
    Si potrebbe allora, con il tuo ragionamento, ammazzare esseri umani (magari ebrei o zingari. O anche negri) affetti da quella leucemia, a tre mesi dalla insorgenza, a sei mesi dalla insorgenza, a nove mesi dalla insorgenza, e andare ad analizzarne il cervello di quei pazienti – sacrificati per salvaguardare i tuoi amati topolini e gattini – per capire il motivo di fondo per cui le cellule maligne di quella particolare leucemia riescano a oltrepassare la barriera emato-encefalica (BEE).
    La questione non è accademica, poiché le cellule maligne che riescono oltrepassare la BEE riescono poi a sottrarsi agli effetti della chemioterapia.
    Non vi è dubbio che tale ricerca sarebbe “migliore” di quella condotta su topi o gatti.
    Al sottoscritto sembrerebbe un po’ troppo nazista, ma credo che tu non ci faresti caso. E poi, significherebbe studiare la malattia sulla stessa specie animale! ….vuoi mettere!!! 😉

  15. Cassandra dixit:”Da chi sono composti i comitati etici??Ci spiegheresti quali sarebbero i criteri rigorosi x il nulla osta??A me risulterebbe che in questo,come purtroppo in molti altri casi, controllato e controllore (e a volte anche finanziatore) troppo spesso coincidono ma se tu hai citazioni/fonti/spiegazioni diverse sono tutta occhi…”
    RE: ….. non sai da chi sono composti i comitati etici, …. ma sai che “controllato e controllore e finanziatore coincidono”: la marchiana contraddittorietà disvela un accoppiata “ignoranza + arroganza” tale da rimanere allibiti!

  16. Il sottoscritto ha avuto un momento in cui curiosava nei blog e forum di carattere religioso.
    Lì ho trovato persone appartenenti a una religione che si scagliavano contro un certo argomento elencando citazioni scientifiche.
    Vi erano i Cattolici contro la sperimentazione con le cellule embrionali staminali, i Testimoni di Geova contro l’emotrasfusione, i seguaci di Scientology contro la psichiatria, i musulmani contro la carne di maiale.
    Essendo in Italia, i confronti sono stati soprattutto verso Cattolici e Testimoni di Geova.
    Essi apparentemente argomentavano in modo scientifico, ma ben presto ci si avvedeva che vi era un nocciolo granitico di Fede, ammantato da una coperta di scientificità, spesse volte neppure totalmente dilettantesca.
    In seguito, ho trovato questo atteggiamento anche in ambiti extra-religiosi.
    Ad esempio, mi sono confrontato con un medico dell’ISDE (International Society of Doctors for the Environment) che è convinto che cellulari, OGM, inceneritori, onde elettromagnetiche, ecc. facciano venire il cancro.
    Potrebbero essere opinioni rispettabili, ma “scavando” emerge che quelle non sono opinioni, ma certezze incrollabili, a prescindere.
    E Cassandra – così come altri anti-vivisezionisti – appartiene di diritto a questa categoria di fanatici, che sposano una causa e la perseguono senza cedimenti a logica o a dati di fatto. A questi granitici fanatici si oppongono persone che possono avere anche opinioni eterodosse, ma che sono sempre realmente disponibili a cambiare opinione, di fronte a dati oggettivi.

  17. ..Forse ormai mi rimane solo da chiedere aiuto ad una mia amica psicologa,che aiuterebbe a capire che:
    1-non è detto che chi non la pensa come voi sia un fanatico..nè che un antiSA sia un animalista o un nazista.
    2-se uno si fregia di un particolare status “tipo “salvare il culo” agli altri (poi a chi?caro GGG non so se ci sia stato uno scambio di persone ma sicuramente tu a me non hai fatto nulla..6 confuso?)magari potrebbe ,tra l’altro,provare il proprio sedicente status rispondendo a qualche domanda..
    3- si potrebbe anche terapeuticamente diminuire la pesantezza e l’aggressività del dialogo facendosi scappare un sorriso..che scappa inevitabilmente rileggendo le illogicità ed incongruenze dei vostri vari interventi passati…

    Cmq,a parte l’aiuto della mia amica psicologa,ci tengo a precisare una cosa a chi legge, che,qualora non approfondisse personalmente, potrebbe cadere in oculate manipolazioni come ad esempio questa: “È indubbiamente vero che è meglio studiare la leucemia umana con esperimenti condotti sugli esseri umani e la leucemia felina con esperimenti condotti sui gatti….Si potrebbe allora, con il tuo ragionamento, ammazzare esseri umani (magari ebrei o zingari. O anche negri) affetti da quella leucemia”,..frase manipolatoria che poi sarebbe la variante garattiniana del “preferisci in topo o un bambino”.
    Ebbene,la verità invece è che lo si fa già,(a prescindere dalle evidenze note o non note sugli animali!) in Italia si fa gratis (tutti ci guadagnano trannechi rischia la pelle facendo da cavia) e sono ammessi anche soggetti sani(altra aberrazione in quanto un soggetto sano sicuramente non ha nulla da guadagnare in salute,visto che è sano!) ma Aristrarco non lo sa è (stra)parla di nazismo..
    Ecco cosa succede dopo aver accumulato un accozzaglia di osservazioni e misure su animali ustionati/avvelenai/clambati/ecc ecc..per “far finta” c he abbiano la patologia “x”..
    Ecco il vero salto nel vuoto..solo dopo questo si saprà qualcosa..

    da Settore Ricerca e Innovazione – Azienda U.S.L. Rimini(ma ce ne sono una miriade,basta cercarli):
    Linee guida per la stesura di un protocollo/progetto di ricerca
    “Il protocollo sperimentale è il documento formale che riporta in dettaglio il piano di svolgimento di uno studio e di cui è presupposto scientifico, etico ed organizzativo.
    E’ bene ricordare che la qualità della sua stesura può inficiare la riuscita stessa della sperimentazione. Il protocollo va strutturato in capitoli; i principali sono qui di seguito elencati, ma è possibile in relazione alle necessità contingenti aggiungerne altri:
    A) titolo della ricerca, codice identificativo, data, responsabile scientifico, co-sperimentatori, responsabile statistico e responsabile del monitoraggio dei dati;
    B) riassunto dello studio;
    C) introduzione e razionale;
    D) obiettivi;
    E) disegno dello studio;
    F) popolazione: criteri di selezione e di esclusione dei pazienti;
    G) trattamento, tossicità e dosi (modalità, criteri e tempi di somministrazione dell’intervento terapeutico e non); se il trattamento prevede l’utilizzo di farmaci: criteri per la definizione della tossicità dei trattamenti; modifiche delle dosi e dei tempi di somministrazione;
    H) valutazione della risposta: monitoraggio dei pazienti, criteri di valutazione della risposta e gestione degli eventi avversi;
    I) aspetti etici e modulistica sul consenso informato;
    J) considerazioni statistiche;
    K) responsabilità e politica di pubblicazione;
    L) studi ancillari;
    M) aspetti organizzativi;
    N) bibliografia.
    A) Nella prima pagina del protocollo:
    1. titolo della ricerca e fase di sperimentazione;
    2. codice identificativo: è utile attribuire alla ricerca un codice o acronimo che ne faciliti l’identificazione da parte della comunità scientifica ;
    3. lo sponsor (azienda farmaceutica, gruppo cooperativo, ente no profit);
    4. il coordinatore scientifico dello studio, i co-sperimentatori, il responsabile statistico ed il responsabile del monitoraggio dei dati;
    5. recapiti utili per la registrazione e randomizzazione dei pazienti, richiesta di informazioni o segnalazione di problemi;
    6. numero progressivo e data di stesura per distinguere le diverse versioni del documento.
    B) Riassunto dello studio
    Può essere utile esporre una sinossi che riassuma le principali caratteristiche dello studio. Se il protocollo è scritto in lingua inglese, alcuni Comitati Etici richiedono il riassunto in italiano.
    C) Introduzione e razionale
    La prima sezione di ogni protocollo deve riportare sinteticamente lo stato dell’arte e le ragioni che hanno portato a voler verificare sperimentalmente l’ipotesi formulata.
    Occorre descrivere:
     la patologia oggetto di indagine;
     le modalità di trattamento disponibili evidenziando i pro ed i contro delle diverse terapie standard disponibili;
     nel caso di trattamenti sperimentali occorre riassumere l’insieme dei dati forniti dagli studi delle fasi precedenti o della ricerca preclinica nel caso si tratti di studi di fase 1.
    D) Obiettivi
    All’interno di un protocollo di ricerca deve essere esplicitato in maniera esaustiva l’obiettivo primario (end point primario misurabile) della sperimentazione indicando:
     le caratteristiche specifiche della malattia;
     le modalità di trattamento;
     il beneficio atteso.
    Il calcolo della numerosità del campione è effettuato in base a questo primo obiettivo misurabile.
    Gli eventuali altri quesiti da verificare andranno indicati come end point secondari.
    E) Disegno dello studio
    In questa parte del protocollo vanno specificati:
     la fase sperimentale (I, II, III, IV per le ricerche sperimentali o tipo di studio osservazionale: caso controllo, coorte);
     l’organizzazione mono o pluricentrica della ricerca;
     la modalità di assegnazione del trattamento;
     l’eventuale uso di randomizzazione;
     il tipo di disegno statistico per l’allestimento dei gruppi a confronto;
     può essere utile includere anche un diagramma di flusso che evidenzi in forma grafica i nodi decisionali essenziali dello studio.
    F) Popolazione
    Nel protocollo devono essere chiaramente esplicitati i criteri di inclusione ed esclusione dei pazienti. Naturalmente più restrittivi sono i criteri di inclusione più saranno omogenei i gruppi di pazienti a scapito della generalizzabilità dei risultati. I criteri devono basarsi su informazioni disponibili al momento della randomizzazione e devono essere chiari e non ambigui. Se si prevedono test biochimici o marcatori biologici occorre definire:
     le corrispondenti metodiche analitiche;
     le unità di misura;
     i valori soglia rispetto ai quali classificare i risultati dei test.
    G) Trattamento, tossicità e dosi
    Le modalità di trattamento da descrivere si differenziano in relazione all’oggetto di studio della ricerca:
     per i trattamenti chirurgici occorre specificare la tecnica d’intervento;
     per le terapie radianti si devono descrivere il tipo di energie, la sorgente, i tempi di somministrazione, il frazionamento e i campi da irradiare;
     nel caso di terapie mediche per ogni farmaco da somministrare si dovrà riportare la via di somministrazione, il dosaggio pianificato, la periodicità e il numero di cicli da seguire.
    Per quanto riguarda la tollerabilità nel protocollo andranno riportate:
     modalità e tempistica degli effetti collaterali;
     le scale da utilizzare per individuare l’intensità.
    Nel caso di tossicità frequenti e gravi già note in partenza, per uniformare il comportamento dei singoli ricercatori, è necessario prevedere i criteri di modifica delle dosi e dei tempi di somministrazione in funzione della comparsa di effetti collaterali, indicando anche le condizioni previste per la sospensione del trattamento.
    H) Valutazione della risposta
    Ad ogni obiettivo della ricerca deve corrispondere un indicatore ovvero uno o più parametri da misurare secondo una tempistica ben definita. Per valutare l’attività di un trattamento devono essere precisati:
     gli strumenti diagnostici utilizzati per identificare la malattia presente;
     i tempi di rivalutazione delle indagini strumentali;
     i criteri per stabilire se il paziente ha risposto o meno al trattamento;
     se si vuole valutare la mortalità occorre specificare quali siano le modalità attraverso cui ottenere le informazioni sullo stato di vita del soggetto nel corso del tempo;
     se si utilizzano indicatori quali sopravvivenza libera da progressione o ripresa dalla malattia si deve ricorrere ad una serie di esami strumentali di cui va indicato il tipo e al periodicità di esecuzione (per studi di tipo comparativo è necessario che i bracci di trattamento siano sottoposti agli stessi esami strumentali e con uguale periodicità).
     i criteri di valutazione della tossicità ed una specifica sezione riguardante gli eventi avversi gravi in cui si deve specificare:
    Raccolta e trasmissione degli eventi avversi gravi
    Tutti gli eventi avversi gravi che si verifichino nel corso del trattamento e nei 30 giorni successivi all’interruzione del trattamento dovranno essere raccolti e trasmessi utilizzando la Scheda di segnalazione eventi avversi gravi (SEAG).
    La SEAG dovrà essere inviata via fax alla segreteria dello studio entro il termine massimo di 2 giorni lavorativi dal momento in cui lo sperimentatore è venuto a conoscenza dell’evento. Indipendentemente dalla eventuale segnalazione mediante SEAG, tutti gli eventi avversi considerati correlati all’uso dei farmaci in studio e che configurino una forma di tossicità dovranno essere riportati nelle schede di raccolta dei dati sulla tossicità dei trattamenti.
    Codifica del nesso causale tra trattamento ed evento inesistente:
    improbabile: l’evento avverso è dovuto ad una causa alternativa più probabile (i.e. farmaci o malattie concomitanti), e/o la relazione temporale suggerisce come improbabile la relazione causale.
    possibile: l’evento avverso potrebbe dipendere dall’uso del farmaco, non essendoci evidenze conclusive di cause alternative, ed essendo plausibile la relazione temporale, una relazione causale non può essere esclusa.
    probabile: l’evento avverso potrebbe dipendere dall’uso del farmaco, essendo supportato dalla relazione temporale e non essendo verosimili altre cause.
    certo: l’evento avverso è conosciuto come possibile reazione avversa del farmaco in studio e non ci sono ragionevoli spiegazioni alternative.
    I) Aspetti etici
    Le procedure riportate nello studio riguardanti la conduzione, lo svolgimento e la documentazione devono essere approntate per assicurare che si tenga fede ai principi etici riportati nella Dichiarazione di Helsinki e sue revisioni. Lo studio verrà condotto tenendo conto dei requisiti regolatori e degli adempimenti di legge. In particolare, il riferimento normativo è rappresentato dal DL n.211, 24/06/2003 e DM 17/12/2004 sugli studi no profit. Inoltre:
    – Prima della registrazione, tutti i pazienti potenzialmente eleggibili dovranno ricevere le informazioni complete sullo studio.
    – Per poter essere registrati sarà necessario che i pazienti diano il consenso al trattamento dei dati personali in forma anonima ed aggregata, ai sensi della legge 675/1996 e della legge legge 196/03 sulla tutela delle persone e rispetto al trattamento dei dati personali.
    – I moduli di informazione dei pazienti e di esplicitazione del consenso sono riportati in allegato e una copia è allegata ad ogni scheda raccolta dati.
    – Una lista di decodifica del codice paziente esisterà esclusivamente presso i singoli centri partecipanti e presso la segreteria dello studio.
    I riferimenti bibliografici o l’appendice devono contenere uno specifico richiamo alla normativa vigente.
    J) Considerazioni statistiche
    In questa sezione si devono riportare:
     le informazioni sulle modalità di calcolo del campione;
     l’elenco delle variabili da analizzare;
     la definizione delle popolazioni di riferimento (ITT, per protocol, per treatment);
     i metodi statistici da utilizzare.
    K) Responsabilità e politica di pubblicazione
    Soprattutto nel caso di studi multicentrici è importante mettere in luce la struttura organizzativa sottostante e il ruolo dei diversi organismi scientifici e amministrativi che vi partecipano. Devono essere indicati inoltre anche:
     i diritti e responsabilità relativi alla “proprietà dei dati;
     le modalità con cui i risultati potranno essere presentati alla comunità scientifica.
    L) Studi ancillari
    Se previsti va predisposta una sezione specifica del protocollo dove si precisino le procedure da adottare, soprattutto in relazione a:
     materiali biologici da esaminare (siero, plasma, tessuto tumorale);
     le modalità di conservazione degli stessi;
     le tecniche analitiche previste.
    E’ necessario redigere un consenso informato a parte per gli studi ancillari.
    M) Aspetti organizzativi
     Registrazione e randomizzazione
    Se siamo di fronte ad uno studio randomizzato si devono riportare:
     tipo di randomizzazione;
     elenco degli eventuali fattori di stratificazione;
     rapporto di allocazione tra i trattamenti e la condotta da rispettare per inserire un nuovo paziente nello studio.
    (nel caso di sperimentazioni multicentriche la randomizzazione è di solito centralizzata presso un centro coordinatore di cui va precisato: indirizzo, recapito telefonico ed orari di funzionamento del servizio).
     Visite di monitoraggio con modalità e tempistica
     Gestione degli eventi avversi
     Schede raccolta dati e data base
    APPENDICE A “Lettera informativa per il paziente”

    Titolo dello studio – Sigla dello studio – Versione

    Gentile Signore/a,

    come Lei sa, le è stato/a diagnosticato/a………………….. Il trattamento di questa malattia richiede ………………………………………………………………………………….
    Il trattamento oggetto dello studio è …………………………….
    La invitiamo quindi a partecipare ad uno studio clinico che ……………………………..
    Prima di decidere liberamente se vuole partecipare o meno, legga attentamente questa scheda e ponga al suo medico tutte le domande che riterrà opportuno fare al fine di essere pienamente informato/a degli scopi, delle modalità di effettuazione e dei possibili inconvenienti connessi con lo studio.
    L’obiettivo di questo studio è quello di ………………………………………………………..
    E’ possibile che la terapia porti …………………….e riducendo il rischio eventuale di una ricaduta in futuro. Tuttavia è anche possibile che il trattamento oggetto dello studio non determini per Lei nessun vantaggio clinico. I risultati di questo studio aiuteranno comunque a definire il trattamento ottimale per altre persone affette dalla sua stessa malattia.
    Le eventuali terapie alternative al trattamento proposto sono………………………………
    Se deciderà di partecipare allo studio riceverà, ……….. per la durata di circa …………..
    Prima di iniziare il trattamento le verranno richiesti alcuni esami di laboratorio e strumentali. Questi esami serviranno a caratterizzare meglio la sua malattia ed includeranno ………………………………… se non li avesse già eseguiti durante ……………… Durante la terapia, eseguirà poi ………………………. per valutare gli eventuali effetti collaterali di questo trattamento sul suo organismo.
    Sarà inoltre sottoposto ai normali controlli comunemente previsti per la Sua malattia:
    • Esami del sangue ogni ………………………………….
    • Esami strumentali ogni
    • Ecc.
    L’effetto tossico più frequente …………………………
    Nel caso compaiano i suddetti sintomi, la invitiamo a contattare subito il suo medico di riferimento che ne controllerà la gravità e la seguirà nella cura fino alla loro risoluzione. Qualora il trattamento dovesse dimostrarsi per Lei troppo tossico, causandole cioè degli effetti collaterali importanti, tali da peggiorare la Sua qualità di vita, verrà comunque sospeso.
    Durante il trattamento, e per un periodo di almeno un anno dal termine, Lei dovrà usare adeguati metodi contraccettivi.
    Ogni cura è stata presa e continuerà ad essere presa per prevenire qualunque problema connesso alla Sua partecipazione allo studio. Nel caso decidesse di partecipare, Lei sarà garantito da una copertura assicurativa ………………………………………………………

    Questo studio è stato approvato dal Comitato Etico dell’ ………………………. e sarà condotto secondo i principi definiti dalla Conferenza di Helsinki sui diritti del paziente.

    La decisione di partecipare a questo studio deve essere presa liberamente e senza alcuna pressione, con tutto il tempo necessario per decidere e/o consultarsi con i familiari e/o il medico curante. Lei potrà in qualsiasi momento porre tutte le domande che desidera e può scegliere di non eseguire questo particolare trattamento, o accettare ora e decidere in seguito di sospenderlo; non dovrà esserci in nessun caso alcuna particolare giustificazione da parte Sua, e verrà comunque seguito/a con la massima attenzione e trattato con la migliore terapia altrimenti disponibile.
    I suoi dati clinici verranno trattati con riservatezza e utilizzati solo in relazione all’analisi statistica dello studio.
    Per qualsiasi problema o domanda concernente lo studio, i suoi diritti come partecipante o i possibili effetti collaterali potrà contattare il:
    Dr. …………………………………..al seguente n. telefonico…………………………………

    p.s. qui a firmare non è un topo ma un paziente (come fece mio zio)che firma fidandosi dei risultati nel topo (o se nel topo non andavano bene,chi lo fa firmare parla del cane,del gerbillo,del pesce,ecc..).

    La Sa serve!Serve a nascondere questa scomoda ma necessaria evidenza.

    • Cassandra, innanzitutto il tuo invito ad alleggerire i toni e a “sorridere” dovevi farlo prima di insultare pesantemente tutti i ricercatori. E confermo, si tratta di persone che ti salvano il culo: hai mai usufruito di cure mediche di qualsiasi genere? Di pratiche igieniche? Di consigli nutrizionali? Queste, a mero titolo di esempio sono alcune delle cose che ti garantiscono il tuo attuale stile di vita (nonché la sua durata) e per le quali devi ringraziare i ricercatori che le hanno elaborate. Il fatto che tu non ne abbia coscienza dice molto del modo in cui ragioni.
      Veniamo ora al tuo interessante copia-incolla. Quello che ti sei scordata di dire è che
      1- quello, come già scritto infinite volte, è solo l’ultimo step di un processo lungo ed elaborato, molto più elaborato di quanto tu affermi. Su questo non ho intenzione di ripetermi ulteriormente, se non sei in grado di leggere quello che ti viene scritto è un problema tuo.
      2- Il fatto che un partecipante ad una sperimentazione clinica sia morto cosa dovrebbe dimostrare? Te lo dico io, non dimostra un cazzo. Prendi un manuale di base di statistica medica e studiati i primi due capitoli, soffermandoti soprattutto sui concetti di “inferenza” e di “livello di significatività”
      2bis – fra l’altro non viene neanche precisato se la persona in questione è morta per la sua malattia o per gli effetti della terapia testata, né se si trovasse o meno nel gruppo di controllo. Cosa ha a che fare quindi quello che scrivi con l’efficacia della sperimentazione animale? Assolutamente niente.
      3- Il fatto che tu non distingua tra l’arruolamento dei soggetti sani e quello dei malati (cioè tra le fasi 1 e 2 di un trial clinico) mostra che non hai affatto chiaro ciò di cui stai parlando.
      4- La sperimentazione animale in ambito farmaceutico serve proprio a garantire la sicurezza dei soggetti della fase 1. Se conosci un metodo migliore sei pregata di farcelo sapere
      5- Continui a parlare solo del test di nuovi farmaci. Perché non dici nulla della ricerca di base, che è quella di cui parlo nel mio articolo?

      Discutere con te, per concludere con una citazione, è come giocare a scacchi con un piccione: rovescerà i pezzi, defecherà sulla scacchiera e tornerà felice dal suo stormo a vantarsi della sua vittoria.

      Non ho nulla in contrario che chi non sa nulla dell’argomento intervenga, ma dovrebbe farlo con umiltà. io non mi sognerei per esempio di parlare di legge ad un avvocato con questa arroganza che tu dimostri, dato che io sono un ignorante in materia e lui un esperto.

  18. Pingback: Qualcosa di stupendo | Infinite forme bellissime e meravigliose

I commenti sono chiusi.