La comunità scientifica è divisa? Non credo proprio!

Stralcio di uno dei tanti articoli che contengono l'abusata frase

Screenshot di uno dei tanti articoli che contengono l’abusata frase

La frase ricorre spesso sulla stampa generalista. Di solito è contenuta di articoli che trattano temi scientifici molto “popolari”, come il riscaldamento globale o una delle tante pseudocure per qualche malattia, ma ci stanno in mezzo anche argomenti che toccano la nostra sfera emotiva, l’ambito religioso o quello politico. Leggo i giornali con regolarità, eppure non ho mai visto questa frase usata a proposito. In altre parole non ho mai visto indicare la comunità scientifica come divisa in una vicenda in cui lo fosse davvero.

La frase si può presentare con numerose varianti: c’è “è un argomento controverso” quando si vuole far credere che le cose non siano scientificamente chiare; c’è “gli scienziati ancora non riescono a spiegare…” quando ad un argomento mancano le basi teoriche; è molto usato anche “ci sono tanti ricercatori che…” efficace per via della sua evasività, o l’ancor più efficace “ci sono sempre più ricercatori che…“, che lascia credere che il consenso scientifico si stia spostando verso la tesi che si vuole sostenere. Spesso al posto di “divisa” si usa il termine “spaccata“, che aiuta a rendere più drammatico il pezzo.

Il fenomeno è talmente diffuso da aver portato a coniare un nuovo termine: “fintoversia”, crasi delle parole “finta” e “controversia”. La strategia è sempre la stessa: si presenta una tesi minoritaria o addirittura pseudoscientifica (questo è il caso più comune) e si infilano qua e là riferimenti alla “divisione” e alla “controversia” tra gli scienziati. Per far funzionare meglio il tutto si riporta l’opinione di un qualche sedicente esperto (spesso in realtà privo di qualunque esperienza nel campo), opinione che viene presentata come consenso scientifico, quando in realtà si tratta quasi sempre di un’opinione personale. Altro sistema è far riferimento al consenso popolare, come se il fatto che tante persone credano ad un fenomeno dimostrasse qualcosa. Basti pensare al recente caso Stamina foundation, nel quale l’opinione di un laureato in lettere senza alcuna qualifica né esperienza nel campo della terapia cellulare ha consentito ad alcuni giornali di affermare che la comunità scientifica sarebbe divisa sull’argomento, quando invece il consenso è ben chiaro e granitico.

Gli esempi si sprecano. Tanto per dirne uno, avete mai sentito dire che gli esperti sono divisi sull’argomento del riscaldamento globale? Beh, è una balla. Al 2012 su poco meno di quattordicimila articoli scientifici pubblicati sul riscaldamento globale (13950, per la precisione) solo 24 non ne rilevano la tendenza. Stiamo dicendo che il 98,8% degli studi effettuati porta alla stessa conclusione. Dov’è la divisione? Semplice, non esiste. Inoltre, se interrogati, 97 climatologi su cento concordano con l’affermazione che l’uomo sta provocando il global warming (dei restanti tre, due non sono sicuri e uno lo nega) , anche restringendo il campo ai soli climatologi che abbiano compiuto studi sottoposti a peer review sul riscaldamento globale.

Oppure pensiamo all’omeopatia: secondo i suoi sostenitori l’argomento è molto discusso e i risultati ci sono ma sono ignorati a livello ufficiale a causa di pressioni economiche. Nella realtà non esiste alcuno studio, ad eccezione di quelli che le case farmaceutiche omeopatiche si sono fatte da sole, che mostri una pur minima efficacia dei prodotti omeopatici. Inoltre tutto il fenomeno dell’omeopatia manca di qualsiasi base teorica (il numero di Avogadro non vi dice niente?) ma nella presentazione di chi l’omeopatia la vende questo fatto viene presentato in maniera leggermente manipolata: si dice infatti che gli scienziati non sono ancora riusciti a scoprirne il meccanismo d’azione, cioè si dà per scontato che la cosa funzioni, e poi si dice che non si è ancora scoperto come funziona. La falla in questo ragionamento è che l’efficacia dell’omeopatia in realtà non è mai stata dimostrata. Infatti nella realtà non c’è alcuno scienziato che ne stia indagando i meccanismi d’azione.

Altro argomento di false divisioni è la sperimentazione animale. Leggo spesso, sia sulla stampa che nei siti dei cosiddetti antivivisezionisti che ci sarebbero “tanti ricercatori” che sono contrari a questa pratica e che la riterrebbero inutile ai fini del progresso medico-scientifico. Quando però i ricercatori biomedici sono stati interrogati davvero la situazione che è venuta fuori risultava leggermente diversa. Infatti dai risultati del sondaggio (pubblicato su Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche esistenti al mondo) risulta che l’80-90% dei ricercatori non ha mai avuto dubbi sull’utilità dei modelli animali, e che il 92% ritiene che la sperimentazione animale sia fondamentale per l’avanzamento della ricerca biomedica (il 5% non si dichiara né d’accordo né in disaccordo e solo il 3% si esprime in maniera contraria).

Risultati dello studio. © Nature publishing group. Click for details

Non è un caso che su 98 premi Nobel per la fisiologia e la medicina assegnati nell’ultimo secolo ben 75 siano dovuti a studi che utilizzavano animali e altri 4 a studi che non utilizzavano animali ma sfruttavano le conoscenze pregresse di altri studi che invece li utilizzavano. In totale l’80% dei premi Nobel per la medicina è dovuto alla sperimentazione animale. Se analizziamo invece gli ultimi 10 anni la percentuale sale al 100%. Dove sono quindi i “tanti ricercatori” che sarebbero contrari? Semplice, non esistono. Tuttavia basandosi su questa falsa asserrzione è stato creato un sito di critica “scientifica” alla sperimentazione animale. Talmente scientifica che a uno studente basta mezz’ora per smontare l’accozzaglia di luoghi comuni lì contenuta, ad un esperto bastano 5 minuti (vedere anche qui per approfondire l’argomento). Ma la stampa continua a scrivere che la comunità scientifica “è spaccata” su questo argomento.

Non è mio scopo qui fare un elenco dei tanti argomenti in cui la comunità scientifica viene presentata come divisa quando invece non lo è affatto, anche perché l’elenco sarebbe sterminato: ci sono gli OGM, i vaccini, l’HIV/AIDS, la chemioterapia, il metodo Di Bella, l’evoluzione, le scie chimiche…

Qualcuno però a questo punto si sarà posto una domanda: ma allora la comunità scientifica non è mai divisa? La risposta è che ovviamente sì, la comunità scientifica si divide spesso e volentieri, ma le “dispute scientifiche” hanno ben altro spessore. Per esempio fino a quando gli scienziati del CERN non avranno dimostrato definitivamente che la particella trovata dal LHC è effettivamente il bosone di Higgs ed è una particella unica, la comunità scientifica continuerà ad essere divisa sulla validità del modello standard. Oppure esiste una controversia su alcuni meccanismi legati all’evoluzione dell’Homo sapiens, che non sono ancora del tutto chiariti, come la collocazione tassonomica di alcuni ominidi o l’effettiva radiazione di tutti gli H. sapiens dal continente africano, o anche la controversa ipotesi della scimmia acquatica. Altro esempio, si discute sulla possibilità da parte alcuni batteri di integrare l’arsenico al posto del fosforo nei propri acidi nucleici. C’è chi dice di sì e  c’è chi dice di no.

Certo, queste divisioni possono sembrare meno “avvincenti” anche perché non chiamano in causa le teorie del complotto che ci piacciono tanto, ma presentano alcune caratteristiche che ci permettono di distinguerle dalle false controversie che troviamo sulla stampa.

Innanzitutto perché nella comunità scientifica coesistano più opinioni è necessario che siano… opinioni! Infatti nel momento in cui una di quelle opinioni viene verificata sperimentalmente essa non è più un opinione ma un fatto, e la controversia è definitivamente chiusa.

Le vere controversie scientifiche si discutono su base scientifica. Nelle storielle che troviamo sui giornali sentiamo spesso l’esperto di turno citare il proprio libro o il proprio sito web. Questi riferimenti, ancor più se autoreferenziali, hanno valore scientifico pressoché nullo. Uno scienziato invece citerà dati scientifici verificabili e ripetibili, usando come fonte articoli scientifici sottoposti a revisione paritaria. Peggio ancora quando i riferimenti sono aneddotici: “a mio cugino è successo questo”, “i miei pazienti migliorano” ecc.

Anche i vari pseudoscienziati spesso referenziano le proprie affermazioni citando un articolo scientifico. Tuttavia scelgono selettivamente la fonte, ignorando tutti gli articoli che sostengono la tesi contraria, compresi quelli che confutano direttamente l’articolo citato. Uno scienziato serio fornisce invece sempre una panoramica completa di un argomento, citando anche le fonti che sostengono la tesi avversa, e confutandole se necessario.

Perché è così difficile che la stampa tratti questi argomenti? Semplice, perché di solito la ricerca scientifica vera si svolge lontano dai riflettori, com’è anche giusto che sia, senza clamori, dichiarazioni sensazionalistiche o miracoli. Il dialogo tra scienziati avviene tramite lunghi paper in lingua inglese, pieni zeppi di numeri e termini tecnici, che di certo il redattore di turno non ha né il tempo né la voglia né la preparazione per leggere, e i bravi divulgatori purtroppo scarseggiano.

Se volete veramente approfondire un argomento scientifico seguite il mio consiglio: lasciate perdere l’inserto sulle scienze del vostro quotidiano e la rivista sul “benessere naturale” e andate in un’università a seguire qualche lezione di un corso, anche solo come uditori: è gratis e nessuno può vietarvelo. Vi assicuro che lo troverete piacevole e che ne uscirete di molto arricchiti.

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24 thoughts on “La comunità scientifica è divisa? Non credo proprio!

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  2. Articolo interessante.
    Rimane però un problema: come tracciare una linea di confine fra una vera controversia in ambito scientifico e una fintoversia?
    In certi casi è evidente. Ma poi in altri casi, può non essere così evidente.
    Quanto in una certa problematica vi è autentica controversia scientifica e quanto vi è fintoversia? La percentuale di fintoversia relativa alla omeopatia è pari al 99,9%. Ma già con l’agopuntura ho avuto sentore che la percentuale percepita di fintoversia scenda (oibò!) di diversi punti percentuale.
    Girovagando su internet vi sono molti siti e blog che sparano ad alzo zero contro l’omeopatia, ma mi sembra che vi sia molto meno critica contro l’agopuntura.
    Curare con l’acqua fresca è – in siti e blog che si richiamano implicitamente alla strada segnata da Galileo Galilei, William Harvey e Claude Bernard – molto criticato, mentre curare con degli spilli, lo è – mi pare – molto meno. Eppure curare con l’agopuntura ha le stesse basi scientifiche che curare secondo la teoria dei quattro umori ippocratici.

    La questione della percentuale di fintoversia non è – ahimè – trascurabile.
    Giovedì prossimo vado a mangiare una pizza con un gruppo di amici fra cui un medico dell’ISDE, con il quale ho già avuto qualche “scontro”. Lui crede che gli inceneritori ammazzino la gente, così pure i cellulari, gli OGM, l’elettrosmog, il PM10, il global warming, i pesticidi, e, infine, le vaccinazioni non ammazzano la gente, ma lui non le consiglia. Per il resto, è contrario alle terapie alternative, quali omeopatia, agopuntura, ecc.. Che ne pensi? Come lo giudichi? Ma soprattutto come si possono giudicare le Sue “idiosincrasie”? Ogni Sua “idiosincrasia” ha una sua propria percentuale differente di contenuto di fintoversia? Come fare a stabilirlo? Ciao.

    • A quanto ne so io nel mondo scientifico non c’è alcuna controversia né sull’omeopatia né sull’agopuntura: nessuno dei due metodi è considerato efficacie per alcuna malattia. L’agopuntura da parte sua ha dimostrato di attivare alcuni circuiti nervosi. In pratica provocando un piccolo “dolore” stimola il rilascio di endorfine, che possono avere effetti “anestetici” su eventuali dolori già presenti, ma la quantità di endorfine rilasciate è uguale o inferiore a quella di un semplice massaggio. Quindi è una pratica piacevole per chi ama queste cose, ma niente di più. Il fatto che non ci siano siti e blog che gli danno addosso scientificamente significa poco, ma se posso azzardare un’ipotesi è dovuto al fatto che l’agopuntura “tira” molto meno, e non ha alle spalle grosse multinazionali che ne sostengono l’efficacia a scapito della salute pubblica, quindi si sente meno il bisogno di spiegarne l’inefficacia.

      Sul tuo conoscente medico non esprimo giudizi perché non lo conosco, certo alcune delle opinioni che riferisci sono semplicemente campate in aria, ma bisogna ricordarsi che la maggior parte dei medici si limita ad esercitare la professione medica, e quindi non ha effettivamente molta cognizione dello stato della ricerca su argomenti che esulano dallo specifico campo di specializzazione. Sulle singole opinioni non posso entrare nel dettaglio perché sennò dovrei scrivere un intero articolo su ognuna di esse, ma alcune sono in effetti abbastanza complicate da non poterle liquidare semplicemente con un “fa male” o “non fa male”, il che non significa che ci sia una qualche controversia in atto. Per esempio gli inceneritori sono sicuri se ci vengono bruciati i materiali giusti, alle giuste temperature e con i giusti procedimenti, ma questo bisogna valutarlo per ogni singolo impianto. Per i cellulari invece la situazione è incerta, non ci sono prove che causino danni, ma uno studio recente finanziato anche dalle compagnie telefoniche non è riuscito a dimostrare il contrario, perché semplicemente ci vorrebbe troppo tempo per verificare il fenomeno sugli umani. Uno studio sui topi attualmente in corso dovrebbe dare risposte entro un paio d’anni. Questo tanto per dire che l’assenza di controversie non significa che sia tutto bianco e nero.

      • Grazie innanzitutto per la risposta.

        You wrote:”Il fatto che non ci siano siti e blog che gli danno addosso scientificamente significa poco, ma se posso azzardare un’ipotesi è dovuto al fatto che l’agopuntura “tira” molto meno, e non ha alle spalle grosse multinazionali che ne sostengono l’efficacia a scapito della salute pubblica, quindi si sente meno il bisogno di spiegarne l’inefficacia”.
        RE: Può essere che tu abbia ragione.
        Personalmente però non sono affatto sicuro che l’agopuntura sia surclassata dall’omeopatia. In primis, molti medici alternativi fanno sia agopuntura che omeopatia. Poi mi sembra in secundis che omeopatia e agopuntura tendenzialmente si rivolgano a una tipologia di “consumatori” differente.
        Ad esempio, l’agopuntura mi sembra rara in ambito pediatrico dove invece, fra le medicine alternative, domina l’omeopatia e viceversa.
        In tertiis, alle spalle dell’omeopatia vi sono multinazionali, ma la Boiron (pur quotata in borsa dal 1987) nel 2010 ha avuto un fatturato di 520 milioni di euro e francamente non mi sembra una cifra da farla considerare una “grossa” multinazionale.
        Invece l’agopuntura ha alle spalle il colosso cinese e Margaret Chan, l’attuale direttore generale dell’OMS, nata a Hong Kong, ha speso parole – poco scientifiche e molto politiche – a favore delle terapie tradizionali, in un convegno a ….. Pechino!

  3. Cosa mi dici della Gulf War syndrome? E cosa dell’uranio impoverito?
    D’altra parte, vi sono studi – di cui nessuno parla – che dimostrano la cancerogenicità del pane, della pasta, dei sottaceti, del caffè, della coca-cola, … e finanche del tenere in casa una gabbietta con gli uccellini!
    Quanto c’è, in percentuale, di reale controversia scientifica in tutto ciò?

    • Anche qui mancano dati certi. Personalmente (mia opinione) trovarsi in una zona bombardata quando le polveri alzate dal bombardamento non si sono ancora depositate, respirando metalli pesanti, non mi sembra proprio salutare. Tuttavia mancano studi che stabiliscano un nesso certo, e uno studio clinico è difficilmente ipotizzabile.

      Quanto agli studi di cui dici, bisogna stare attenti a ciò che di uno studio scientifico riporta la stampa. L’ideale sarebbe essere in grado di leggere lo studio originale, ma qui si aprirebbe un discorso molto più vasto sull’ignoranza scientifica nel nostro paese. Ad esempio se tutti fossero in grado di distinguere tra uno studio osservazionale e uno sperimentale (il primo dimostra correlazioni, il secondo dimostra nessi causali) non avremmo più sui giornali titoloni-bufala come “le patate causano il diabete!” o “andare in bicicletta provoca il cancro”.
      Ma prima che scientifico il discorso è proprio culturale. L’idea di verificare una fonte non sfiora neanche la mente della maggior parte dei lettori, men che mai se la fonte in questione è addirittura scritta in inglese.

  4. E poi ci sono le controversie che non ci sono, ma che dovrebbero esserci.
    Ad esempio, in tutti i “bugiardini” (o, per meglio dire, in tutti gli RCP o Riassunto delle Caratteristiche di Prodotto) delle statine ( = farmaci che abbassano il colesterolo) è riportato che, fra gli effetti collaterali, vi è un aumentato rischio di pancreatite. Orbene, l’anno scorso in agosto, sulla prestigiosa rivista scientifica Jama è apparso un lavoro onnicomprensivo – a prima firma di David Preiss – su questa problematica da cui emerge che le statine hanno un effetto …. protettivo (!) nei confronti della pancreatite con una riduzione – statisticamente significativa – del rischio pari a poco più del 20%. Probabilmente tale effetto protettivo delle statine origina dall’effetto ipotrigliceridemizzante e anti-litiasi biliare colesterolinica degli inibitori dell’HMG-CoA reduttasi (= statine).
    Questo è solo uno dei tanti esempi in cui il “bugiardino” afferma una cosa e la letteratura medico-scientifica internazionale afferma il contrario.
    Ma questo è solo un esempio.
    Perché l’Autorità non si preoccupa di aggiornare tempestivamente i bugiardini? Perchè, sempre per rimanere in tema di statine, la maggior parte dei bugiardini degli inibitori dell’HMG-CoA reduttasi non riportano effetti collaterali riconosciuti dalla letteratura medico-scientifica internazionale e dalla Autorità Regolatorie sovranazionali quali il diabete stati o-indotto o la miopatia necrotizzante autoimmune?
    Perché non vi sono dibattiti su ciò?
    Perché non si fa in modo che il “bugiardino” non sia più chiamato in quel modo orrendo?

    • Fai attenzione a non confonderti: il bugiardino riporta gli effetti che sono stati segnalati anche sulla base di quei singoli casi in cui si è potuto stabilire un nesso (spesso solo probabile) tra l’effetto e l’assunzione del farmaco, anche se questi non sono statisticamente rilevanti (altrimenti non si potrebbero elencare gli effetti collaterali rari e rarissimi). Anche se il farmaco normalmente ha un effetto opposto a quello collaterale. Esiste addirittura quello che viene chiamato “effetto paradosso”, in cui un farmaco provoca quello che dovrebbe eliminare: ad esempio un sonnifero che in un piccolissimo numero di casi ha provocato insonnia avrà “insonnia” tra gli effetti indesiderati sul foglietto illustrativo.

      • Grazie innanzitutto per la risposta.
        Solo una annotazione a margine.
        Come puoi in “singoli casi” […] stabilire un nesso […] tra l’effetto e l’assunzione del farmaco”??
        Ad esempio, Tu vedi un soggetto a cui è prescritta una statina.
        Dopo un po’ il soggetto manifesta una pancreatite.
        Come fai a stabilire un rapporto di causalità?
        Puoi solo far riferimento al principio “post hoc, ergo propter hoc”.
        D’altra parte, ben sappiamo che si tratta di un classico esempio di fallacia di correlazione causale!
        E allora?
        Quando è possibile, dovremmo far riferimento a studi randomizzati.
        La già citata meta-analisi di studi randomizzati a prima firma di Preiss mostra che le statine riducono il rischio di pancreatite.
        Tale riduzione, però, non significa che ci sia la garanzia che dopo aver iniziato una terapia statinica un qualche cristiano non possa comunque presentare anche una pancreatite!!
        Ciao e grazie per l’ospitalità.

      • Appunto per questo si parla di probabilità. Il punto è che è necessario un eccesso di cautela. Fra l’altro lo studio clinico in questo caso, come tu stesso noti, non esclude affatto la pancreatite dagli effetti collaterali, ci dice soltanto che è statisticamente irrilevante. Diciamo che il bugiardino non è un report scientifico, ma un vademecum ad uso del consumatore, e quindi riporta informazioni utili per lui.

  5. Ottimo articolo! I giornalisti amano i titoli sensazionali, quindi “la comunità scientifica è divisa” fa più figo di “gli scienziati sono tutti d’accordo”.

    Un piccolo appunto:
    Inoltre, se interrogati, 97 climatologi su cento concordano con l’affermazione che l’uomo sta provocando il global warming (dei restanti tre, due non sono sicuri e uno lo nega) , anche restringendo il campo ai soli climatologi che abbiano compiuto studi sottoposti a peer review sul riscaldamento globale.
    In realtà la percentuale del 97% è relativa a 75 su 77 climatologi che hanno compiuto la maggior parte dei loro studi sul riscaldamento globale.
    Quindi:
    1) Non ce ne sono “restanti tre”, ma “restanti due” (uno per il no e uno per il forse). E in generale 77 è un numero molto piccolo, considerando che il questionario è stato spedito a 10257 scienziati.
    2) Prendere in esame solo i climatologi specializzati in “riscaldamento globale” è come prendere gli oncologi specializzati in “metodo Di Bella”. Sospetto che ci sia un discreto bias. Molto più significativa è la percentuale di climatologi (in generale), di cui l’88% (e non il 97%) ha risposto sì.
    3) La domanda era se l’attività umana fosse un fattore significativo, non necessariamente il principale.

    Poi certo l’88% sono comunque 8 su 9, anche qui dire “la comunità scientifica è divisa” è un po’ tirato per i capelli. Però è un numero che considero più realistico del famigerato 97% che purtroppo è quello sbandierato dai media (altri media, ovviamente, rispetto a quelli che “la comunità scientifica è divisa”).

    • Ottimo commento.
      L’unica perplessità emerge da una tua frase:
      <>
      Credo vagamente di averne intuito il senso, ma non sono certo.
      La mia perplessità origina dal fatto che non ho conoscenza di oncologi specializzati nel metodo Di Bella e, anche se ve ne fossero, non credo che possano essere in numero tale da poterci fare una squadra di pallacanestro.
      Magari anche Grande Gigante Gentile potrebbe illuminarci.
      Ciao a tutti.

      • cavolo! la frase riportata fra le virgolette è sparita 😦
        La frase in questione è: “Prendere in esame solo i climatologi specializzati in “riscaldamento globale” è come prendere gli oncologi specializzati in “metodo Di Bella”. ”
        Inoltre al posto di “illuminarci” il termine corretto è “illuminarmi” (maledetto correttore automatico!)

      • Non conosco la mente di Turz, ma credo che intendesse dire che noi chiamiamo volgarmente il “riscaldamento globale” non è propriamente un campo di expertise. Il paragone col MDB a mio parere non regge molto, ma questo è un dettaglio.

        La frase nel commento credo che ti sia sparita perché il sistema legge ciò che sta in mezzo a quegli apici come tag html, e quindi interpreta quel testo come codice non riconosciuto… credo.

      • Anch’io non posso essere nella testa di Turz, ma sarei propenso ad attribuire alle sue parole un altro significato: ammettiamo che tuttora in Italia vi siano 5 oncologi che fanno la Multiterapia Di Bella (MDB) e ammettiamo di chiedere a loro cosa pensano riguardo la MDB. Le risposte potrebbero essere 4 favorevoli (80%) e 1 dubbia (“occasionalmente prendo in considerazione la MDB, anche se sono incerto sulla sua reale validità!”). In questo modo, potrebbe essere divulgato un sondaggio secondo cui, fra gli oncologi “specializzati” il tasso di giudizio favorevole nei confronti della MDB è pari all’80%, con un 20% di incerti e 0% di contrari.
        Mettere implicitamente sullo stesso piano il global warming e la MDB è forse non politically correct.
        Però forse il concetto che voleva suggerire Turz non è errato.
        Esiste la regola umana secondo cui chi spende il proprio tempo e le proprie energie per studiare, in modo sistematico e per un lungo periodo, un determinato fenomeno, tende quasi inevitabilmente – nella migliore delle ipotesi – a sopravvalutarlo un po’ e – nella peggiore della ipotesi – a renderlo “concreto-e-reale”, oltre che importante, quando non lo è.
        Speriamo che ritorni Turz.

      • Scusate, ero in vacanza.
        Aristarco ha capito bene il paragone: se intervistassimo gli “oncologi specializzati in MDB” (supponendo che esistano) avremmo molti pareri favorevoli.
        La spiegazione secondo me non è tanto che chi lavora molto su un argomento tende conseguentemente a sopravvalutarlo o renderlo concreto e reale. All’inverso: chi lavora molto su un argomento ci lavora perché già da prima tendeva a sopravvalutarlo.
        Detto ciò, ho messo dentro il MDB solo per far capire con un esempio estremo che bisogna fare molta attenzione all’interpretazione dei sondaggi.
        Infine: 77 climatologi specializzati in global warming fanno una squadra di pallacanestro, ma secondo me sono pur sempre pochissimi per poterci fare statistiche sopra.

      • È saltato fuori quest’altro studio dove sono stati analizzati 11944 articoli riguardanti gli argomento “climate change” e “global warming”. Escludendo quelli off topic (che non assumevano alcuna posizione) risulta che il 97% corrobora l’esistenza del fattore antropico nel riscaldamento globale.

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