Cosa è successo davvero a Milano – Reprise

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale (vedere in fondo)

Mi ero ripromesso di non tornare più sull’argomento, in parte perché non mi fa piacere riparlarne, in parte perché non mi piace dedicare spazio a chi non se lo meriterebbe, e infine perché non voglio che questo diventi un blog monotematico, e credo ultimamente di aver dedicato al tema “sperimentazione animale” sufficiente spazio, e come ho già scritto non è un ambito che mi appassioni così tanto. La notizia però non può passare sotto silenzio.

Da tempo in molti ci chiedevamo che fine avessero fatto gli animali rubati negli stabulari di Milano, quelli sopravvissuti ovviamente. Ora ne siamo stati informati: una persona che ha “adottato” gli animali ha mostrato pubblicamente le foto della loro attuale sistemazione.

Premessa importante: le foto che seguono sono screenshot, catturati da un noto gruppo di facebook, di pagine rese pubbliche dall’autrice, la quale ha eliminato di sua spontanea volontà qualsiasi impostazione di privacy, quindi il fatto che i nomi e i volti non siano oscurati è imputabile solo a lei.

Vediamo ora la prima foto, con relativa descrizione e commenti

Vediamo che i topi sono tenuti in un bagno, che a leggere i commenti sembrerebbe anche usato. Già questo basterebbe per porsi dei seri dubbi sulle condizioni igieniche in cui gli animali vivono. Leggendo i commenti si viene poi a sapere che le gabbie non vengono pulite! Cioè, mi state dicendo che i topi vivono nei loro escrementi? A giudicare da quanto scrive in quest’altro commento sì:

Leggendo altri commenti sempre nella prima foto veniamo poi a sapere che i topi si sono riprodotti. Non so quanti fossero all’inizio i sopravvissuti, ma ora solo in quella casa ce ne sono ottanta. Ma una cosa elementare come tenere separati i maschi dalle femmine no? Mi chiedo cosa ne pensino gli altri condomini del rischio di trasformare il palazzo in una colonia murina. Una derattizzazione non sarebbe affatto un bel finale per questa storia.

Poi mi è venuto un’altro dubbio. Nel bagno si vedono sette-otto scatole, non li terrà mica tutti e ottanta lì, vero? Ma andiamo avanti a guardare le foto e scopriamo la dura realtà.

Ebbenesì, oltre che essere tenuti in condizioni igieniche indecorose e pericolose sia per la salute loro che per quella delle persone che ci vivono vicino, i topi sono tenuti in condizioni di grave sovraffollamento. La prima cosa che ho pensato quando li ho visti così ammucchiati è “ma così si metteranno a lottare tra loro! Si azzanneranno per il cibo e per accoppiarsi, e potrebbero esserci anche fenomeni di cannibalismo!” Neanche il tempo di finire il pensiero che mi viene confermato che questo sta già succedendo.

Un’altra cosa che ho notato è che nel mucchio non c’è neanche un topo nudo. Il sospetto è che, come era stato previsto, siano morti tutti entro pochi giorni dal furto. Non vi racconterò balle, con ogni probabilità è stata una morte orribile e hanno sofferto un sacco. Spero che chi li aveva in quel momento sia stato abbastanza intelligente da farli sopprimere.

La persona che ha pubblicato quelle foto si difende accusando di “meschinità” chi le ha riprese e commentate. Non che una simile difesa significhi molto se fatta da quelli che per abitudine taroccano immagini per diffamare i ricercatori.

Difesa standard dello pseudoanimalista di turno: «mi vorresti forse far credere che nei laboratori stavano meglio?»

Io non voglio far credere niente a nessuno, ma sta di fatto che è così. Nei laboratori da cui sono stati rubati i topi avevano gabbie spaziose che venivano pulite e sterilizzate tutti i giorni, e il personale era in grado di provvedere a loro. Ora invece non voglio pensare allo stato psicologico di queste bestiole (sì, i topi non hanno autoconsapevolezza ma hanno una psicologia) che sono prima state traumatizzate strappandole al loro ambiente, e poi messe a vivere nelle peggiori condizioni possibili.

«Ma nei laboratori vengono sottoposti ad indicibili torture!» E ancora una volta ti sbagli. Se ne è già parlato parecchio, ma nei laboratori nessun animale viene torturato. Sì, esistono delle procedure che sono dolorose o stressanti, e per quelle è previsto che si usino l’anestesia e l’analgesia. Ogni stabulario ha (per legge) un veterinario specializzato in benessere degli animali da laboratorio che si occupa di verificare che gli animali stiano bene, e se un soggetto deve essere soppresso questo viene fatto utilizzando sistemi rapidi e indolori (sì, la decapitazione e la dislocazione cervicale sono metodi rapidi e indolori).

Questa, tanto per fare un esempio è una tipica procedura di laboratorio, utilizzata quando è necessario iniettare qualche sostanza (spesso e volentieri poi non si deve iniettare niente, quindi non si arriva neanche a questo livello). Attenzione che quella qui sotto non è pubblicità, è un video didattico che serve ad insegnare la procedura a chi la dovrà mettere in atto.

Come si può vedere vengono prese tutte le misure necessarie per minimizzare lo stress dell’animale. Questo viene fatto perché se provasse dolore o paura il topo si agiterebbe tentando di divincolarsi, e il ricercatore rischierebbe di ferirsi, oppure il topo tenterebbe di mordere la mano, il che ovviamente si vuole evitare.

Per chi è duro di comprendonio: sto scrivendo che gli animali da laboratorio vivono nel migliore dei mondi possibili? No, sto scrivendo che nei laboratori vengono tenuti in condizioni dignitose e si ha buona cura di loro, e che i peggiori laboratori che ho potuto vedere in Italia tengono gli animali meglio di come si vede in quelle foto. Sto scrivendo che i laboratori sono tutti perfetti e che tutti rispettano perfettamente le normative? No, sono sicuro che da qualche parte esisteranno dei laboratori in cui le norme sul benessere animale non sono rispettate e che in qualche modo riescono a sfuggire ai controlli (siamo pur sempre in Italia), e questi laboratori vanno trovati e segnalati all’autorità, allo stesso modo delle persone che maltrattano gli animali in casa propria.

Per gli imbecilli totali che a questo punto stanno per scrivere «Ma se è tanto indolore perché non ti ci sottoponi tu?» preciso che ho partecipato due volte da studente come “cavia” ad uno studio scientifico e che nella vita ho ricevuto diverse iniezioni.

Concludendo, a vedere quelle foto ci sarebbe abbastanza materiale per una denuncia per maltrattamento e ne avanzerebbe per una segnalazione alla ASL per le condizioni igieniche. Non farò nessuna delle due cose perché spero che a questo punto chi ha gli animali gli trovi una sistemazione dignitosa e sicura. Sperando che non siano così idioti dal liberarli in giro.

Se siamo fortunati non dovrò più tornare sull’argomento.

Edit:

La persona che ha scattato le foto ha fatto sapere a sua difesa che gli animali, dopo essere stati tenuti per un tempo imprecisato in quelle condizioni, sono stati distribuiti in diverse gabbie, mettendo le femmine a coppie e i maschi singolarmente. La nuova sistemazione è senz’altro migliore di quella mostrata in foto, anche se l’idea di isolare i maschi è piuttosto brutta. Il topo è un animale sociale, e se tenuto in solitudine soffre. Nei laboratori per evitare che i maschi si attacchino tra loro si tengono nella stessa gabbia animali allevati insieme, che quindi si conoscono. Ovviamente i ladri dopo aver rubato gli animali ed averli ammassati insieme in uno scatolone non erano più in grado di distinguerli (ammesso che fossero a conoscenza di questi concetti, cosa di cui dubito fortemente) e quindi sono dovuti ricorrere alla pessima soluzione dell’isolamento. Gli va comunque riconosciuto il merito di aver posto parziale rimedio, per quanto insoddisfacente, al casino che avevano combinato.

Si prega di non dar da mangiare ai giornalisti

© SMBC Comics. Click for details

Avevo promesso di scrivere un racconto della giornata della corretta informazione scientifica. E volevo farlo, giuro, ma poi ho pensato che fosse meglio mettere prima nero su bianco un paio di riflessioni che quella giornata mi ha suscitato, finché ce le ho ancora fresche in mente. Il resoconto arriverà, con calma. Non mettetemi fretta, è lunedì anche per me.

Quello di cui volevo parlare è il rapporto tra il mondo della scienza e la stampa, o più in generale la capacità (o incapacità) degli scienziati di rapportarsi correttamente con la comunicazione della scienza.

Il rapporto tra scienziati e stampa è sempre stato difficile. Ricordo diversi colleghi che dopo aver visto un paio di volte le loro dichiarazioni completamente travisate dal giornalista di turno (e aver ricevuto telefonate stupite e scocciate da tutti i conoscenti) hanno deciso di non rilasciare più interviste. D’altra parte conosco giornalisti che hanno lasciato perdere articoli che stavano scrivendo di fronte a certe pretese dell’accademico di turno, che magari pretendeva di rileggere il pezzo prima della pubblicazione e applicare correzioni indispensabili, come sostituire “Prof. Pinco Pallino” con “Esimio Prof. Dott. Ing. Pinco Pallino, ordinario di oftalmologia gastrica e direttore del Dipartimento di Avuncologratulazione Meccanica dell’Università Telematica di Narnia”. O gente che pretendeva di trasformare un articolo per un giornale divulgativo in un trattato specialistico, vanificando così il senso della divulgazione stessa. Vi è poi il senso di superiorità e sufficienza con cui i giornalisti scientifici vengono trattati dagli scienziati, quasi a sottintendere che chi si è dedicato all’informazione piuttosto che alla ricerca non sia poi tanto degno di attenzione, come se poi la comunicazione al pubblico delle scoperte scientifiche non fosse ormai importante quasi quanto la ricerca stessa.

Nel convegno dell’8 giugno scorso, di cui vi racconterò in seguito, ho visto una proficua collaborazione tra scienziati e comunicatori. Ho visto che quando ciascuno fa il lavoro che sa fare meglio le cose funzionano bene. Poi nel post convegno ho sentito un paio di cose che mi hanno dato fastidio. Si parlava del fatto che una parte della stampa locale e nazionale non avesse parlato correttamente dell’iniziativa, che gli avesse dato troppo poco spazio o che ne avesse dato troppo agli “altri”. Quello che non mi  piaciuto sono state alcune reazioni. In particolare quelle del genere “stampa brutta e cattiva controllata dal nemico” e soprattutto quelle del genere “stampa stupida e ignorante che non capisce quanto siamo bravi e belli”.

Qualcuno ha avanzato anche un paio di proposte. Tra queste spiccava quella di creare una giornata dedicata alla stampa e alla comunicazione della scienza. Bello, ho pensato. Poi ho visto come si intendeva impostare tale evento e ho cambiato idea. Infatti si parlava di un’occasione in cui gli scienziati dall’alto del loro sapere avrebbero dovuto insegnare ai giornalisti come funziona la scienza e come questa va comunicata correttamente al pubblico. I giornalisti dal canto loro sarebbero dovuti stare seduti ad ascoltare le Perle di Verità e Sapienza che generosamente questi grandi saggi concedevano loro.

Seriamente, c’è qualcuno che pensa che funzioni così? C’è qualcuno che crede che possa mai funzionare? Davvero siete convinti che un laureato in biologia con un master in comunicazione della scienza (sì, questo è il curriculum tipico del giornalista scientifico italiano al giorno d’oggi) abbia da imparare qualcosa da noi su come comunicare la scienza? E non è che magari, qualche volta, solo qualche volta, nelle notizie mal riportate c’è anche lo zampino della nostra incapacità di comunicare? Di recente ci siamo lamentati molto perché qualcuno pretendeva di insegnarci come fare il nostro lavoro, ora non stiamo forse facendo lo stesso?

Scrivere non è il mio lavoro, forse è il caso che al di fuori di questo blog lasci questa attività ai professionisti. Isaac Asimov all’inizio della sua carriera si lamentava di come la stesura di articoli scientifici stesse rovinando il suo stile, e di come avesse paura di perdere la capacità di scrivere cose che piacessero al pubblico (ricordo che Asimov prima di essere uno scrittore di fantascienza fu un grande divulgatore scientifico). Fu così che scrisse un articolo Sulle proprietà endocroniche della tiotimolina risublimata, un magistrale pezzo di satira che prende in giro il “pomposo stile accademico” che era costretto ad usare per lavoro.

Sì, lo so, i giornalisti sono bestie strane, ma in fondo basta saperli prendere e si rivelano degli amiconi, e poi non sono pericolosi, se hanno mangiato. Scherzi a parte, c’è qualcuno che è arrivato a scrivere una guida per scienziati su come rapportarsi con la stampa (lettura obbligatoria, guardate che interrogo).

Non voglio dire che sia tutto rose e fiori. L’informazione scientifica nel nostro paese (ma anche altrove non crediate che sia molto meglio) soffre di diversi bug, fra cui la tendenza a drammatizzare e spettacolarizzare tutto, ma mi chiedo se veramente ci stiamo muovendo nella direzione giusta per risolvere il problema.

La scienza va raccontata bene e con competenza. È un nostro diritto. Oggi i giornalisti scientifici sono per la maggior parte a spasso. Ne conosco alcuni che poco ci manca che si piazzino davanti alle redazioni con un cartello con scritto “write articles for food”. Nel mio mondo ideale dovrebbe essere questa gente a scrivere i trafiletti di repubblicapuntoitte. Nel mio mondo ideale dovremmo pretendere che sia così. Dovremmo pretendere che i nostri istituti abbiano un ufficio stampa degno di questo nome, con un giornalista scientifico degno di questo titolo a lavorarci dentro.

Penso che funzionerebbe molto meglio del solito arroccamento a difesa della purezza e della grandiosità della Scienza e della Sapienza. Voi non credete?

Qualcosa di stupendo

ec07_for_scienceQualcosa si muove. Finalmente. C’è una nuova generazione di scienziati in giro, e stanno iniziando a farsi sentire. Qualcuno rimproverava ai ricercatori di non uscire mai dalle loro “torri d’avorio”. Questi sono usciti in strada. Qualcuno rimproverava loro di limitarsi a fare lezioni e non intavolare mai un dialogo. Questi hanno intavolato un dialogo. Sono giovani, non sono esperti di comunicazione o di marketing, non hanno una lira. Eppure stanno facendo qualcosa di fantastico. Sto parlando dei ragazzi e delle ragazze di Pro-test Italia, associazione di recentissima fondazione che si batte concretamente a favore della ricerca scientifica nel nostro paese, creata da un gruppo di giovani ricercatori e studenti.

Finalmente, per la prima volta in Italia, la ricerca è scesa in piazza. Un evento senza precedenti, organizzato per reagire ai vergognosi fatti di Milano e alla disinformazione imperante. Così il primo giugno scorso in piazza Mercanti a Milano tra i 300 e i 400 fra studenti e ricercatori si sono incontrati per parlare e per ascoltare. Dal palco hanno detto la loro ospiti d’eccezione, tra i quali Giuliano Grignaschi, del prestigioso istituto Mario Negri e Tom Holder, del comitato scientifico inglese Speaking of research. Ovviamente si è parlato di sperimentazione animale.

La manifestazione è stata infastidita da un gruppetto di sedicenti animalisti, una ventina di esagitati che hanno tentato di aggredire la gente radunata in piazza, ma vedendosi trattenuti dai carabinieri si sono dovuti limitare ad urlare insulti e frasi fatte. La gente in piazza dal canto suo li ha ignorati. Da un lato è stato istruttivo vedere la differenza tra chi faceva discorsi, argomentava, forniva contenuti, e chi invece si limitava ad urlare; d’altra parte in alcuni momenti faceva un po’ rabbia, ad esempio quando gli esagitati hanno lanciato urla e minacce di vario genere verso Nadia Malavasi, in quel momento sul palco, presidentessa dell’associazione dei talidomidici italiani e talidomidica essa stessa, che ha provato e prova tuttora sulla sua pelle cosa significa non sperimentare sugli animali, e in piazza lo ha raccontato.

Una piccola vittoria gli urlatori l’hanno ottenuta, molti giornali (per fortuna solo quelli italiani, la stampa straniera è stata molto più attenta) hanno parlato di scontri e tensioni con i ricercatori, scontri che in realtà non sono mai avvenuti, e tensioni che erano da una sola parte, quella verso la quale erano girati i carabinieri, mentre alle loro spalle si svolgeva una festa. Ovviamente hanno ottenuto anche una grande sconfitta, quella di squalificarsi, di essere abbandonati (nessuna delle grandi associazioni animaliste era presente) e di dimostrare la loro pochezza.

Dal canto loro i ricercatori hanno ottenuto una grande vittoria: gli animalisti intervistati hanno finalmente smesso di propagandare falsità sul fatto che la ricerca sia inutile e sull’esistenza di metodi alternativi alla sperimentazione animale.

Ho curiosato un po’ tra i siti e le pagine relative a quei movimenti, e a leggere tra le righe si vede che quello che ha dato più fastidio di quella manifestazione è stato il fatto che i presenti non corrispondessero affatto all’immagine del “crudele vivisettore” che viene abitualmente dipinta.

Credit: In Difesa della Sperimentazione Animale. Click for details

Eh già, perché in piazza c’erano volti giovani, gentili e sorridenti, che mal si adattavano agli attacchi di tipo “emozionale” che di solito vengono rivolti alla loro categoria.

Credit: OMg!Science. Click for details.

Certo, l’aspetto tranquillo amichevole e rassicurante di qualcuno non significa nulla, a meno che ovviamente questa non sia la tua principale argomentazione contro di lui.

Ma perché sto spendendo tutto questo spazio a parlare della manifestazione del primo giugno? Sono così fissato con la sperimentazione animale? A dire il vero no, fra parentesi personalmente non la pratico e probabilmente non avrò occasione di praticarla in futuro. Quello su cui voglio mettere l’accento è che finalmente la ricerca ha reagito, e ha reagito nel migliore dei modi. Finalmente abbiamo messo in chiaro che ci siamo anche noi e che non siamo più disposti ad accettare insulti minacce e azioni violente nei nostri confronti. Noi parleremo, così che la gente sappia come stanno realmente le cose e tragga le sue conclusioni.

E proprio per questo sabato prossimo, 8 giugno, in tante città d’Italia si svolgerà l’evento Italia Unita per la Corretta Informazione Scientifica. Dell’evento ho già parlato, si tratta in realtà di tanti eventi: flash mob, fiaccolate, incontri in diverse città d’Italia. Al centro di tutto ci sarà il dialogo sui “temi caldi” della scienza: staminali, OGM, prevedibilità dei terremoti, sperimentazione animale, medicina alternativa, vaccini, eccetera. Insieme cercheremo di capire quali sono i fatti e quali conclusioni ci suggeriscono, magari ne discuteremo.

Io personalmente sabato sarò a Roma, ascolterò e se ne avrò l’occasione parlerò anche, incontrerò vecchie conoscenze e gente nuova. Dopo, vi racconterò com’è andata. Quanto a voi, potete rintracciare su questa pagina l’evento più vicino a voi. Sarà una bella giornata, spero che siate presenti in tanti.

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