OGM, basta ipocrisia

PescefragolaIn questi giorni non si fa che parlare del decreto, firmato da ben tre ministri, che in seguito ad una mozione unitaria (ed unanime) del parlamento vieta la coltivazione di organismi geneticamente modificati. Sono vietate anche le coltivazioni in campo aperto a scopo di ricerca scientifica. Tale decreto invoca la clausola di salvaguardia, un passo della normativa europea che permette di sospendere la coltivazione di un certo OGM se emergono in seguito alla sua approvazione nuovi dati che mettono in dubbio la sua sicurezza per la salute o per l’ambiente. Dati che ovviamente non esistono, visto che nel nostro paese la ricerca sugli OGM è vietata. Nel nostro caso il decreto riguarda l’unico OGM attualmente approvato in Europa, il mais MON 810, ma la mozione del parlamento vincola il governo ad agire allo stesso modo con qualunque varietà venisse approvata in futuro, applicando la clausola di salvaguardia a priori, cosa fra l’altro vietata dalla normativa europea.

Il divieto, come già detto in diverse altre occasioni non ha alcuna base scientifica, i possibili rischi prospettati, tra i quali non meglio identificati rischi per la salute o la “perdita di biodiversità” , sono scientificamente fantasiosi e campati per aria. Alcuni, come per esempio la “contaminazione” dei prodotti tipici italiani, violano un paio di principi della fisica che chiunque abbia terminato le scuole superiori dovrebbe conoscere.

Il parlamento tuttavia si fa forte del fatto che da certe indagini sia emerso che la stragrande maggioranza della popolazione sia contraria agli OGM, e che quindi i rappresentanti stanno facendo il volere della maggioranza. Si potrebbe obiettare che la democrazia è un’altra cosa, ma per il momento diamolo per accettato: i nostri governanti ritengono che gli OGM siano pericolosi, e il popolo è d’accordo con loro.

Di conseguenza sarebbe piuttosto grave se, all’insaputa di questo popolo, il mais e la soia utilizzati nel nostro paese fossero OGM in percentuali superiori all’80%. E che questi OGM venissero usati per produrre i mangimi che alimentano tutti gli animali d’allevamento italiani, compresi quelli da cui derivano i prodotti tipici italiani che tanto vogliamo tutelare, come il Parmigiano Reggiano o il prosciutto San Daniele. Sarebbe ancora più grave poi se si scoprisse che spesso le stesse lobby che si oppongono alla coltivazione di OGM sul nostro suolo importano e commerciano questi prodotti. Per non parlare di cosa succederebbe se saltasse fuori che più dell’80% del cotone è OGM, compreso quello con cui sono tessuti gli abiti disegnati dai nostri stilisti.

Già, eppure non si scandalizza nessuno del fatto che sia proprio così. Perché i nostri parlamentari non lo gridano in parlamento, non si scagliano contro le lobby e le multinazionali, non propongono mozioni per fermare tutto questo? Non sarà mica che tra i nostri rappresentanti ci sono degli ipocriti?

Volendo far finta di credere alla buona fede di deputati e senatori faccio una proposta: etichettatura obbligatoria per qualsiasi prodotto che utilizzi OGM nella sua filiera, così che i consumatori siano consapevoli di ciò che consumano e possano eventualmente scegliere di non consumarlo più.

Deve quindi comparire sull’etichetta di tutti questi prodotti la dicitura “contiene OGM”, con l’indicazione della/e varietà utilizzata/e in posizione e con caratteri tali da avere la medesima visibilità delle altre informazioni.

Tali prodotti devono comprendere:

  1. Tutte le piante geneticamente modificate e i prodotti contenenti tali piante o loro parti.
  2. Tutti i prodotti derivati da piante geneticamente modificate, compresi i mangimi per animali.
  3. Tutta la carne di animali alimentati con i mangimi di cui al punto 2.
  4. Tutti i prodotti di derivati da animali di cui al punto 3, inclusi, ma non limitatamente a, latte, formaggi, uova, burro o prodotti che li contengano come ingredienti.
  5. Abiti o accessori realizzati, in tutto o in parte, con materiali derivanti da animali di cui al punto 3.
  6. Abiti o accessori realizzati, in tutto o in parte, con fibre vegetali derivanti da piante geneticamente modificate.

Inoltre bisognerebbe creare un elenco, pubblicamente accessibile, di tutte le aziende che commerciano tali prodotti, di modo che il consumatore possa verificare se l’azienda presso cui si sta servendo è effettivamente OGM-free.

Ma allora perché, diranno subito i miei piccoli lettori, il parlamento e il governo non mettono subito in atto questi provvedimenti dettati dal buon senso? Se gli OGM sono tanto pericolosi, perché li lasciano circolare liberamente per tutto il paese?

Ve lo dico io perché, perché sono degli ipocriti, il cui unico interesse è il consenso elettorale. Perché sanno che se si volesse essere onesti andrebbe indicata come OGM praticamente tutta la produzione alimentare, tessile e conciaria italiana, perché sanno che salterebbe fuori che coloro che non vogliono che si coltivino OGM hanno grossi interessi economici nella loro importazione e vendita, perché sanno che la gente in questo modo si accorgerebbe dell’inganno, perché temono l’intelligenza della massa e sanno che farebbero una gran brutta figura.

Una figura da ipocriti.

No agli OGM in Italia. Sul serio?

Volevo scrivere qualcosa a proposito del vergognoso voto di oggi alla camera, con cui viene approvata una mozione che impegna il governo ad applicare la clausola di salvaguardia contro qualsiasi coltivazione OGM nel nostro paese, indipendentemente dalla sua reale necessità. La clausola di salvaguardia si dovrebbe applicare per quei prodotti per i quali siano emersi nuovi elementi. Qui invece la si vuole applicare a priori su prodotti approvati in sede europea, cioè che hanno subito tutti i controlli necessari per farli approvare dall’EFSA, l’organo di controllo europeo per la sicurezza degli alimenti (allo stato attuale si tratta di uno solo). Tale mozione si basa su premesse false e antiscientifiche, e inoltre è in  palese contrasto con la normativa europea, il che espone l’Italia al rischio di pesanti sanzioni, di nuovo.

I parlamentari, soprattutto quelli con una formazione scientifica, non si sono neanche degnati di spiegare il perché del loro voto, come invece era stato loro richiesto.

Purtroppo il tempo non mi consente di andare a fondo come vorrei, e considerato il mio umore in questo momento rischierei di scrivere e pubblicare cose di cui potrei pentirmi. Faccio quindi mie le parole di Moreno Colaiacovo, uno dei coordinatori di Dibattito Scienza:

Oggi la Camera ha votato all’unanimità (!) una mozione contro gli OGM, fregandosene del parere dell’UE, dell’EFSA e delle società scientifiche italiane. Uno schiaffo alla scienza dettato non dai fatti, ma dalla demagogia e dalla ricerca del consenso elettorale. Si dà la colpa alle multinazionali, dimenticando che le lobby vere, da noi, sono altre. Sono quelle associazioni ipocrite che osteggiano gli OGM, però vendono mangimi OGM agli allevatori italiani. Si dà la colpa alle multinazionali, dimenticando che è proprio il clima da caccia alle streghe che circonda gli OGM ad aver aperto la strada allo strapotere di Monsanto e company. Quale aziendina italiana lavorerebbe a un San Marzano OGM resistente ai virus, se alla prima sperimentazione in campo un branco di delinquenti glielo distruggono? Certo, dicono che lo fanno per proteggere il Made in Italy, dimenticando che la gran parte dei prodotti tipici italiani deriva da animali alimentati con OGM. Perché non bloccare anche le importazioni, se gli OGM sono così terribili? Ipocriti.
In un giorno triste come questo, vorrei ricordare la figura di Robert Gibbon Johnson, un colonnello americano che il 26 settembre 1820, secondo la leggenda, mangiò davanti a una folla sbalordita un frutto allora ritenuto velenoso. Non era un OGM. Era un pomodoro.

Ricostruiamo la Città della Scienza

Sono passati quattro mesi dal rogo che ha distrutto quasi interamente la Città della Scienza di Napoli, ma l’entusiasmo di chi ci lavora, di chi la sostiene e soprattutto dei tanti bambini e ragazzi appassionati di scienza non è stato distrutto, anzi, è più forte di prima.

Super Quark ha documentato le attività, riprese nelle poche strutture scampate all’incendio, mostrando come con poco si possa comunque fare molto, se c’è la volontà di farlo, in attesa che Città della Scienza rinasca dalle sue ceneri più grande e più bella di prima.

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