Una royalty non si nega a nessuno

E quindi si scoprì che quello che gli agricoltori ripetevano da anni, e che cioè tutte le varietà vegetali sono soggette a royalties era, ohibò, vero.

La Valle del Siele

Può capitare che, rimettendo a posto un vecchio mazzo di fatture, l’attenzione si posi per la prima volta con attenzione su una particolare dicitura. Nulla di nuovo, per chi questo genere di documenti se li fa scorrere tra le dita con una certa frequenza. Ma proprio questa consuetudine, finora, aveva impedito di dare il risalto che merita a certi particolari. Allora può capitare di notare per la prima volta che è scritto, nero su bianco e a norma di legge, che “i semi di varietà di cereali sono soggette al pagamento di royalties a favore del costitutore“.

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Ohibò. Non sarà quindi che, come abbiamo ripetuto fino a farci venire il concetto a nausea, la favola secondo la quale gli OGM legano mani e piedi gli agricoltori alle multinazionali attraverso i brevetti è, per l’appunto, una favola, e che per tutte le varietà brevettate si pagano royalties, almeno nei…

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5 thoughts on “Una royalty non si nega a nessuno

  1. Questa vostra deduzione non è esatta ed è fuorviante

    “E quindi si scoprì che quello che gli agricoltori ripetevano da anni, e che cioè tutte le varietà vegetali sono soggette a royalties era, ohibò, vero.”

    Le cose stanno così:

    Una varietà dopo un certo tempo viene radiata dal Registro delle varietà e diventa libera cioè accessibile a tutti senza dover pagare nessuna royalties. Solo che sono varietà divenute vecchie che quasi nessuno vuole più seminare.
    Pertanto gli agricoltori che che affermavano quanto da voi riferito, raccontano balle, perchè pretendono varietà nuove, in quanto vi riconoscono potenzialità produttive migliori, e quindi riconoscono che vi è innovazione e che qualcuno ve lì’a apportata ,però, non vogliono pagare per questo lavoro dal quale riconoscono di trarre utilità.
    Bella pretesa mi pare! Ma loro cedono gratis il prodotto a chi ha fame? E’ voi se inventaste qualcosa non la coprireste con un brevetto per rifarvi almeno del tempo e delle spese che avete fatto per metterla a punto.?

    Ricordatevi che una varietà nuova è un assemblaggio genetico nuovo e non esistente prima e non è nato spontaneamente ma qualcuno l’ha messo a punto e l’ha provato prima di porlo sul mercato, spendendo soldi e tempo.

    • Sinceramente non ho capito a chi si rivolge tutto questo tuo sfogo e dove sarebbe il falso in quanto affermato nell’articolo degli amici de La Valle del Siele. Credo che tu abbia del tutto frainteso la mia posizione sugli argomenti trattati, ti invito a leggere qualche altro articolo del blog per fartene un’idea.

      Credo che il tuo commento possa essere messo su un’enciclopedia alla voce “sfondare una porta aperta”.

      • Guarda che io non ho contestato gli amici della valle del siele, anzi se tu avessi letto il commento che ho fatto subito dopo aver visto il testo di Masini capiresti cosa ne penso, solo che ho fatto miglioramento genetico per tutta la mia vita professionale e conosco le leggi sementiere europee e internazionali.

        Io ho contestato la frase e per non essere frainteso l’ho riportata integralmente.

        Da questa si evince che un agricoltore quando compra il seme deve pagare comunque una royalties ed, invece, non è vero perchè se sceglie una varietà libera non paga nessuna royalties. Non solo ma le regole dell’UPOV dicono che l’agricoltore che ha comprato il seme può poi usare parte del prodotto ricavato come semente per le semine degli anni successivi senza pagare royalties. Questo però è applicabile solo ai cereali a paglia autogami e nel limite delle 720 t di produzione di cereali aziendali. Si sono infatti esentati i piccoli agricoltori.

        Tutti gli altri sono degli imprenditori agricoli che mettono a frutto per la loro riuscita imprenditoriale l’applicazione di innovazioni che altri hanno approntato spendendo soldi e intelligenza, perchè non dovrebbero pagare per poter usare un seme più performante?

        Prima di risponderti ho letto qualche altro articolo del tuo blog ed ho ben rilevato che sei a favore degli OGM, come lo sono io (per verificare leggere i miei articoli e commenti pubblicati su valle del siele, Salmone e Bressanini.

        Vedrai che non ho l’abitudine di sfondare porte aperte, ma di intervenire argomentando scientificamente e con cognizione di causa.

      • Non avrai quest’abitudine, ma ciò non toglie che tu l’abbia fatto. ti ribadisco che da quanto scrivi si vede che hai totalmente frainteso il mio punto di vista. Quando chiedi polemicamente “perchè non dovrebbero pagare per poter usare un seme più performante?” forse non ti rendi conto che io considero cosa buona e giusta il fatto che paghino, il mio commento al reblog, che tu ccontinui a contestare senza voler capire cosa c’è scritto, è rivolto, così come l’articolo originale, a tutti quegli ignoranti che pensano che solo gli OGM costituiscano un miglioramento genetico e che pertanto solo quelli siano brevettabili e sottoposti a royalties.
        Il fatto poi che per le varietà vecchie non si debba pagare mi sembra ovvio, ma è del tutto irrilevante ai fini della questione trattata nell’articolo. Ti consiglio di rivolgere queste tue invettive altrove, perché qui, lo ripeto, sono del tutto superflue.

  2. Ribadisco, la frase si prestava ad una diversa interpretazione. Non ho inviato nessuna invettiva.
    Ho solo ribadito una mia convinzione, ma che ora apprendo essere uguale alla tua. Bene!

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