10 domande su Stamina, #Goliarispondi

Sulla questione del cosiddetto metodo Stamina, controverso sistema che a detta del suo ideatore Davide Vannoni sarebbe stato in grado di curare decine di malattie degenerative oggi incurabili, si sono dette e scritte tante cose. Per i soliti che sono appena tornati da Marte è disponibile un resoconto dell’intera vicenda su MedBunker.

Oggi, dopo che il “metodo” si è dimostrato inconsistente, un gruppo di giornalisti scientifici e divulgatori ha deciso di rivolgere alcune domande a Giulio Golia, il giornalista delle Iene che ha portato questa vicenda sotto i riflettori e che è stato uno dei principali sostenitori di Vannoni e compagni, anche contro qualsiasi evidenza scientifica, anche al punto di manipolare un’intervista (raccontato qui e qui) pur di sostenerli.

Gli estensori delle domande sono Marco Cattaneo, Alice Pace, Silvia Bencivelli, Salvo Di Grazia, Emanuele Menietti, e Antonio Scalari, con la collaborazione di Letizia Gabaglio, tutte persone che già in passato si erano occupate della vicenda, mettendone in evidenza contraddizioni e punti oscuri.

A loro mi unisco volentieri anch’io. Non sono un giornalista né un comunicatore di professione, ma soltanto uno che crede che l’informazione scientifica, così come l’informazione in generale, sia una cosa seria e che vada fatta seriamente, cioè in maniera onesta e rigorosa, attenendosi ai fatti e senza cercare di manipolare l’opinione pubblica appellandosi alle emozioni.

Le domande le riporto qui di seguito, vi invito a diffonderle. Ora attendiamo le risposte.

1. Perché voi delle Iene non spingete Davide Vannoni a rendere pubblico il metodo Stamina? Se è davvero così efficace, non pensa sia giusto dare la possibilità a tutti i medici e pazienti di adottarlo?

2. Nei suoi servizi per Le Iene ci ha mostrato alcuni piccoli pazienti in cura con il metodo Stamina. Dopo otto mesi e quasi 20 puntate, perché non ha mai coinvolto le altre persone che Vannoni dice di aver curato negli ultimi anni, invitandole a mostrare i benefici del metodo stamina?

3. Perché non ha mai sentito la necessità di dare voce anche a quei genitori che, sebbene colpiti dalla stessa sofferenza, non richiedono il trattamento Stamina e anzi sono critici sulla sua adozione?

4. Nel primo servizio su Stamina lei dice che Vannoni prova a curare con le staminali casi disperati «con un metodo messo a punto dal suo gruppo di ricerca». Di quale gruppo di ricerca parla? Di quale metodo?

5. La Sma1 non sarebbe rientrata nella sperimentazione nemmeno se il Comitato l’avesse autorizzata, perché lo stesso Vannoni l’ha esclusa, ritenendola troppo difficile da valutare in un anno e mezzo di studi clinici. Come mai continua a utilizzare i bambini colpiti da questa patologia come bandiera per la conquista delle cure compassionevoli?

6. Perché non ha approfondito la notizia delle indagini condotte dalla procura di Torino su 12 persone, tra cui alcuni medici e lo stesso Vannoni, per ipotesi di reato di somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere?

7. Perché non ha mai interpellato nemmeno uno dei pazienti elencati nelle indagini della procura di Torino?

8. Perché ha omesso ogni riferimento alle accuse di frode scientifica da parte della comunità scientifica a Vannoni, al dibattito attorno alle domande di brevetto e alle controversie che hanno portato a un ritardo nella consegna dei protocolli per la sperimentazione?

9. In trasmissione lei fa riferimento alle cure compassionevoli, regolamentate dal Decreto Turco-Fazio. Perché non ha spiegato che il decreto prevede l’applicazione purché «siano disponibili dati scientifici, che ne giustifichino l’uso, pubblicati su accreditate riviste internazionali»?

10. Se il metodo Stamina si dimostrasse inefficace, che cosa si sentirebbe di dire alle famiglie dei pazienti e all’opinione pubblica?

Come non funziona il metodo scientifico: un caso di studio

L’articolo  stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Molte persone, per via telematica o a voce, hanno mostrato curiosità e interesse sul funzionamento di questo tanto amato metodo scientifico, due paroline magiche che ogni scienziato ripete e si ripete ad ogni piè sospinto. Capita però raramente, al di fuori dei laboratori e delle università, di poter mostrare un esempio reale e concreto di funzionamento (o in questo caso di non funzionamento) del metodo stesso.

Il caso che ci si presenta davanti è quello di una ricercatrice, o meglio, un’ex ricercatrice, oggi politica, che chiede aiuto agli ex colleghi per la stesura di un dossier molto particolare.

Prima di tutto una premessa: in questa sede non mi interessa dare giudizi sulle idee sull’operato politico della persona in questione, né su quello del suo partito, tutto ciò che mi interessa è la questione scientifica.

Andiamo con ordine: sabato 5 ottobre compare un’aggiornamento di stato sul profilo dell’onorevole Elena Fattori, senatrice della repubblica e membro delle commissioni agricoltura e politiche comunitarie, e, come dicevamo, ex ricercatrice biomedica.

Il testo è il seguente:

2013-10-16_103607

Appello agli scienziati che seguono questa pagina!
OGGETTO MAIS TRANSGENICO MON 810
Stiamo portando aventi una battaglia per evitare l’invasione di questo mais OGM.
Per invocare la clausola di salvaguardia occorre un dossier scientifico sull’argomento che ad oggi manca. Le informazione e gli studi sono vaghi e purtroppo la politica e gli intessi si mescolano ai dati scientifici. Mi servirebbe aiuto per produrre un dossier totalmente ASETTICO e SCIENTIFICO che sia diviso più o meno così:
[omissis]
Vorrei realizzare una task force che in tempi decenti raccolga tutti i dati in letteratura e faccia una relazione su questi punti. Chi vuole partecipare mi scriva su: elena.fattori@senato.it, magari dicendomi la specializzazione e su quali di questi punti voglia lavorare così organizziamo dei gruppi.

Apparentemente nulla di strano, direte voi, anzi, una volta tanto si chiede di realizzare un dossier scientifico anziché affidarsi a preconcetti o ideologie.

Stop.

Parliamo di metodo scientifico. Le basi le dovreste conoscere tutti, visto che si studiano alle scuole elementari:
1 – Osservare un fenomeno
2 – Formulare un’ipotesi sul suo funzionamento
3 – Effettuare un esperimento per verificare la presenza di errori nella nostra teoria
4a – Se l’esperimento evidenzia che ci sbagliavamo modificare la teoria
4b – Se l’esperimento non rivela errori continuare a sperimentare finché nuove evidenze non ci fanno modificare la teoria
Fin qui tutto molto semplice. Ricordiamoci che la nostra teoria si considera per principio falsa, e che gli esperimenti che facciamo hanno lo scopo di scoprire gli errori (falsificare la teoria). Più a lungo rimaniamo senza trovare errori più la teoria “ci piace”. Dopo un numero sufficiente di esperimenti la si potrà considerare senza ombra di dubbio “dimnostrata”.

Ok, ma dopo? Una volta che gli scienziati hanno sperimentato a sufficienza, come facciamo a trarre delle conclusioni? Anche qui le basi sono piuttosto semplici. gli scienziati pubblicano i loro risultati su riviste scientifiche, le quali li accettano dopo un processo di revisione, e queste pubblicazioni vengono indicizzate in appositi database che possiamo consultare per sapere come stanno le cose. Nell’insieme queste pubblicazioni formano quella che gli addetti ai lavori chiamano “letteratura scientifica”.

Torniamo alla senatrice Fattori. In sostanza ciò che lei sta chiedendo è proprio questo, una ricerca nella letteratura scientifica riguardante i risultati finora ottenuti sul mais GM MON 810. Dov’è allora l’errore (tralasciando la stranezza di porre una simile richiesta su facebook, anziché rivolgersi a qualche istituto scientifico)? Se cercate bene lo troverete nel primo paragrafo, dove dice “Stiamo portando aventi una battaglia per evitare l’invasione di questo mais OGM” e “Per invocare la clausola di salvaguardia occorre un dossier scientifico sull’argomento“. Notate niente? Se ci fate caso la senatrice ha già esplicitato quali devono essere le conclusioni dello studio: evitare l’invasione di questo mais e invocare la clausola di salvaguardia. In pratica ha posto una conclusione e ha chiesto agli scienziati di trovare prove di questa sua conclusione.

C’è bisogno di spiegare perché è sbagliato trarre le conclusioni prima e raccogliere i dati poi? Diciamo di sì. Il motivo è che questo ci porta ad una nota fallacia logica chiamata cherry picking, nota anche come fallacia dell’evidenza incompleta. Infatti se non ci limitiamo a cercare tutto ciò che di scientifico è stato scritto in materia ma cerchiamo appositamente prove a favore della nostra conclusione preferita, probabilmente le troveremo, ma ignoreremo anche tutte quelle contrarie, comprese anche quelle che eventualmente confutano specificamente le nostre. In questo caso ciò che conta è l’insieme delle evidenze, non le singole evidenze a favore di ciò che crediamo.

Se non tenessimo conto di questo ci lascerebbe alquanto stupiti l’affermazione della Fattori secondo cui un dossier scientifico sul MON 810 “ad oggi manca”, per non parlare di quando scrive che “gli studi sono vaghi”. Ci stupirebbe assai perché in realtà di dossier scientifici completi ne esistono eccome, e sono quelli realizzati dall’EFSA (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) e dall’FDA (il suo corrispettivo statunitense) basandosi su oltre quindici anni di studi, che concludono che il mais MON 810 è sicuro sia dal punto di vista alimentare che da quello ambientale (i due linkati sono solo per esempio, solo sul sito dell’EFSA si trovano centinaia di documenti in merito, aggiornati annualmente).

Il cherry picking è figlio di un particolare bias cognitivo (i bias cognitivi sono dei piccoli “errori” insiti nel funzionamento della nostra mente che ci impediscono in certe condizioni di ragionare in maniera logica) noto come bias di conferma, che ci porta a selezionare e prestare più attenzione a quelle informazioni che sono più vicine a ciò che noi crediamo.

Come si evita allora di cadere in questo errore? Innanzitutto evitare di giungere alle conclusioni in anticipo è già un buon inizio. In secondo luogo si può ridurre sensibilmente il fattore soggettivo lavorando in un certo senso “bendati”: si pongono innanzitutto delle condizioni iniziali di qualità, che ci dicono quali studi potranno essere inclusi nella nostra ricerca. Per esempio per gli studi di tossicità si richiederà un numero minimo di partecipanti e l’uso del doppio cieco randomizzato. Il secondo step è quello di prendere tutte le pubblicazioni scientifiche sull’argomento che soddisfino i requisiti, indipendentemente dalle conclusioni a cui giungono. Infine si analizzano queste pubblicazioni con gli appositi strumenti statistici e a questo punto si traggono le conclusioni basandosi sui dati ottenuti. Questo sistema si chiama review sistematica, ed è quello comunemente utilizzato dagli scienziati.

Siamo sicuri che invece l’approccio della senatrice Fattori non possa funzionare? Sì, lo siamo perché i nostri politici non sono stati i primi a cercare di manipolare la scienza a loro favore in questo campo. Ci sono stati altri che ci hanno provato prima di loro, ultimi in ordine di tempo i francesi, il cui dossier era stato ovviamente bocciato dall’EFSA, così come tutti quelli che lo avevano preceduto.

Aggiornamento: il seguito

Ho commesso un errore: Mi sono andato a leggere i commenti presenti sotto il testo della Fattori, e ora mi sento in dovere fare un paio di considerazioni. Se volete leggervi l’intera discussione, la trovate qui, anche se non è facile seguire dato che facebook di default non mette più i commenti in ordine cronologico.

Nel giro di poche ore sotto l’ormai noto “appello agli scienziati” sono comparsi più di 200 commenti. La notizia agli scienziati gli è arrivata sul serio e in un lampo si scatenato l’inferno. Tra i commentatori molti si sono qualificati come scienziati e hanno fatto notare la poca correttezza del chiedere la realizzazione di un dossier scegliendo a priori le conclusioni a cui dovrà giungere, altri hanno segnalato i dossier dell’EFSA e diversi altri studi. In poco tempo sono comparsi tra i commentatori i nomi di biologi noti e di diversi giornalisti scientifici. Quasi tutti affermavano la stessa cosa: gli studi esistono e giungono a conclusioni opposte rispetto a quelle che vorrebbe lei.

Le risposte della senatrice sono illuminanti. Le prime sono tutte variazioni sul tema del “io sono una scienziata, gli OGM li conosco, voi no quindi state zitti”. E così arriviamo alla seconda fallacia logica della giornata: l’appello all’autorità, in questo caso la sua. Tralasciamo per un momento il fatto che in ambito scientifico l’appello all’autorità non ha alcun valore, perché contano solo i dati di fatto e i risultati degli studi scientifici, e invece chiediamoci: ma Elena Fattori si può davvero considerare un’autorità in campo di OGM, al punto da poter zittire altri biologi che non concordano con lei? Vediamo, se cerchiamo su PubMed vediamo che la Fattori, escludendo le omonimie, ha una quarantina di pubblicazioni principalmente riguardanti la preclinica di un vaccino contro l’epatite c, realizzato con virus modificati e alcuni lavori con topi transgenici. A quanto risulta non ha mai partecipato ad alcuno studio sulle biotecnologie vegetali, men che mai su piante geneticamente modificate, né risulta che abbia studiato gli effetti degli OGM al di fuori dei laboratori. In altre parole no, non è affatto un’autorità in materia, non può permettersi di zittire i suoi colleghi, soprattutto se questi le presentano studi e pubblicazioni sull’argomento.

Nella seconda trance di risposte invece la Fattori cambia tattica, accusando di volta in volta il suo interlocutore di non essere “un vero scienziato”. E con questa fanno tre fallacie Elena, a cinque vinci un premio? La fallacia in questione è nota come no true scotsman (nessun vero scozzese), e consiste nel cambiare arbitrariamente il proprio target sulla base di ciò che si vuole dimostrare. In altre parole la Fattori si è rivolta inizialmente agli scienziati, ma vedendo che questi non concordavano con lei ha deciso di rivolgersi ai “veri scienziati”, escludendo automaticamente da questo insieme chiunque non fosse del suo stesso parere. Non dubito che anche quando sarà il momento di analizzare le pubblicazioni scientifiche accetterà solo la “vera scienza” con questo intendendo quelle pubblicazioni che confermano i suoi preconcetti.

Infine, ormai assediata, la Fattori conclude che “la scienza fa paura a tutti”. E una volta tanto sono d’accordo, signora senatrice, la scienza può far paura, soprattutto a chi cerca di manipolarla e strumentalizzarla per i propri fini politici.

No agli OGM in Italia. Sul serio?

Volevo scrivere qualcosa a proposito del vergognoso voto di oggi alla camera, con cui viene approvata una mozione che impegna il governo ad applicare la clausola di salvaguardia contro qualsiasi coltivazione OGM nel nostro paese, indipendentemente dalla sua reale necessità. La clausola di salvaguardia si dovrebbe applicare per quei prodotti per i quali siano emersi nuovi elementi. Qui invece la si vuole applicare a priori su prodotti approvati in sede europea, cioè che hanno subito tutti i controlli necessari per farli approvare dall’EFSA, l’organo di controllo europeo per la sicurezza degli alimenti (allo stato attuale si tratta di uno solo). Tale mozione si basa su premesse false e antiscientifiche, e inoltre è in  palese contrasto con la normativa europea, il che espone l’Italia al rischio di pesanti sanzioni, di nuovo.

I parlamentari, soprattutto quelli con una formazione scientifica, non si sono neanche degnati di spiegare il perché del loro voto, come invece era stato loro richiesto.

Purtroppo il tempo non mi consente di andare a fondo come vorrei, e considerato il mio umore in questo momento rischierei di scrivere e pubblicare cose di cui potrei pentirmi. Faccio quindi mie le parole di Moreno Colaiacovo, uno dei coordinatori di Dibattito Scienza:

Oggi la Camera ha votato all’unanimità (!) una mozione contro gli OGM, fregandosene del parere dell’UE, dell’EFSA e delle società scientifiche italiane. Uno schiaffo alla scienza dettato non dai fatti, ma dalla demagogia e dalla ricerca del consenso elettorale. Si dà la colpa alle multinazionali, dimenticando che le lobby vere, da noi, sono altre. Sono quelle associazioni ipocrite che osteggiano gli OGM, però vendono mangimi OGM agli allevatori italiani. Si dà la colpa alle multinazionali, dimenticando che è proprio il clima da caccia alle streghe che circonda gli OGM ad aver aperto la strada allo strapotere di Monsanto e company. Quale aziendina italiana lavorerebbe a un San Marzano OGM resistente ai virus, se alla prima sperimentazione in campo un branco di delinquenti glielo distruggono? Certo, dicono che lo fanno per proteggere il Made in Italy, dimenticando che la gran parte dei prodotti tipici italiani deriva da animali alimentati con OGM. Perché non bloccare anche le importazioni, se gli OGM sono così terribili? Ipocriti.
In un giorno triste come questo, vorrei ricordare la figura di Robert Gibbon Johnson, un colonnello americano che il 26 settembre 1820, secondo la leggenda, mangiò davanti a una folla sbalordita un frutto allora ritenuto velenoso. Non era un OGM. Era un pomodoro.

Ricostruiamo la Città della Scienza

Sono passati quattro mesi dal rogo che ha distrutto quasi interamente la Città della Scienza di Napoli, ma l’entusiasmo di chi ci lavora, di chi la sostiene e soprattutto dei tanti bambini e ragazzi appassionati di scienza non è stato distrutto, anzi, è più forte di prima.

Super Quark ha documentato le attività, riprese nelle poche strutture scampate all’incendio, mostrando come con poco si possa comunque fare molto, se c’è la volontà di farlo, in attesa che Città della Scienza rinasca dalle sue ceneri più grande e più bella di prima.

Per sapere come contribuire alla ricostruzione della Città della Scienza clicca qui.

Cosa è successo davvero a Milano – Reprise

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale (vedere in fondo)

Mi ero ripromesso di non tornare più sull’argomento, in parte perché non mi fa piacere riparlarne, in parte perché non mi piace dedicare spazio a chi non se lo meriterebbe, e infine perché non voglio che questo diventi un blog monotematico, e credo ultimamente di aver dedicato al tema “sperimentazione animale” sufficiente spazio, e come ho già scritto non è un ambito che mi appassioni così tanto. La notizia però non può passare sotto silenzio.

Da tempo in molti ci chiedevamo che fine avessero fatto gli animali rubati negli stabulari di Milano, quelli sopravvissuti ovviamente. Ora ne siamo stati informati: una persona che ha “adottato” gli animali ha mostrato pubblicamente le foto della loro attuale sistemazione.

Premessa importante: le foto che seguono sono screenshot, catturati da un noto gruppo di facebook, di pagine rese pubbliche dall’autrice, la quale ha eliminato di sua spontanea volontà qualsiasi impostazione di privacy, quindi il fatto che i nomi e i volti non siano oscurati è imputabile solo a lei.

Vediamo ora la prima foto, con relativa descrizione e commenti

Vediamo che i topi sono tenuti in un bagno, che a leggere i commenti sembrerebbe anche usato. Già questo basterebbe per porsi dei seri dubbi sulle condizioni igieniche in cui gli animali vivono. Leggendo i commenti si viene poi a sapere che le gabbie non vengono pulite! Cioè, mi state dicendo che i topi vivono nei loro escrementi? A giudicare da quanto scrive in quest’altro commento sì:

Leggendo altri commenti sempre nella prima foto veniamo poi a sapere che i topi si sono riprodotti. Non so quanti fossero all’inizio i sopravvissuti, ma ora solo in quella casa ce ne sono ottanta. Ma una cosa elementare come tenere separati i maschi dalle femmine no? Mi chiedo cosa ne pensino gli altri condomini del rischio di trasformare il palazzo in una colonia murina. Una derattizzazione non sarebbe affatto un bel finale per questa storia.

Poi mi è venuto un’altro dubbio. Nel bagno si vedono sette-otto scatole, non li terrà mica tutti e ottanta lì, vero? Ma andiamo avanti a guardare le foto e scopriamo la dura realtà.

Ebbenesì, oltre che essere tenuti in condizioni igieniche indecorose e pericolose sia per la salute loro che per quella delle persone che ci vivono vicino, i topi sono tenuti in condizioni di grave sovraffollamento. La prima cosa che ho pensato quando li ho visti così ammucchiati è “ma così si metteranno a lottare tra loro! Si azzanneranno per il cibo e per accoppiarsi, e potrebbero esserci anche fenomeni di cannibalismo!” Neanche il tempo di finire il pensiero che mi viene confermato che questo sta già succedendo.

Un’altra cosa che ho notato è che nel mucchio non c’è neanche un topo nudo. Il sospetto è che, come era stato previsto, siano morti tutti entro pochi giorni dal furto. Non vi racconterò balle, con ogni probabilità è stata una morte orribile e hanno sofferto un sacco. Spero che chi li aveva in quel momento sia stato abbastanza intelligente da farli sopprimere.

La persona che ha pubblicato quelle foto si difende accusando di “meschinità” chi le ha riprese e commentate. Non che una simile difesa significhi molto se fatta da quelli che per abitudine taroccano immagini per diffamare i ricercatori.

Difesa standard dello pseudoanimalista di turno: «mi vorresti forse far credere che nei laboratori stavano meglio?»

Io non voglio far credere niente a nessuno, ma sta di fatto che è così. Nei laboratori da cui sono stati rubati i topi avevano gabbie spaziose che venivano pulite e sterilizzate tutti i giorni, e il personale era in grado di provvedere a loro. Ora invece non voglio pensare allo stato psicologico di queste bestiole (sì, i topi non hanno autoconsapevolezza ma hanno una psicologia) che sono prima state traumatizzate strappandole al loro ambiente, e poi messe a vivere nelle peggiori condizioni possibili.

«Ma nei laboratori vengono sottoposti ad indicibili torture!» E ancora una volta ti sbagli. Se ne è già parlato parecchio, ma nei laboratori nessun animale viene torturato. Sì, esistono delle procedure che sono dolorose o stressanti, e per quelle è previsto che si usino l’anestesia e l’analgesia. Ogni stabulario ha (per legge) un veterinario specializzato in benessere degli animali da laboratorio che si occupa di verificare che gli animali stiano bene, e se un soggetto deve essere soppresso questo viene fatto utilizzando sistemi rapidi e indolori (sì, la decapitazione e la dislocazione cervicale sono metodi rapidi e indolori).

Questa, tanto per fare un esempio è una tipica procedura di laboratorio, utilizzata quando è necessario iniettare qualche sostanza (spesso e volentieri poi non si deve iniettare niente, quindi non si arriva neanche a questo livello). Attenzione che quella qui sotto non è pubblicità, è un video didattico che serve ad insegnare la procedura a chi la dovrà mettere in atto.

Come si può vedere vengono prese tutte le misure necessarie per minimizzare lo stress dell’animale. Questo viene fatto perché se provasse dolore o paura il topo si agiterebbe tentando di divincolarsi, e il ricercatore rischierebbe di ferirsi, oppure il topo tenterebbe di mordere la mano, il che ovviamente si vuole evitare.

Per chi è duro di comprendonio: sto scrivendo che gli animali da laboratorio vivono nel migliore dei mondi possibili? No, sto scrivendo che nei laboratori vengono tenuti in condizioni dignitose e si ha buona cura di loro, e che i peggiori laboratori che ho potuto vedere in Italia tengono gli animali meglio di come si vede in quelle foto. Sto scrivendo che i laboratori sono tutti perfetti e che tutti rispettano perfettamente le normative? No, sono sicuro che da qualche parte esisteranno dei laboratori in cui le norme sul benessere animale non sono rispettate e che in qualche modo riescono a sfuggire ai controlli (siamo pur sempre in Italia), e questi laboratori vanno trovati e segnalati all’autorità, allo stesso modo delle persone che maltrattano gli animali in casa propria.

Per gli imbecilli totali che a questo punto stanno per scrivere «Ma se è tanto indolore perché non ti ci sottoponi tu?» preciso che ho partecipato due volte da studente come “cavia” ad uno studio scientifico e che nella vita ho ricevuto diverse iniezioni.

Concludendo, a vedere quelle foto ci sarebbe abbastanza materiale per una denuncia per maltrattamento e ne avanzerebbe per una segnalazione alla ASL per le condizioni igieniche. Non farò nessuna delle due cose perché spero che a questo punto chi ha gli animali gli trovi una sistemazione dignitosa e sicura. Sperando che non siano così idioti dal liberarli in giro.

Se siamo fortunati non dovrò più tornare sull’argomento.

Edit:

La persona che ha scattato le foto ha fatto sapere a sua difesa che gli animali, dopo essere stati tenuti per un tempo imprecisato in quelle condizioni, sono stati distribuiti in diverse gabbie, mettendo le femmine a coppie e i maschi singolarmente. La nuova sistemazione è senz’altro migliore di quella mostrata in foto, anche se l’idea di isolare i maschi è piuttosto brutta. Il topo è un animale sociale, e se tenuto in solitudine soffre. Nei laboratori per evitare che i maschi si attacchino tra loro si tengono nella stessa gabbia animali allevati insieme, che quindi si conoscono. Ovviamente i ladri dopo aver rubato gli animali ed averli ammassati insieme in uno scatolone non erano più in grado di distinguerli (ammesso che fossero a conoscenza di questi concetti, cosa di cui dubito fortemente) e quindi sono dovuti ricorrere alla pessima soluzione dell’isolamento. Gli va comunque riconosciuto il merito di aver posto parziale rimedio, per quanto insoddisfacente, al casino che avevano combinato.

Qualcosa di stupendo

ec07_for_scienceQualcosa si muove. Finalmente. C’è una nuova generazione di scienziati in giro, e stanno iniziando a farsi sentire. Qualcuno rimproverava ai ricercatori di non uscire mai dalle loro “torri d’avorio”. Questi sono usciti in strada. Qualcuno rimproverava loro di limitarsi a fare lezioni e non intavolare mai un dialogo. Questi hanno intavolato un dialogo. Sono giovani, non sono esperti di comunicazione o di marketing, non hanno una lira. Eppure stanno facendo qualcosa di fantastico. Sto parlando dei ragazzi e delle ragazze di Pro-test Italia, associazione di recentissima fondazione che si batte concretamente a favore della ricerca scientifica nel nostro paese, creata da un gruppo di giovani ricercatori e studenti.

Finalmente, per la prima volta in Italia, la ricerca è scesa in piazza. Un evento senza precedenti, organizzato per reagire ai vergognosi fatti di Milano e alla disinformazione imperante. Così il primo giugno scorso in piazza Mercanti a Milano tra i 300 e i 400 fra studenti e ricercatori si sono incontrati per parlare e per ascoltare. Dal palco hanno detto la loro ospiti d’eccezione, tra i quali Giuliano Grignaschi, del prestigioso istituto Mario Negri e Tom Holder, del comitato scientifico inglese Speaking of research. Ovviamente si è parlato di sperimentazione animale.

La manifestazione è stata infastidita da un gruppetto di sedicenti animalisti, una ventina di esagitati che hanno tentato di aggredire la gente radunata in piazza, ma vedendosi trattenuti dai carabinieri si sono dovuti limitare ad urlare insulti e frasi fatte. La gente in piazza dal canto suo li ha ignorati. Da un lato è stato istruttivo vedere la differenza tra chi faceva discorsi, argomentava, forniva contenuti, e chi invece si limitava ad urlare; d’altra parte in alcuni momenti faceva un po’ rabbia, ad esempio quando gli esagitati hanno lanciato urla e minacce di vario genere verso Nadia Malavasi, in quel momento sul palco, presidentessa dell’associazione dei talidomidici italiani e talidomidica essa stessa, che ha provato e prova tuttora sulla sua pelle cosa significa non sperimentare sugli animali, e in piazza lo ha raccontato.

Una piccola vittoria gli urlatori l’hanno ottenuta, molti giornali (per fortuna solo quelli italiani, la stampa straniera è stata molto più attenta) hanno parlato di scontri e tensioni con i ricercatori, scontri che in realtà non sono mai avvenuti, e tensioni che erano da una sola parte, quella verso la quale erano girati i carabinieri, mentre alle loro spalle si svolgeva una festa. Ovviamente hanno ottenuto anche una grande sconfitta, quella di squalificarsi, di essere abbandonati (nessuna delle grandi associazioni animaliste era presente) e di dimostrare la loro pochezza.

Dal canto loro i ricercatori hanno ottenuto una grande vittoria: gli animalisti intervistati hanno finalmente smesso di propagandare falsità sul fatto che la ricerca sia inutile e sull’esistenza di metodi alternativi alla sperimentazione animale.

Ho curiosato un po’ tra i siti e le pagine relative a quei movimenti, e a leggere tra le righe si vede che quello che ha dato più fastidio di quella manifestazione è stato il fatto che i presenti non corrispondessero affatto all’immagine del “crudele vivisettore” che viene abitualmente dipinta.

Credit: In Difesa della Sperimentazione Animale. Click for details

Eh già, perché in piazza c’erano volti giovani, gentili e sorridenti, che mal si adattavano agli attacchi di tipo “emozionale” che di solito vengono rivolti alla loro categoria.

Credit: OMg!Science. Click for details.

Certo, l’aspetto tranquillo amichevole e rassicurante di qualcuno non significa nulla, a meno che ovviamente questa non sia la tua principale argomentazione contro di lui.

Ma perché sto spendendo tutto questo spazio a parlare della manifestazione del primo giugno? Sono così fissato con la sperimentazione animale? A dire il vero no, fra parentesi personalmente non la pratico e probabilmente non avrò occasione di praticarla in futuro. Quello su cui voglio mettere l’accento è che finalmente la ricerca ha reagito, e ha reagito nel migliore dei modi. Finalmente abbiamo messo in chiaro che ci siamo anche noi e che non siamo più disposti ad accettare insulti minacce e azioni violente nei nostri confronti. Noi parleremo, così che la gente sappia come stanno realmente le cose e tragga le sue conclusioni.

E proprio per questo sabato prossimo, 8 giugno, in tante città d’Italia si svolgerà l’evento Italia Unita per la Corretta Informazione Scientifica. Dell’evento ho già parlato, si tratta in realtà di tanti eventi: flash mob, fiaccolate, incontri in diverse città d’Italia. Al centro di tutto ci sarà il dialogo sui “temi caldi” della scienza: staminali, OGM, prevedibilità dei terremoti, sperimentazione animale, medicina alternativa, vaccini, eccetera. Insieme cercheremo di capire quali sono i fatti e quali conclusioni ci suggeriscono, magari ne discuteremo.

Io personalmente sabato sarò a Roma, ascolterò e se ne avrò l’occasione parlerò anche, incontrerò vecchie conoscenze e gente nuova. Dopo, vi racconterò com’è andata. Quanto a voi, potete rintracciare su questa pagina l’evento più vicino a voi. Sarà una bella giornata, spero che siate presenti in tanti.

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Italia Unita per la Scienza

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There is a cult of ignorance, and there always has been. The strain of anti-intellectualism has been a constant thread winding its way through our political and cultural life, nurtured by the false notion that democracy means that my ignorance is just as good as your knowledge. (Isaac Asimov)

Il fenomeno della scientific illiteracy nel nostro paese è noto da tempo, ma le sue cause continuano a sfuggire. Mentre il numero di iscritti alle facoltà scientifiche continua ad essere abbondantemente sotto la media europea, si fanno sempre più forti quei movimenti apertamente antiscientisti, quelli secondo i quali la scienza e la ricerca non portano alcun vantaggio, o in alternativa quelli per cui esiste una “scienza ufficiale” (che è quella che si trova nei libri, nelle università, nei laboratori di ricerca ecc.) che nasconde le grandi scoperte che gioverebbero all’umanità mentre un manipolo di “ricercatori indipendenti” lotta per far venire a galla tali segreti. Per costoro dieci minuti su youtube valgono più di anni di studio matto e disperatissimo, e l’opinione del santone di turno vale più delle evidenze sperimentali.

Si è parlato molto dell’origine di questo fenomeno. C’è chi da la colpa alla cattiva organizzazione dell’informazione su internet, c’è chi chiama in causa i nostri programmi scolastici, c’è chi se la prende col sistema universitario e chi semplicemente attribuisce il tutto all’arretratezza culturale dei nostri compatrioti. Ma se il problema fosse anche nel modo di comunicare la scienza? Se la colpa non fosse solo degli “altri” ma anche un po’ degli “scienziati”, che non riescono a parlare col resto del mondo?

È forse con questo pensiero in mente che l’associazione Pro-Test Italia si è fatta promotrice di un evento finora unico nel nostro paese. Si tratta di Italia Unita per la Scienza, una serie di convegni con uno scopo decisamente ambizioso: instaurare «un dialogo su temi molto importanti che hanno e avranno ripercussioni sul futuro del Paese per quanto riguarda salute, alimentazione e ambiente, dove l’aspetto scientifico sia protagonista e non una voce tra le tante.»
L’obiettivo è quello di fare sì che quando si parla di argomenti scientifici, pur non negando l’importanza dell’etica e finanche dell’emotività, la scienza sia la base sulla quale ci si appoggia.

Nei convegni, che si svolgeranno contemporaneamente il tutta Italia l’8 giugno 2013, si parlerà di diversi argomenti, tutti di primo piano sia dal punto di vista scientifico che da quello dell’attualità del nostro paese, fra cui OGM, cellule staminali, sperimentazione animale, frodi mediche, vaccini, terremoti e molto altro. In ogni convegno gli argomenti saranno trattati con competenza da relatori provenienti dal mondo della ricerca e della divulgazione scientifica, ma non saranno presentati come una lezione, quanto piuttosto come un dibattito aperto, in cui al pubblico sarà chiesto di giudicare l’argomento in base a dati e fatti, mostrando come «solo la prova e il confronto siano metodi per validare una teoria, lasciando che sia l’ascoltare a trarre le dovute conseguenze.»

L’appuntamento quindi è per l’8 giugno prossimo, spero di vedervi numerosi!

Per qualunque ulteriore dettaglio vi rimando al sito ufficiale dell’iniziativa: http://www.italiaxlascienza.it

Cosa è successo davvero a Milano

Il resoconto dell’occupazione di uno stabulario dell’università di Milano, accompagnato da alcune considerazioni, l’ho già fatto nel mio ultimo post. Oggi tuttavia mi sono arrivate le testimonianze di chi in quello stabulario ci è entrato dopo che i cosiddetti animalisti se ne erano andati, di chi è dovuto entrare lì per rimettere a posto il casino e cercare di capire come andare avanti.

Prima di mostrare cos’hanno trovato, vediamo come appariva lo stabulario quando gli attivisti vi si sono introdotti. Le foto seguenti sono state diffuse dal coordinamento “Fermare Green Hill” tramite il suo sito web e la pagina facebook ufficiale.

Innanzitutto in una panoramica dello stabulario abbiamo una veduta d’insieme delle gabbie dei topi. Queste appaiono pulite e perfettamente ordinate, di dimensioni standard e tutte rigorosamente a norma, con recipienti per il cibo e per l’acqua. Vediamo anche un lavandino, che sta lì per ovvie ragioni.

In un’immagine più ravvicinata vediamo in dettaglio una delle gabbiette. Sono confermate le dimensioni, ed inoltre si vede che la gabbia contiene due animali, che quindi hanno tutto lo spazio loro necessario. Gli animali inoltre appaiono in ottime condizioni.

Ci viene fornito anche un dettaglio delle gabbie dei conigli. Anche qui dimensioni standard, più o meno le stesse di una gabbia casalinga. Anche qui le gabbie appaiono ordinate e pulite, nonché fornite di cibo. Un solo animale per gabbia, e in ottime condizioni.

L’immagine più nota è quella dell’attivista incatenato, che tiene in braccio un coniglio. Alla faccia dell’empatia che costoro sostengono di provare, il tizio non si accorge che l’animale è evidentemente terrorizzato. E non c’è da stupirsi, dato che è stato strappato al suo ambiente da uno sconosciuto.

Infine si vedono gli attivisti col loro bottino. Si prega di notare i recipienti: quegli scatoloni, che in origine erano bidoni per i rifiuti sanitari, contengono ciascuno una trentina di topi.

Qui già si possono fare alcune considerazioni. Immagino che questi attivisti fossero in buona fede e che credessero di stare facendo il meglio per quegli animali, immagino che non sapessero che portandoli fuori dall’ambiente asettico del laboratorio lo stavano condannando a morte, e ad una morte orribile fra atroci sofferenze, ma non ci vuole un genio per capire che stipare così tanti animali in uno spazio così ristretto (non fate caso all’altezza delle scatole, gli animali, ovviamente, dovevano poggiarsi tutti sul fondo, circa 50 cm di spazio) non fa certo bene. Posso solo immaginare lo shock (fisico e psicologico) subito dagli animali.

Veniamo ora a quello che è stato trovato dopo. Le immagini seguenti provengono dai ricercatori e dagli studenti entrati in seguito per controllare i danni e rimettere in ordine. Mi ero immaginato che gli “animalisti” (che tanto animalisti non sono) si fossero limitati a scambiare gabbie e cartellini di posto e a trafugare la documentazione, ma invece, quando i ricercatori sono entrati, questo è quello che si sono trovati di fronte:

I vandali avevano devastato tutto, aprendo le gabbie e rovesciandole. Gli animali vagavano in giro disorientati e spaventati. Strappati all’ambiente conosciuto in cui avevano sempre vissuto e trapiantati improvvisamente in un universo sconosciuto, molto più grande e spaventoso. Alcuni cercavano di rientrare nelle gabbie rovesciate. Alcuni erano incastrati sotto le gabbie stesse. Quando i ricercatori sono entrati molti si sono diretti subito verso di loro, quasi a chiedere alle mani ben conosciute di essere rimessi al sicuro.

Questo è ciò che quelli di “Fermare Green Hill” intendono per “salvare gli animali”. Di fronte a questo scempio alcuni, principalmente giovani studentesse, sono scoppiati in lacrime. C’è chi ha perso tutti gli animali e quindi non può portare avanti più nessun progetto. C’è chi vede una tesi allontanarsi o una pubblicazione sfumare. Ma il dolore più grande è quello di chi di quegli animali si prendeva cura, di chi li conosceva uno per uno, di chi, veramente, si occupava ogni giorno del loro benessere.

Oggi gli antivivisezionisti fanno sapere che il coniglio è già stato adottato, mentre per i topi stanno incontrando difficoltà. Non mi stupisce: il coniglio è un animale “puccioso”, il topo no. Una volta passata la sindrome di Bambi questi animali non li vuole nessuno.

Mi rivolgo ora agli animalisti. Non quelli di cui parla quest’articolo, con loro ho perso la speranza. Mi riferisco agli animalisti veri, quelli che hanno veramente a cuore gli animali. Quelli per cui il benessere dell’animale conta di più di fare casino e andare sui giornali, quelli che preferiscono agire in maniera ragionata piuttosto che fare danni solo per ottenere visibilità. Quelli che preferiscono adottare un bastardino in un canile piuttosto che un beagle da 300 euro proveniente da un allevamento esclusivo.

Mi rivolgo a voi e vi faccio una domanda: davvero pensate che sia questo il modo giusto? Davvero credete che azioni come questa portino da qualche parte? Che facciano bene a qualcuno? Poter fare a meno degli animali nella ricerca biomedica, per quanto possiate non crederci, è l’obiettivo di tutti, anche dei ricercatori. Anche se fossimo tutti quei sadici torturatori che alcuni amano immaginare, le procedure senza animali sono comunque più pratiche, più veloci, più pulite e, cosa di non poco conto, più economiche. Quando usiamo un animale è perché proprio non ne possiamo fare a meno, e la cosa non fa piacere a nessuno.

Cosa può fare un animalista per questo? Un animalista intelligente, intendo. Tanto per cominciare potrebbe mettere a frutto la sua intelligenza. Se ad esempio studiasse veterinaria potrebbe specializzarsi in benessere degli animali da laboratorio. Questi veterinari sono quelli che affiancano i ricercatori e si occupano di garantire che gli animali negli stabulari vivano nelle migliori condizioni possibili. Oppure potrebbe studiare biologia e dedicarsi alla ricerca di base, in modo da proseguire quel processo, in atto da decenni, per il quale in base al principio delle tre R si sta riducendo ogni giorno il numero di animali utilizzati. Se invece non ha competenze scientifiche e/o non desidera averle può sempre impegnarsi a sostegno di quei centri che portano avanti questa ricerca, come il CAAT o l’ECVAM. Oppure può impegnarsi per garantire il rispetto della normativa vigente, che prevede ispezioni sanitarie e comitati etici, o ancora può lavorare a fianco dei ricercatori nel produrre normative migliori, come hanno fatto quelle associazioni animaliste che hanno collaborato alla stesura della Direttiva europea 2010/63 sulla sperimentazione animale.

Davvero pensate che devastare uno stabulario, con grave danno anche agli animali stessi, possa portarci da qualche parte? Davvero non riuscite a capire che i cambiamenti importanti si ottengono percorrendo la strada più lunga e difficile a piccoli passi, e che scorciatoie non ne esistono? Davvero avete rinunciato al buon senso?

Edit: mi è stato segnalato che le foto degli stabulari devastati sono state ricevute e diffuse originariamente dal gruppo “A favore della sperimentazione animale” sulla propria pagina facebook. A loro vanno i miei ringraziamenti.

Se gli animalisti si danno al terrorismo

Gli occupanti si incatenano alle porte

Sabato 20 aprile si è verificato un fatto estremamente grave. Alcuni attivisti del gruppo “Fermare Green Hill”, che amano definirsi animalisti, sono entrati a forza, probabilmente grazie all’uso di passepartout elettronici acquistati illegalmente, nei laboratori di ricerca del dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell’università di Milano (in cui opera anche l’istituto di neuroscienze del CNR). Qui alcuni di loro hanno bloccato le porte con delle catene, e poi vi si sono incatenati essi stessi, per impedire l’ingresso ai lavoratori e alle forze dell’ordine, mentre gli altri raggiungevano lo stabulario, che conteneva circa 800 fra topi e conigli (definiti “migliaia” dagli animalisti), aprivano le gabbie scambiando di posto gli animali, staccando le etichette e confondendo la documentazione, allo scopo di rendere inservibili gli animali stessi.

Post “in diretta” su facebook

Nel frattempo il tutto veniva seguito “in diretta” sul sito del coordinamento “Fermare green Hill” e su varie pagine di facebook ad esso riconducibili. Gli attivisti all’interno postavano foto e video di se stessi e dello stabulario (nelle immagini si vedono gabbie ben tenute e animali in perfette condizioni, alla faccia del luogo di tortura), mentre i loro mandanti invitavano i propri seguaci a radunarsi sotto il dipartimento per esercitare pressioni sulle forze dell’ordine, che nel frattempo erano giunte sul posto senza però intervenire.

Per evitare che qualcuno si facesse male la direttrice del dipartimento Paola Viani ha intavolato delle trattative con gli occupanti, i quali hanno accettato di restituire i laboratori solo a patto di appropriarsi degli animali. Dopo aver compiuto questa rapina gli occupanti sono usciti sfilando tra le forze dell’ordine con il loro bottino (un centinaio di topi e un coniglio trasportati all’interno di bidoni per i rifiuti sanitari), accolti trionfalmente con applausi e ovazioni dalle persone che nel frattempo si erano radunate all’esterno. Gli animali rimasti nel laboratorio, ormai inservibili, saranno dati in adozione nei prossimi giorni, qualora le condizioni di sicurezza lo permettano, altrimenti dovranno essere soppressi.

Il mondo della ricerca scientifica è ovviamente indignato da ciò che è successo. I ricercatori dell’istituto di neuroscienze del CNR hanno scritto una lettera per denunciare l’accaduto, mentre gli studenti e i ricercatori dell’università hanno organizzato una manifestazione per sostenere le ragioni della scienza.

Il danno arrecato dai sedicenti animalisti è immenso. Dal punto di vista economico si parla di centinaia di migliaia di euro, provenienti in parte da finanziamenti pubblici (Comunità Europea, Ministero della Ricerca, Ministero della Sanità, Regione Lombardia ecc.) ma soprattutto dal contributo volontario di quei cittadini che hanno voluto fare piccole donazioni alla ricerca attraverso delle charities (Telethon, AIRC, NIDA, Fondazione Cariplo, Fondazione Mariani, Fondazione Sclerosi Multipla ecc.). Danni che nessuno pagherà, beninteso, perché ora il gruppo si fa scudo del fatto che gli animali sono stati presi in base ad un “accordo” con la direzione del dipartimento, come se questo rendesse meno illegale quello che hanno fatto. Ma ormai sappiamo per esperienza che questi gruppi hanno degli ottimi uffici legali (uno dei quali, vorrei ricordarlo, è diretto da un magistrato di cassazione), quindi non subiranno alcuna conseguenza.

Ma il danno economico è in realtà il problema minore. Avendo perso tutti i loro modelli i ricercatori dovranno ricominciare tutto il lavoro da capo. In quei laboratori si faceva ricerca di base su malattie gravi e prive di cura come autismo, malattia di Parkinson, di Alzheimer, Sclerosi Multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica, sindrome di Prader-Willi e altre. Ora si dovrà ripartire dalla ricerca di finanziamenti, ricostruire i modelli da capo e rifare tutto dall’inizio. Se, come alcuni animalisti credono in base alla loro concezione fiabesca del mondo costruita grazie ai film Disney, esistessero davvero metodi alternativi, i ricercatori ora li userebbero, ma purtroppo non esistono, e quindi gli ultimi anni di lavoro sono stati buttati al vento. Ci vorranno anni, anni in cui i malati di SLA continueranno a morire senza neanche la speranza, che ora gli è stata tolta, dovuta alla consapevolezza che qualcuno stava lavorando per trovare una cura al loro male. Sarebbe bello che questi cosiddetti animalisti avessero il coraggio di confrontarsi direttamente con loro, che gli dicessero in faccia “ho preferito rubare dei topi che lasciare che ti curassero”.

Topo nudo. Armin Kübelbeck - Wikimedia Commons. Click for details

Topo nudo. Armin Kübelbeck – Wikimedia Commons. Click for details

Che poi gli animali trafugati saranno i primi a rimetterci. Infatti è molto difficile che quelle bestiole possano sopravvivere al di fuori dell’ambiente asettico dei laboratori. Mi riferisco in particolare ai topi nudi, che sono costitutivamente immunodepressi, e che vivranno ormai solo pochi giorni. Se qualcuno degli “affidatari” di questi animali riesce a far sopravvivere un topo nudo in casa per una settimana gli faccio i complimenti. Se riesce a farlo sopravvivere due anni, che è quanto vivrebbe in laboratorio (sì, la maggior parte degli animali da laboratorio giunge al termine naturale della propria vita, quelli sacrificati sono una minoranza), mi scriva che brevettiamo il metodo che ha usato, lo applichiamo agli umani immunodepressi e vinciamo il nobel.

Perché parlo di terrorismo? Perché uno degli scopi di queste organizzazioni, dichiarato esplicitamente badate bene, è quello di rendere la vita impossibile ai ricercatori, da loro chiamati “vivisettori” (si prega di notare che nei laboratori in questione non veniva eseguita alcuna procedura che comportasse il taglio in vivo, quindi non si faceva alcuna “vivisezione”), di farli vivere nella paura di dover subire i loro attacchi violenti e il loro stalking, di scoraggiare i giovani ad intraprendere la strada della ricerca. Fra l’altro il fatto di dover ritrovare finanziamenti significherà in futuro meno borse di dottorato e meno assegni di ricerca, in altre parole meno ricercatori, soprattutto giovani. Oltre al danno alla ricerca stessa, e quindi al ritardo nella scoperta di nuove cure, ai lavoratori nessuno ci pensa?

Sulla questione ha scritto persino Nature, il che rende l’idea di quanto sia grave questo gesto. Questo non è un attacco ad un laboratorio o ad una pratica, questo è un attacco alla ricerca scientifica, il culmine di una crociata antiscientifica generalizzata che si sta portando avanti da anni ormai. Siamo arrivati al punto di rottura. Quando la ricerca scientifica sarà scomparsa dal nostro paese, riportandoci in un epoca di oscurantismo e stregoneria, spero che allora sarete soddisfatti.

Quest’articolo ha avuto un seguito.

Il texano ubriaco – Aggiornamento

L’iniziativa di Dibattito Scienza contro il rilascio di crediti scolastici per la conferenza di Giuliani di cui parlavo nel mio precedente post ha avuto un discreto successo. La lettera è stata inviata alle scuole ed ora sarà contattata anche la stampa. Staremo a vedere le reazioni.

Luca di Fino (Background noise) fornisce una lista completa di tutti i partecipanti all’iniziativa, che ripubblico volentieri. Nell’unirmi personalmente ai ringraziamenti a quanti hanno partecipato chiedo a tutti di continuare a dare visibilità all’iniziativa. Può sembrare una piccola cosa, ma personalmente credo che se non ci impuntiamo sull’educazione scolastica dei nostri ragazzi non riusciremo mai a creare una Cultura scientifica degna di questo nome nel nostro paese.

Ecco tutti quelli che hanno pubblicato l’appello:

Al Tamburo Riparato
La curva dell’energia di legame
Background Noise
Scienze e dintorni
Popinga
L’orologiaio miope
Martino Benzi
Worlds outside reality
Scientificast.it
Scientificando
Siediti e scrivi due lettere
Io Non Faccio Niente
Sudtv.it
Oca Sapiens
La voce idealista
Scetticamente.it
Il gonnellino di etabeta
bUFOle & Co
Leucophaea
Questione della decisione
Le Scienze
Infinite forme bellissime e meravigliose
Query, rivista ufficiale del CICAP
Bios-project
Fisici per il mondo

Ed ecco i firmatari della lettera:

Marco Fulvio Barozzi, blogger scientifico e insegnante
Luca Di Fino, ricercatore TD Dip. Fisica, Università Tor Vergata
Aldo Piombino, blogger scientifico
Simone Angioni, chimico, Università di Pavia, Segretario Associazione Culturale Scientificast
Marzia Bandoni, esperta e-learning
Martino Benzi, ingegnere
Paolo Bianchi, blogger scientifico, Associazione Culturale Scientificast
Marco Casolino, Primo Ricercatore INFN e Dip. Fisica, Università Roma Tor Vergata
Pellegrino Conte, professore associato di Chimica Agraria, Università degli Studi di Palermo
Carlo Cosmelli, docente di Fisica, Dipartimento di Fisica, Università Roma Sapienza
Marco Ferrari, giornalista scientifico
Mario Genco, Dibattito Scienza
Milena Macciò, Dibattito Scienza
Silvano Mattioli, Dibattito Scienza
Marco Messineo, fisico, Dibattito Scienza
Silvia Onesti, Elettra-Sincrotrone Trieste
Giuseppe Perelli, studente di dottorato in Scienze Computazionali e Informatiche
Lisa Signorile, biologa e blogger scientifica.
Fabrizio Tessari, Dibattito Scienza
Luca Vanini, studente in Ingegneria Meccanica
Bruna Vestri, blogger
Veronica Zaconte, fisico
Giovanni Ponzio, ingegnere civile
Dario De Marchi
Marco Cameriero, studente
Luigi Buccelletti, medico chirurgo, odontoiatra, blogger
Marco Bruno, imprenditore
Roberto Natalini, Matematico, Dirigente di Ricerca del CNR
Giuseppe Lipari, Professore associato di Sistemi di Elaborazione dell’Informazione, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
Daniele Oppo, cronista free lance, blogger (quasi) scientifico
Rosalba Cocco, insegnante di scuola Primaria
Enrico Bo
Camillo Galante, architetto, libero professionista
Moreno Colaiacovo, bioinformatico
Domenico Barbato, Laureato in fisica, studente alla magistrale di astrofisica e fisica teorica
Paolo Amoroso, divulgatore scientifico
Paolo Valente, fisico
Emanuela Guizzo
Matteo Cardinali, fisico particellare, Helmholtz-Institut, Mainz
Alessandro Venieri, funzionario geologo, Provincia di Teramo
Angelo Minisci
Brunello Tirozzi, Ordinario di Fisica Matematica, Università di Roma “La Sapienza”
Giovanni Vittorio Pallottino, già professore ordinario di Elettronica, Università di Roma “La Sapienza”
Carlo Mariani, Professore di Struttura della Materia, Università di Roma La Sapienza
Marco Ferraguti, Dipartimento di Bioscienze, Università degli Studi di Milano
Warner Marzocchi, INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Fabio Bruni, Docente di fisica, Dipartimento di scienze, Università di Roma Tre
Martina Pugliese, studentessa dottorato Fisica Sapienza Università di Roma
Antonio Piersanti, Sismologo, INGV
Ignazio Verde, genetista, ricercatore
Simone Rossi, Studente di Scienze e Tecnologie Agrarie
Federico Marini, studente magistrale in Scienze Geologiche
Edoardo Volpi Kellermann, musicista, scrittore, blogger, appassionato di scienza
Igor Lanese, MSc, PhD in Ingegneria Sismica e Sismologia
Renato Angelo Ricci, Presidente dell’Associazione Galileo 2001, Professore emerito dell’università di Padova
Paolo Gasparini, Professore Emerito Università di Napoli Federico II
Giuseppe Codispoti, PostDoc Universita’ di Bologna & INFN Bologna
Sandro Ciarlariello, studente di dottorato in astrofisica, Institute of Cosmology and Gravitation, Portsmouth
Domenico Barbato, studente magistrale in Astrofisica e Fisica Teorica, Torino
Marco Isopi, docente di Matematica, Dipartimento di Matematica, Università Roma Sapienza
Giulia Paccagnella, studentessa di Scienze Geologiche
Andrea Mazzoleni, astrofilo e appassionato di scienza e tecnica
Giuseppe Felici, fisico
Giulio Valentino Dalla Riva, PhD candidate @ Biomathematical Research Centre, University of Canterbury, Christchurch, New Zealand
Piero Patteri, ricercatore INFN – Laboratori Nazionali di Frascati
Annarita Ruberto, docente di Matematica e Scienze, Scuola sec. di 1° grado
Giorgio Trenta, consigliere Galileo 2001
Maurizio Nagni, Fisico, Software Engineer, STFC (UK)
Silvia Bencivelli, giornalista scientifica
Lapo Casetti, ricercatore, dipartimento di fisica e astronomia, università di Firenze
Alessandro Amato, Ricercatore Sismologo, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Cristian Consonni
Sandro Cantoni, Geologo libero professionista e insegnante
Aldo Winkler – Tecnologo, Istituto Nazionale di Geofisica & Vulcanologia
Alberto Michelini, Dirigente di ricerca INGV
Alessio Piatanesi, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Antonino Mostaccio, INGV – Osservatorio Etneo, Ct
Boris Behncke, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Maurizio Bonafede, Department of Physics & Astronomy – Section Geophysics, University of Bologna
Laura Sandri
Lucia Margheriti, Centro Nazionale Terremoti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Francesca Pacor – I Ricercatore – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Ingrid Hunstad – INGV Roma
Maria Teresa Mariucci, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Isidoro Ferrante, Ricercatore dipartimento di Fisica, Università di Pisa
Paola Montone, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Licia Troisi, 2nd University of Rome “Tor Vergata”
Francesco Mele, Ricercatore INGV
Paolo Pascucci, blogger
Stefano Pucci, Sez. Sismologia e Tettonofisica, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Francesca Di Stefano, Redazione Centro Editoriale Nazionale (coordinatore), INGV
Andrea Rovida, tecnologo – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Milano
Giuseppe Giuliani, Dipartimento di Fisica, Pavia
Fabrizio Romano, INGV
Giuseppe Merigo
Fabrizio Galadini, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Massimo Nespoli, Fisico, dottorando in geofisica presso: INGV-Sez Bologna
Marica Fulginiti
Patrizia Tosi, primo ricercatore, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Roberta Sparvoli, Ricercatore Dipartimento di Fisica, Università di Roma Tor Vergata
Claudio Chiarabba, Dirigente di Ricerca INGV
Luca Nori, Geologo
Angelica Crottini, Biologa
Giulio Valli, Consigliere dell’Associazione Scientifica Galileo2001 per la libertà e la dignità della Scienza
Elisabetta La Torre, Fisico
Gianfranco Pradisi, ricercatore TI
Paolo Papale, Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Chiara P. Montagna, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sezione di Pisa
Paolo Micheloni
Daniele Bailo – INGV
Mirko Morini, ricercatore, Università degli Studi di Ferrara
Giuseppe De Natale, Dirigente di Ricerca INGV-Osservatorio Vesuviano
Maria Letizia Terranova, Università di Roma “Tor Vergata”
Antonella Amoruso, Dipartimento di Fisica Università di Salerno
Luca Crescentini, Dipartimento di Fisica Università di Salerno
Riccardo Reitano, Fisico, Università di Catania
Giancarlo de Gasperis, ricercatore, Dipartimento di Fisica — Università di Roma “Tor Vergata”
Maria Rosaria Dilella
Fabio Bredolo, medico
Monica de Simone, CNR IOM
Velia Minicozzi, Ricercatrice, Tor Vergata
Teresita Gravina, laureata in scienze geologiche e PhD in Geofisica e Vulcanologia
Giorgio Gianotto, direttore Codice edizioni
Ilaria Zanardi, ricercatrice all’IBF-CNR
Laura Bonaventura, dottoranda in chimica e blogger
Sylvie Coyaud, Giornalista scientifica, Il Sole-24 Ore/Oggi Scienza
Giovanni Spataro, redattore Le Scienze
Marco Frasca, fisico teorico e blogger
Tobia Paternò, Software Quality Engineer
Roberto Verolini
Giada Tagliaboschi, studentessa di Geologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma
Stefano Giovanardi, Planetario di Roma
Daniela Pantosti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Spina Cianetti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Alessandro Pizzella, Dipartimento di Fisica e Astronomia – Universita’ di Padova
Antonio Meloni, Fisico Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Franco Mistretta, insegnante di Scienze – Roma
Daniela Germani, dottore di ricerca in Scienze della Terra (Università degli Studi di Milano)
Paola Castrucci, Dipartimento di Fisica, Università Roma Tor Vergata
Barbara Sciascia, ricercatrice INFN
Umberto Fracassi, geologo, ricercatore (precario) presso l’INGV dal 2003
Mauro Zunino socio C.I.C.A.P.
Claudia Antolini, dottoranda in astrofisica presso la SISSA, Trieste
Francesca Sartogo, insegnante, docente Mat. e Fis. scuola sup. II grado, PhD, blogger, genitore
Micol Todesco, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Nicola Montemezzo, ingegnere elettronico
Licia Faenza, Ricercatrice Istituto Nazionale Geofisica Vulcanologia
Lucia Zaccarelli – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Luigi Galati, medico
Paola Bruscoli, Research Fellow, Department of Computer Science, University of Bath
Antonio Gandolfi, Presidente AIF – Associazione per l’insegnamento della Fisica
Viviana Amati, insegnante
Edoardo Del Pezzo
Fulvio Turvani, tecnico aeronautico
Massimino Baldracco
Michele Lucente, dottorando in fisica
Martina Tindara Mazza
Sergio Ciuchi, prof. Associato, Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche, Università dell’Aquila
Francesca Bianco, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sez. Osservatorio Vesuviano
Nicoletta Foschi, insegnante
Claudia Gaballo
Mariangela Cestelli, Ricercatrice INFN, fisica
Soffio Di Falco
Ian Postuma, dottorando in fisica nucleare dell’università di pavia
Emiliano Barbaini, web designer
Cristina Rovelli, biologa, dottoranda presso l’università di Pavia
Gaia Pedrolli, insegnate di Fisica nella scuola superiore, Firenze
Giacomo Tarsi
Furio Bassani
Giovanni Perini – ARI, Sezione di Fidenza – Progetto SDT “Segnali Dalla Terra”
Simona di Tullio, biologa
Michela Alfè, chimica, ricercatrice CNR
Luigi Cerri, sismologo, dipendente della Fondazione Idis-Città della Scienza
Maria Valeria Ruggiero, Ecology and Evolution of Plankton, Stazione Zoologica “Anton Dohrn”
Guido Gonzato, informatico, dottorato in Geofisica
Federica Sgorbissa, giornalista scientifica
Fulvio Turvani, tecnico aeronautico
Massimino Baldracco
Michele Lucente, dottorando in fisica
Paolo Balocchi, cittadino Italiano, Laureato in Geologia, Scout ed Educatore
Ivan Sartorato, ricercatore CNR
Gianluca Galeotti, Laureando in Scienza dei Materiali
Fabrizio Leporini
Dario De Marchi, studente e blogger
Maria Grazia Ciaccio
Antonio Fanelli
Paolo Casale – dottore in Fisica, Laboratorio di sismologia, INGV
Claudia rege Cambrin, progettista software
Giampaolo Gratton
Antonio Valente, ingegnere informatico
Massimo Baldan, blogger, ex-commerciante, cittadino
Gherardo Piacitelli, fisico teorico, SISSA di Trieste
Francesca Quareni, professore associato di Fisica del Vulcanismo-INGV
Stefano Marcellini
Domenico caruso
Silvio Lamberti – Studente in Ingegneria Meccanica
Enrico Gazzola, Dottorando in Fisica, Università di Padova
Fabrizio Benedetti, Chercheur FNS senior, Université de Lausanne
Gianfranco Agnusdei Pensi, ingegnere
Giorgio Zerbinati, amministratore locale e divulgatore
Fabrizio di Caprio, chimico industriale
Antonio Ficarra, progettista strutture edilizia civile e industriale
Elena Tosato
Marilena Berera
Paolo Peranzoni, ex insegnante di Fisica
Roberto Corsini, senior scientist, CERN-Ginevra.
Corrado Venturini
Marco Ricchiuti, studente liceale, sezione scientifica
Simone Ricci, imprenditore nella comunicazione
Matteo Spada, ricercatore Paul Scherrer Institute, Villigen PSI Svizzera
Davor Jovic
Monica Poppi
Federico Bo, ingegnere informatico, Roma
Massimo Della schiava, geologo, ex sismo-vulcanologo INGV, blogger scientifico
Paolo Giacobazzi
Paola Peresin, biologa Venezia
Paolo Balbarini, laurea in Fisica con specializzazione in sismologia
Martino Marisaldi, ricercatore Istituto Nazionale di Astrofisica
Ilaria Zanetti, Trieste
Niccolò Dainelli, geologo, Firenze
Antonio Crespi, matematico, Varese
Olivia Levrini, ricercatrice in Didattica della fisica, Università di Bologna
Manuela Cirilli, fisico e comunicatore scientifico CERN
Giuseppe Molteni, ricercatore in analisi Università statale di Milano
Flavio Mariani, dottorando in Fisica presso Università di leiden
Antonio Sidoti, fisico, ricercatore INFN, Roma
Luca Demattè, fisico e tecnologo
Riccardo Gatto, statistico ed economista, primo ricercatore presso ISTAT
Alberto Reani, blogger
Daniele Defilippi, studente scienze mfn
Emanuela Guizzo
Romeo Gentile a.k.a. LeFou
Cristiana Castaldo, laureata in biotecnologie, ricercatrice
Samuele Arcidiacono
Luca Zeni
Alessandro Sabatino, fisico ambientale e blogger
Chiara Levolella
Massimiliano Todisco
Corrado Zanella, ordinario di Geometria, Università di Padova
Daniele Goretti
Paola Forlenza, fisico
Simone DiPasquale
Anna Rita Longo
Giuliana Galati
Claudia Rege Cambrin, progettista software
Carla Citarella, operatore artistico, libero professionista
Annarita Ruberto, docente di Scienze e Matematica, Scuola Sec. 1° grado
Nicolino Lo Gullo, assegnista presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Padova
Carmelo Di Mauro, psicologo, blogger
Andrea Ricci, informatico
Antonella Camalleri, casalinga
Luca Croce, consulente informatico
Massimo Pacifici, medico
Anita Eusebi, matematica, docente a contratto presso l’Università degli Studi di Camerino
Marco Marazza, consulente aziendale e formatore
Maurizio Cassi, statistico e analista econometrico. Pubblica amministrazione, Roma
Filippo Solinas, Dibattito Scienza
Anna Maria D’Amore
Mauro Fornara
Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze, National Geographic e Mente&Cervello
CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale
Scientificast, Associazione cuturale per la divulgazione scientifica

AGGIORNAMENTO – 18/4

Sono intervenuti anche:

Crediti formativi per le bufale scientifiche: una lettera di protesta | Oggi Scienza
Credito disinformativo | Ocasapiens
Frascati, bufera sull’incontro con Giampaolo Giuliani, l’uomo che sostiene di prevedere i terremoti | Il Mamilio
Terremoti: polemiche sulla conferenza di Giuliani sulla previsione dei sismi in programma a Frascati | Meteoweb

Per dovere di cronaca riporto anche gli interventi a favore di Giuliani:

Scienza: l’offensiva del pensiero unico. Ingerenza nelle scelte didattiche di otto scuole | Enzo Pennetta