Scienza, ora che succede?

ec07_for_scienceLe elezioni si sono svolte e abbiamo un vincitore. Anzi no, non lo abbiamo. Però in compenso abbiamo un giocatore in più rispetto all’ultima volta. Sto parlando naturalmente del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che ha ottenuto un risultato straordinario e in parte inaspettato. È lecito quindi chiedersi che succederà adesso. Mentre inizia il solito balletto degli accordi, dei non accordi e degli appoggi esterni qualcuno si sta chiedendo quale sarà ora il destino della scienza e della ricerca in Italia. Qualcuno potrebbe rispondere che non sono certo temi fondamentali per il paese, ma se ci si ferma qualche secondo in più a riflettere ci si renderà conto che stiamo invece parlando di cose come la salute pubblica, il risparmio energetico o la sicurezza idrogeologica, tutti temi che fondamentali per il paese lo sono eccome.

Perché è necessario che la scienza sia centrale nel dibattito politico? Sostituite la parola “competenza” alla parola “scienza” e avrete la risposta. Se vogliamo parlare di economia ci rivolgeremo ad un economista, giusto? Se vogliamo parlare di diritto del lavoro ci rivolgeremo ad un giuslavorista, giusto? Ecco, allora non si vede perché per parlare di ricerca biomedica ci dobbiamo rivolgere ad un’ex indossatrice di calze (qualunque riferimento a parlamentari del PDL che senza alcuna competenza in materia portano avanti emendamenti alla legge europea sulla sperimentazione animale è puramente casuale). L’idea che i temi scientifici si possano affrontare senza competenza nasce dalla confusione tra democrazia e dittatura della maggioranza, nonché dall’ignoranza di un dettaglio fondamentale, e cioè che la scienza non è democratica.

Veniamo ora al punto, cosa ci propone Grillo per la scienza? Andando a vedere il programma la prima cosa che si nota è l’ambiguità dello stesso. Pochi punti molto generali, spesso scritti in maniera difficilmente comprensibile e sempre approssimativi. Quel poco che c’è si può analizzare nel dettaglio, e lo ha già fatto La Voce Idealista. Le sezioni che ci interessano sono energia, salute e ricerca.

La sezione energia si può liquidare subito. Una serie di buoni propositi sul recupero degli sprechi energetici domestici ed industriali, senza che venga specificato quali sono questi sprechi e come li si dovrebbe ridurre. Si nota un’eccessivo amore per i combustibili fossili,  dai quali dovremmo invece cercare di sganciarci, fino ad arrivare a suggerire l’installazione di generatori a carburante in tutte le case e luoghi pubblici (alla faccia della riduzione di emissioni). Parallelamente si esclude qualsiasi forma di recupero energetico dai rifiuti solidi, dimenticandosi che questo processo, se fatto coi rifiuti giusti (per esempio le biomasse) e con le giuste modalità produce emissioni bassissime, fino ad arrivare in alcuni casi alla situazione apparentemente paradossale in cui l’aria che esce dall’inceneritore è più pulita di quella che sta fuori. Neanche una parola sulle fonti energetiche solare ed eolica, neanche una parola (ma questo era prevedibile) sul nucleare. Si notano segni di incompetenza diffusa, come la confusione tra le unità di misura (kW e kW-h non sono la stessa cosa!) o l’ignoranza di cosa voglia dire “fonti rinnovabili”.

La sezione salute non va meglio. Dopo una serie di punti generici sull’equità del sistema sanitario e sulla riduzione degli sprechi arrivano un paio di frasi che fanno gelare il sangue. Una riguarda i farmaci: «Promuovere l’uso di farmaci generici e fuori brevetto, equivalenti e meno costosi rispetto ai farmaci “di marca” […] e più sicuri rispetto ai prodotti di recente approvazione» (grassetto mio). La frase sulla maggior sicurezza non ha alcun senso. Su quale principio ci si basa per dire che qualunque farmaco il cui brevetto è scaduto è più sicuro di un farmaco nuovo? Semmai potrebbe essere vero il contrario, comunque i profili di sicurezza vanno valutati per ogni singolo farmaco. E poi che cosa si propone qui, di disincentivare la produzione e l’approvazione di nuovi farmaci?! Spero di aver frainteso. È  fondamentale per la salute pubblica che nuovi farmaci vengano messi in commercio costantemente. Si parla sia di farmaci per quelle malattie che oggi non hanno ancora una cura, sia di farmaci che curano le stesse patologie di altri, ma con dei vantaggi rispetto ai farmaci più vecchi, come maggior efficacia, minori effetti collaterali, maggior sicurezza o maggior praticità. Disincentivare tutto questo avrebbe effetti gravissimi. Quanto ai generici è sicuramente giusto incentivarne l’uso, ma bisogna ricordare che l’equivalenza totale tra il generico e il brand non esiste, e che in ogni caso la scelta di quale farmaco prescrivere spetta sempre al medico.

Micrografia elettronica a trasmissione del papilloma virus umano. National Institute of Health – Public Domain

La seconda frase che mi ha lasciato basito è questa: «Informare sulla prevenzione primaria (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva),ridimensionandone la portata, perché spesso risponde a logiche commerciali» (grassetto mio). Ora, è vero che la prevenzione primaria è importantissima, ed è anche vero che sarebbe corretto informare le persone che gli screening sono uno strumento potente ma limitato, ma perché mai bisognerebbe “ridimensionarne la portata”? Risponderà pure a logiche commerciali, ma anche il cibo biologico o l’iscrizione in palestra si pagano, e quindi rispondono a logiche commerciali, ma questo non ci dice nulla sui loro effetti sulla salute. L’unica fonte che andrebbe usata per parlare di effetti sulla salute sono gli studi epidemiologici, e questi ci dicono gli screening e la diagnosi precoce salvano ogni anno centinaia di migliaia di persone, “ridimensionarne la portata”, come vorrebbero Grillo e co. sarebbe un atto criminale. Senza contare che non tutte le malattie possono essere prevenute con uno stile di vita sano. Si pensi per esempio al cancro della cervice uterina, che è causato dal papilloma virus: l’unica protezione è data dal vaccino e dagli screening periodici, uno stile di vita sano non modifica di un bit il rischio di insorgenza.

Quanto poi al ridurre gli sprechi nella sanità si potrebbe cominciare vietando nelle strutture pubbliche le cialtronerie alternative, delle quali nel Movimento 5 Stelle abbondano i fan.

Veniamo ora alla stringatissima sezione ricerca. Anche qui l’ambiguità è massima. A parte alcune proposte apertamente ideologiche che sono in parte condivisibili, c’è una cosa curiosa, un termine ricorrente: ricercatori indipendenti. Che cosa significa? Se questo termine lo usassi io, includerebbe i ricercatori universitari, quelli degli istituti pubblici (ISS, CNR ecc.) e quelli degli istituti privati senza scopo di lucro (Istituto Mario Negri, IFOM, IEO ecc.). Praticamente resterebbero esclusi solo quelli (esigua minoranza) che hanno una precisa mission aziendale. Ma detto dal M5s il termine sembra assumere un significato diverso. Del resto, se nel termine “indipendenti” rientrassero quasi tutti i ricercatori, che bisogno ci sarebbe di specificarlo? E perché in un’altra sezione si sente il bisogno di specificare che vanno erogati finanziamenti anche alla ricerca universitaria? L’interpretazione peggiore possibile è che l’uso del termine in questo caso sia lo stesso che se ne fa negli ambienti “complottari”, cioè in pratica che si riferisca a ciarlatani e disinformatori, quelli delle scie chimiche e dei terremoti elettromagnetici. L’interpretazione migliore possibile è che chi l’ha scritto non avesse idea di cosa stava scrivendo. Tuttavia, data la totale mancanza di chiarezza non è possibile dare giudizi precisi.

DS-300x243E per tutto quello che non è incluso nel programma? Beh, qualcuno aveva provato a porre delle domande prima delle elezioni, ma non è finita bene. Paradossalmente la domanda che ha destato più scalpore, quella più strettamente scientifica e meno politica, quella sulla sperimentazione animale, era una delle poche in cui il M5s faceva bella figura, ma la risposta aveva un piccolo problema: non coincideva col pensiero di Grillo. Il riassunto della vicenda lo trovate qua, la sua morale è una sola: per quanto non espressamente specificato nel programma vale quanto scritto da Grillo nel suo blog, anche se a titolo personale e in tempi remoti.

E quali sono le posizioni di Grillo sui temi scientifici? Anche qui nulla di buono, purtroppo.

Paesi con poliomielite endemica, confronto tra il 1988 e il 2006. Nel momento in cui scrivo in India non si registra un caso di Polio da oltre due anni, può essere quindi eliminata dai paesi “in rosso”.

Grillo è un antivaccinista convinto. Crede alla bufala/truffa di Wakefield, vorrebbe che ciascuno potesse decidere liberamente se fare o meno le vaccinazioni che oggi sono obbligatorie, non concepisce che l’obbligo a vaccinarsi sia dovuto alla protezione della salute popolazione (se non ti vaccini metti in pericolo tutti quelli che ti circondano, perché rischi di far venir meno l’immunità di branco) e che quindi c’è un interesse pubblico che prevale sul privato. Nella sua smania del ritorno ai “bei tempi andati” non si è premurato di chiedere a qualche anziano com’era crescere quando ci si poteva ammalare di poliomielite o di difterite, malattie che l’igiene e gli stili di vita sani non prevengono.

Grillo ritiene che l’HIV/AIDS sia una grande truffa, sostiene che l’HIV non esista e che comunque non causi l’AIDS, dando credito alle ormai sconfessate teorie di Duesberg, nonché ad una serie di ridicole teorie del complotto. Che effetto avrà tutto questo sulla ricerca sull’HIV e sulla lotta all’AIDS nel nostro paese?

Grillo è un sostenitore del metodo Di Bella, una terapia contro il cancro che fu testata senza successo negli anni novanta. Una delle bufale più in voga al momento sostiene che questa cura in realtà funzionerebbe ma che sarebbe tenuta nascosta dalle cattive case farmaceutiche colluse col ministero della sanità. Ecco, Grillo crede questo, cosa si devono aspettare le migliaia di ricercatori che cercano ogni giorno nuove cure che funzionino e le migliaia di medici che ogni giorno il cancro lo curano davvero?

Grillo è contro la sperimentazione animale, che come tutti quelli che non si vogliono informare chiama impropriamente “vivisezione”. Su questo tema ho già scritto in un precedente post, in ogni caso c’è chi ha trattato l’argomento molto meglio di me.

Grillo è contro gli OGM, e dà credito a bufale e mistificazioni varie, come quella del “pomodoro antigelo”, che a suo dire avrebbe ucciso diverse persone, cosa impossibile, dato che non è mai esistito. Tutto mentre l’agricoltura in Italia rimane arretrata rispetto al resto d’Europa.

Grillo è un fan di Giampaolo Giuliani, il ciarlatano che sostiene di poter prevedere i terremoti e plaude alla sentenza che ha condannato i geofisici per non aver avvertito la popolazione del terremoto dell’Aquila. A tal proposito rimando ad una lettera dell’Associazione Nazionale Giapponese di Ingegneria Sismica, i cui estensori sono forse i maggiori esperti mondiali di terremoti, e che certo non sono interessati alla politica italiana.

Non voglio dare giudizi sul personaggio, anche se di chi ha definito Rita Levi Montalcini una “vecchia puttana” non posso certo avere una buona opinione, ma piuttosto mettere in chiaro che, in un momento in cui la scienza e la ricerca in Italia non versano certo in buone condizioni, queste sono le battaglie che speriamo di non vedere mai in parlamento, e contro cui combatteremo con tutte le nostre (modeste) forze, nella speranza che alla base delle decisioni che verranno prese ci sia la competenza della comunità scientifica, e non la prepotenza di chi urla più forte.

Un piccolo promemoria “elettorale”

DS-300x243Mentre ci accingiamo a recarci alle urne per esercitare il nostro principale strumento di partecipazione democratica e decretare così il futuro del nostro paese, segnalo a quei pochi che non le avessero ancora lette le risposte alle domande di Dibattito Scienza. Potete trovarle qui.

Purtroppo alle domande hanno risposto solo Bersani, Giannino e Ingroia. Monti e Berlusconi non pervenuti, quanto al movimento 5 stelle ho recentemente rebloggato questo post di Daniele Oppo, in ogni caso trovate un esaustivo riassunto dell’intera triste vicenda sul sito di Le Scienze, che ha entusiasticamente appoggiato l’iniziativa. Iniziativa che, vorrei ricordarlo, è partita dal basso, coinvolgendo studenti, ricercatori, blogger, appassionati di scienza e infine anche parte della stampa.

Forse la scienza potrebbe non apparire il tema più importante per il dibattito politico, soprattutto in tempi come quelli in cui viviamo, tuttavia leggendo le domande ci si rende conto che in realtà riguardano temi di primo piano, di grande attualità, e che affrontarli sarà fondamentale per la vita del nostro paese. Penso che un voto consapevole non possa prescindere dalla conoscenza delle posizioni dei candidati su questi temi.

Ora gli strumenti per decidere ce li avete, recatevi alle urne e fate una scelta, possibilmente usando la testa e non la pancia, ché nonostante le ultime ricerche sul sistema nervoso enterico non mi risulta sia l’a parte del corpo deputata al ragionamento.

Altri consigli non è mio compito darli, buona democrazia a tutti!