Sei cose che probabilmente non sai su Ebola

Come tutti in questi giorni, sto seguendo con preoccupazione l’outbreak di Ebola in Africa occidentale, e come tutti mi tocca purtroppo leggere i giornali,e talvolta commetto l’errore di soffermarmi sui commenti presenti sui siti delle testate online o sui social network. Colpito dalla quantità di stupidaggini che ho letto in giro, spesso a sfondo ideologico, ho deciso di fare chiarezza su alcuni punti che a quanto pare sono oscuri per la maggior parte delle persone, e sui quali i media non sembrano intenzionati a documentarsi.

Ebola si trasmette principalmente attraverso il sangue

Sanitari impegnati nell’assistenza ai malati di EVD indossano le protezioni

La malattia che chiamiamo ebola si chiama Ebola Virus Disease (in breve EVD), il che sta ad indicare che è causata, appunto, dal virus Ebola. L’infezione da parte di questo virus causa una febbre emorragica. Nella fase finale della malattia il paziente ha copiose emorragie praticamente da ogni orifizio. Il contatto con il suo sangue in questa fase porta quasi sicuramente all’infezione. È per questo che i sanitari impegnati nell’assistenza ai malati di EVD sono particolarmente esposti. Avvicinarsi ad un malato senza camice, guanti, mascherina e occhiali protettivi equivale ad ammalarsi. Gli altri fluidi corporei in questa fase sono infettivi quanto il sangue. È questo il sistema sfruttato dal virus per diffondersi velocemente da persona a persona. I cadaveri delle persone infette inoltre rimangono infetti per diverso tempo, quindi anche il trattamento delle salme è pericoloso.

Ebola ha un vettore

Pteropodidae Anton Croos at Wikimedia Commons CC BY-SA-3.0 (click for details)

Abbiamo detto che l’EVD è causata da un virus, e sappiamo che i virus non sopravvivono a lungo nell’ambiente all’esterno dell’ospite. Come è possibile quindi che il virus Ebola scompaia anche per anni per poi ricomparire in luoghi diversi? Una volta che non ci sono più umani infetti non dovrebbe sparire per sempre come il vaiolo?

Purtroppo no. Infatti l’uomo non è l’unico ad essere suscettibile al virus ebola. Molti animali, fra cui diversi primati, possono essere infettati, e a loro volta infettare l’uomo tramite morso o il contatto con una carcassa. Questo fa sì che nei periodi in cui nessun umano è infettato dal virus questo sia presente in altre specie. Non ci sono ancora evidenze definitive, ma sembra che l’ospite naturale del virus sia il pipistrello della frutta (Pteropodidae), nel quale il virus, pur infettandolo, non provoca febbre emorragica né, per quanto ne sappiamo, alcuna malattia grave.

Per queste ragioni è molto improbabile che il virus arrivi in Europa attraverso l’immigrazione

Uno dei timori più diffusi in Italia e nel resto d’Europa è che il virus possa arrivare nel nostro paese attraverso i flussi migratori. È di pochi giorni fa la notizia di un uomo morto a causa di un attacco cardiaco su un volo proveniente dal Ghana e diretto a Roma, che ha portato, almeno a credere ai titoli di giornale, alla “paura Ebola” a bordo dell’aereo, nonostante la persona in questione non avesse alcun sintomo di EVD e il volo provenisse da un paese in cui non risultano casi. È di oggi stesso (10 settembre) la notizia di una donna rientrata in Italia dalla Nigeria fattasi visitare per una febbre di natura ignota, che ha portato all'”allarme ebola”, senza che nessuno nominasse l’ipotesi più ovvia, che poi era quella vera: malaria. Qualche cretino sul web se ne esce addirittura sostenendo che «la prima cosa che si fa in caso di epidemia è chiudere le frontiere».

In realtà un outbreak di ebola in Europa è molto improbabile per una serie di ragioni. La malattia ha un tempo di incubazione piuttosto breve, normalmente inferiore ad una settimana. In qualche caso si raggiungono i 10 giorni, ma comunque per protocollo se si viene esposti è necessario attendere almeno 21 giorni prima di poter escludere l’infezione, a meno che le analisi di laboratorio non la escludano prima. Dato che nessuna compagnia permetterebbe ad un passeggero affetto da febbre emorragica di viaggiare è necessario che una persona proveniente dai tre paesi in cui è presente l’infezione (Guinea, Liberia e Sierra Leone) prenda un aereo nei primissimi giorni dopo l’esposizione al virus. Sono da escludere i cosiddetti “viaggi della speranza”, che durano molto di più di dieci giorni.

Ma in effetti per quanto improbabile non si può escludere che una persona entrata in contatto con un malato di EVD decida di prendere un aereo per l’Europa nei primi giorni della sua infezione. Tuttavia fino alla comparsa delle emorragie quella persona sarebbe sostanzialmente non contagiosa, il che significa che con ogni probabilità si troverebbe isolata in un reparto di terapia intensiva ben prima di poter contagiare qualcuno.

E qui arriviamo al punto fondamentale, e cioè il fatto che in Europa non è presente il vettore, non c’è il pipistrello che potrebbe portare in giro il virus e diffonderlo anche in assenza di contagio da persona a persona.

Quindi è impossibile che il virus causi un’epidemia qui da noi? No, solo molto improbabile. E ad essere maggiormente a rischio non sono gli immigrati, ma gli europei che assistono i malati: medici, infermieri, volontari, missionari ecc., che rientrano nel proprio paese.

Ebola non può causare uno sterminio di massa

Il virus Ebola è molto contagioso. Come già detto basta un qualsiasi contatto con i fluidi corporei di una persona malata per infettarsi. E ogni volta che nuove persone si infettano aumenta la probabilità di entrare in contatto con qualcuno di loro, e quindi il contagio diventa più veloce. Da un punto di vista matematico diciamo che cresce in maniera esponenziale, se disegnassimo questa crescita ci apparirebbe così:

Grafico funzione seponenziale

Ma nessun modello nella realtà procede all’infinito. Sappiamo infatti che ad un certo punto si arriverà ad una situazione in cui la “densità” di infetti è talmente alta che è difficile che uno di loro si incontri con un non infetto: si incontreranno principalmente tra di loro. Quando questo avverrà il contagio comincerà a rallentare, e la curva di prima assumerà un andamento sigmoide:

Grafico andamento sigmoide

In pratica il numero di nuovi casi diminuirà fino ad arrivare a zero, e a quel punto diminuiranno anche i casi totali, man mano che gli ammalati guariscono o muoiono.

Questo non significa che non sia estremamente grave

L’EVD ha una mortalità altissima. Nei contesti rurali e sottosviluppati in cui è comparsa in passato si sono raggiunte punte del 90% di mortalità. Attualmente, con un contesto diverso con la migliore assistenza medica disponibile si è riusciti a far scendere questo valore fino al 50% (al 31 agosto 2014 si contano 1841 morti su 3685 casi), che rimane comunque uno dei più alti che esistano. Quello che ci sembra rassicurante finché si parla di numeri e di curve diventa improvvisamente agghiacciante se si pensa che si sta parlando di vite umane. E che per il momento non c’è alcuna cura.

Se finora le epidemie di ebola avevano colpito sempre villaggi isolati in zone rurali, limitando quindi rapidamente il contagio, oggi per la prima volta l’epidemia ha colpito una grande città (Conacry, la capitale della Guinea) e si è estesa ad altre. Questo è quindi il più grave outbreak di ebola che si sia mai registrato.

Bisogna inoltre ricordarsi che non siamo neanche vicini al punto in cui il contagio dovrebbe rallentare. Se 3500 vi sembra un numero piccolo forse non state tenendo a mente che sono comparsi tutti in poco più di cinque mesi, un tempo incredibilmente breve. È inoltre da notare che secondo l’ultimo report (datato 28 agosto 2014) il 40% di quei casi si è verificato negli ultimi 21 giorni. Come mostra anche questo grafico siamo nel pieno della fase esponenziale:

Casi totali e decessi totali nel tempo, estratto dal Situation report update dell'8 settembre 2014

Casi totali e decessi totali nel tempo, estratto dal Situation report update dell’8 settembre 2014

L’epidemia quindi sta accelerando sempre di più. Conoscendo il modello è possibile fare qualche previsione, e queste non sono confortanti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità prima di riportare la situazione sotto controllo si arriverà a ventimila casi. Il che con gli attuali tassi significa diecimila morti. Se non riuscite a dare un senso a questo numero pensate che è pari circa a tre volte il numero di morti per incidente stradale in un anno in Italia, a tre volte e mezzo il numero di morti dell’11 settembre o a quasi sei volte il numero di morti all’anno per AIDS in Italia. E questo non è il worst case scenario. Quindi il fatto che prima o poi l’epidemia si autolimiterà non ci deve far pensare che non sia una delle più grandi tragedie che sta avvenendo in questo momento.

La cura per l’ebola (forse) arriverà presto, il vaccino non tanto

Il virus della stomatite vescicolare, su cui è basato uno dei vaccini sperimentali per l’ebola. Centers for Disease Control and Prevention

Tutti sanno del farmaco ZMapp che avrebbe curato con successo alcuni operatori sanitari affetti da EVD. Si tratta in sostanza di un siero a base di anticorpi monoclonali prodotti tramite topi, e finora era stato sperimentato solo sugli animali (sui primati per la precisione). È stato somministrato ai sanitari in base alle cosiddette “cure compassionevoli”, che consistono nel sottoporre pazienti che hanno poco da perdere a terapie che non hanno ancora completato l’iter di sperimentazione sugli umani ma che hanno già dato qualche prova di sicurezza ed efficacia.

Ora il farmaco deve essere sperimentato su larga scala, e naturalmente in via sperimentale sarà utilizzato per trattare i malati dell’epidemia in corso. Solo che questo richiede tempo: le fasi di ricerca vengono effettuate principalmente da laboratori relativamente piccoli, i quali ovviamente producono una quantità ridotta di farmaco. Ora è necessario avviare una produzione industriale, il che richiederà nella migliore delle ipotesi almeno un paio di mesi.

Allo stato attuale quindi per l’ebola non esiste alcuna cura, è possibile solo intervenire sulle conseguenze della malattia, cercando ad esempio di prevenire lo shock ipovolemico, che è la principale causa di morte.

Vi sono poi allo studio diversi vaccini, che tuttavia sono in una fase ancora più precoce del loro sviluppo. Il primo sarà forse pronto per le prime sperimentazioni per il prossimo ottobre. Il WHO ha comunque già commissionato la produzione di un certo numero di dosi da distribuire eventualmente agli operatori sanitari. I vaccini in fase più avanzata di sviluppo sono due, il VSV-EBO basato sul virus della stomatite vescicolare e il ChAd-EBO, basato su un adenovirus di scimpanzè, entrambi hanno dato segni di sicurezza e di efficacia sugli animali. A questi, oltre che al ZMapp, sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità sia diversi governi hanno stabilito di dedicare parecchie risorse.

È necessario notare che queste ricerche, che oggi sono sotto i riflettori, non sono certo cominciate ieri. La ricerca sul virus Ebola va avanti dagli anni ottanta, lontano dalle prime pagine dei giornali e spesso senza finanziamenti, ed è grazie a questa ricerca che oggi forse siamo vicini a risolvere il problema. Questo pone ancora una volta l’accento sul fatto che la ricerca va sostenuta e finanziata anche quando non sembra portare un risultato immediato. Se solo un anno fa qualcuno avesse chiesto fondi per la ricerca sul virus Ebola e sull’EVD avrebbe avuto grosse difficoltà ad ottenerli, perché l’ebola sembrava un problema remoto, non se ne parlava da anni, a nessuno importava.

Fonti e documentazione

World Health Organization, Statement on the WHO Consultation on potential Ebola therapies and vaccines, 05 settembre 2014

World Healt Organization Global Alert and Response,Ebola virus disease outbreak – west Africa, 04 settembre 2014

World Health Organization. Ebola Situation Report, 29 agosto 2014

World Health Organization, Ebola Response Roadmap, 28 agosto 2014

World Healt Organization Global Alert and Response,Ebola virus disease update – west Africa, 28 agosto 2014

World Health Organization, Anecdotal evidence about experimental Ebola therapies, 21 agosto 2014

World Health Organization, Ebola Fact Sheet

Medici Senza Frontiere | Ebola

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