Ignoranza e antiscienza

L’ignoranza esiste, questo è un fatto, ed esisterà sempre. Quando tuttavia l’ignoranza si accoppia all’arroganza si ottiene un mix micidiale.

Prendiamo me. Esistono numerose aree dello scibile umano in cui sono ignorante, direi che anzi la maggior parte dello scibile umano mi trova decisamente impreparato. Ad esempio non so quasi nulla di arte, a parte un’infarinatura generale, confondo gli autori e gli stili tra loro e non saprei mai attribuire un opera alla sua epoca. Non è qualcosa di cui vergognarsi, a patto di rapportarsi con questi argomenti con umiltà e curiosità, tenendo sempre a mente che il mondo è pieno di cose nuove da imparare e di gente che ce le può insegnare. E questo, lasciatemelo dire, è uno dei maggiori piaceri della vita. Ho scoperto ad esempio che se quando visito una mostra mi faccio accompagnare da qualche amico studente o laureato in storia dell’arte mi godo molto di più la visita.

L'articolo di Langone. Riproduzione a solo scopo illustrativo e di critica. © Foglio quotidiano. Click for details

L’articolo di Langone. Riproduzione a solo scopo illustrativo e di critica. © Foglio quotidiano. Click for details

Risulta quindi comprensibile la reazione indignata del mondo scientifico quando stamattina sul Foglio è comparso quest’articolo, a firma di tal Camillo Langone, intitolato Dovevano bruciarla prima, con riferimento all’incendio della città della scienza. L’articolo è un perfetto esempio del concetto di cui sopra: ignoranza unita ad arroganza.

Innanzitutto Langone ci spiega perché la storia della Città della Scienza va interpretata sotto un’altra ottica: tra coloro che si sono dispiaciuti della sua distruzione c’è anche Saviano. Ah beh, allora cambia tutto! Dopo alcune righe dedicate ad ironizzare su Saviano (ma non si stava parlando della Città della Scienza? Troppo difficile rimanere in tema?) finalmente il grande giornalista ci illumina su una grande verità: a Città della Scienza non si faceva “scienza”, ma divulgazione scientifica, che, Langone ci tiene a precisarlo, “è un’altra cosa”. Infatti aggiunge:

… la scienza è fatta di scoperte e che cosa abbiano mai scoperto a Bagnoli non è dato sapere. Nemmeno la ricetta definitiva delle nozze coi fichi secchi sono riusciti a mettere a punto.

E qui m’incazzo. Non sa nulla di scienza, e questo nel caso non fosse ancora assodato lo si vedrà più avanti, ma non capire il valore della divulgazione scientifica è ben più grave. Infatti secondo Langone quelli che lui definisce “scienziati immaginari di Bagnoli” effettuavano un’attività che evidentemente con la scienza non ha nulla a che vedere, cioè insegnare la scienza a chi non è del campo, e soprattutto ai ragazzi. Ragazzi che, sempre secondo Langone sarebbero stati assai annoiati (“sai che spasso”, ironizza) dalle gite alla Città della Scienza. Evidentemente quando l’ha visitata lui (perché per criticarla così aspramente così l’avrà almeno visitata no?) ha visto dei bambini diversi da quelli che ricordo io e che ricordano tutti gli altri a cui ho potuto chiedere, che invece erano entusiasti e felici.

Si dimentica questo tizio che ha l’ardire di parlare di scienza che la divulgazione ne è sempre stata parte integrante e fondamentale, a partire da Galileo, il primo vero scienziato fino a grandi scienziati contemporanei che proprio alla divulgazione hanno dedicato gran parte della loro attività, come Stephen Hawking, Craig Venter o Stephen Jay Gould (e se non sa chi sono si vergogni e vada a studiare), per arrivare ai divulgatori puri, come Isaac Asimov (che forse conoscerà solo come autore di fantascienza) o Richard Dawkins. Dimentica che a maggior ragione nella società di oggi comunicare la scienza è vitale. Il premio Descartes per la divulgazione scientifica, che Langone liquida con tanta facilità, è infatti uno dei più prestigiosi premi scientifici europei, ed è stato assegnato a Città della Scienza nel 2006.

Ma il nostro non ha ancora finito: ci spiega che, udite udite, la Città della Scienza versava in difficoltà economiche. Eh già, ma secondo lui il fatto che gli investimenti nel settore della scienza e dell’educazione siano sempre più scarsi non c’entra niente. Scopre poi, e qui entriamo nel grande giornalismo d’inchiesta, che gli edifici occupati dal museo erano un tempo capannoni industriali dell’Italsider, la quale

pagava lo stipendio a 7.000 operai mentre loro non riescono a pagarlo a 160 dipendenti.

Nulla ci dice però riguardo al fatto che l’Italsider (oggi ILVA) quei capannoni li avesse abbandonati, e che la Città della Scienza fosse uno dei pochi esempi esistenti in Italia di riuscita riqualificazione di ex impianti industriali.

Langone ironizza poi sull’impianto antincendio che non ha funzionato e sull’assenza di materiali ignifughi. Ancora una volta non dice nulla sul fatto che forse è stata proprio la grave difficoltà economica di cui sopra a non permettere l’installazione di un impianto più moderno né la ristrutturazione definitiva dei vecchi capannoni che, lo ricordo, erano fatti di legno. Ecco, una seria riflessione sulla cura con cui teniamo il nostro patrimonio culturale qui ci sarebbe stata bene, ma nell’articolo non c’è.

Se il giornalista si fosse fermato qui forse avremmo anche potuto riconoscere un minimo di dignità alle sue opinioni, certo non essere d’accordo, ma riconoscergli il diritto di esprimerle quello sì.

Ma lui non si è fermato qui, proprio no, ha voluto esagerare, e ha messo in mostra tutta l’ignoranza e l’arroganza di cui è capace:

Ho scoperto che nei capannoni dell’ex Italsider si propagandava l’evoluzionismo, una superstizione ottocentesca ancora presente negli ambienti parascientifici […]. Il darwinismo è una forma di nichilismo e secondo il filosofo Fabrice Hadjadj dire a un ragazzo che discende dai primati significa approfittare della sua natura fiduciosa per gettarlo nella disperazione e indurlo a comportarsi da scimmia. Dovevano bruciarla prima, la Città della Scienza.

Oh – Mio – Dio.
Queste frasi sono talmente spiazzanti che non so quasi come rispondere, davvero, non ho parole. Tutto quello che posso fare è consigliare al signor Langone di aprire un testo base di biologia, cosa che evidentemente non ha mai fatto in vita sua, e leggerlo. Oppure gli suggerisco di esporre queste sue panzane presso un dipartimento di biologia ambientale di un qualsiasi ateneo italiano (o europeo, o statunitense…), sempre se è disposto a resistere alla pioggia di vaffanculo che ne seguirà.

Invito infine il signor Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, a scegliere meglio in futuro i redattori che parlano di scienza sul suo quotidiano, destinando coloro che della parola scienza ignorano perfino il significato ad altre aree, come la cronaca rosa o la pagina delle barzellette, grazie.

Per chi non riuscisse ad accedere è disponibile una versione integrale dell’articolo del Foglio qui.

Sogni in fiamme

Oggi non avevo in programma di scrivere. Ma la notizia che ho letto stamattina appena aperto il browser mi ha lasciato un buco allo stomaco. La Città della Scienza, a Napoli, è bruciata. Il danno è enorme e non ancora precisamente quantificabile. Si parla di quattro capannoni completamente inceneriti, per un area complessiva superiore ai diecimila metri quadrati. Le cause sono sconosciute, c’è addirittura chi parla di dolo. L’impianto antincendio non c’era o non ha funzionato. Le vecchie strutture con anima in legno, piene di materiale infiammabile, sono andate in fumo nel giro di poche ore, nonostante l’enorme lavoro dei Vigili del Fuoco, che non hanno potuto fare altro che circoscrivere i danni.

Quando l’ho  saputo mi è tornato in mente un ricordo: si parla dei tempi del liceo, una gita scolastica a Napoli e io, ragazzino appassionato di scienza e un po’ nerd, con la bocca aperta a girare tra pannelli e installazioni interattive. Questo rappresenta per me quel luogo: lo stupore e l’amore per la scienza negli occhi di un adolescente.

Ma la Città delle Scienza era anche altro. Era un polo d’eccellenza scientifica e culturale, collocato non a caso in una città considerata “difficile” anche da questo punto di vista, era la smentita di tanti luoghi comuni su Napoli e sull’Italia in genere, era il riscatto di chi aveva creduto in questo progetto, di chi credeva nella divulgazione scientifica di qualità nel nostro paese. Ma perché parlo al passato? La Città della Scienza È, e voglio credere che nonostante il periodo che stiamo attraversando sarà. L’uscita dalla crisi passa anche per la cultura, e la rinascita della Città della Scienza potrebbe rappresentare un buon punto di partenza.

Non ho altre parole da aggiungere, vi lascio al commento di Marco Cattaneo, che potrà forse far capire a chi non la conosce cosa significa Città della Scienza.

Qui sotto le immagini di Road TV Italia mostrano l’incredibile potenza distruttrice del fuoco.

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Aggiornamento 06/03/2013

Mentre sembra ormai sicura l’ipotesi di incendio doloso, sono già state attivate iniziative concrete per la ricostruzione. Trovate tutte le informazioni per contribuire qui.