Perché andiamo nello spazio?

Space_explorationMercoledì 12 ottobre la sonda Rosetta, dopo aver viaggiato per oltre 10 anni e aver percorso sei miliardi e mezzo di chilometri si è separata dal lander Philae, il quale è atterrato sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, ad una distanza di oltre mezzo miliardo di chilometri dalla terra. Mai nessuno l’aveva fatto prima.

Non sarò certo io a spiegarvi perché è una cosa eccezionale, altri l’hanno già fatto meglio di me. Oggi volevo parlare di un’altra cosa. Infatti anche stavolta, come ogni volta che si parla di missioni spaziali, si è alzato un coro di persone che chiede a gran voce: qual è l’utilità di tutto questo? Le missioni nello spazio sono costose e lunghe, non sarebbe meglio usare quei soldi e quelle energie per risolvere i nostri problemi qui sulla terra?

Proverò quindi a rispondere a questa domanda, proverò a chiedermi anch’io: perché andiamo nello spazio?

1 – Per conoscere l’universo

Ebbene sì, il principale motivo per cui effettuiamo missioni spaziali è la ricerca scientifica, e quindi alla base ci sono le stesse ragioni qualsiasi ricerca scientifica: espandere le nostre conoscenze sull’universo e sulle leggi che lo regolano.

La ricerca della conoscenza, l’indagine su chi siamo e sulla natura che ci circonda, è ciò che ci distingue dagli australopitechi che vagavano sulla terra quattro milioni di anni fa. Si tratta in effetti dello stesso impulso che ha spinto i nostri antenati ad esplorare la terra e i suoi misteri, a cercare nuove soluzioni a vecchi problemi e a costruire il mondo come lo conosciamo oggi.

Questo naturalmente non è percepito come un buon motivo dai detrattori, perché costoro quando chiedono “qual è l’utilità” in realtà intendono “cosa me ne viene in tasca a me”.

Molti a questo punto risponderebbero, in maniera molto prudente, che le scoperte scientifiche fatte potrebbero avere delle applicazioni pratiche in futuro. In realtà però quel condizionale deriva dalla mania degli scienziati di essere sempre formalmente corretti. La verità è che, vista la mole di dati scientifici di cui stiamo parlando, è virtualmente certo che queste scoperte scientifiche avranno applicazione pratica. Nella storia dell’esplorazione spaziale è sempre stato così e non si vede perché non debba esserlo in futuro.

Se anche l’atterraggio fosse fallito, o se il lander si staccasse adesso, anche solo la ricerca necessaria per far arrivare la sonda fino alla cometa ha già prodotto un progresso scientifico enorme, di cui già adesso possiamo ipotizzare possibili applicazioni pratiche.

2 – Perché andare nello spazio produce tecnologia

Molte parti della tecnologia che state usando per leggere quest’articolo, e che avete usato per lamentarvi che l’esplorazione spaziale costa troppo, sono figlie di tecnologia prodotta inizialmente per le missioni spaziali.

Si chiamano spinoff tecnologici, tecnologie prodotte per lo spazio che hanno trovato applicazione in altri campi. Ad esempio le membrane utilizzate durante il programma Apollo per filtrare i liquidi sono oggi una parte fondamentale delle macchine per l’emodialisi, che tiene in vita chi soffre di grave insufficienza renale. Ad esempio le lenti e gli specchi sviluppati per i telescopi spaziali sono utilizzati in microchirurgia. Ad esempio i polimeri resistenti al calore utilizzati nelle moderne automobili furono sviluppati inizialmente per lo Space Shuttle. Mi fermo perché gli esempi sono letteralmente migliaia.

E se non bastasse il fatto che molto di ciò che utilizziamo nella nostra vita non esisterebbe senza le missioni spaziali, si può aggiungere anche che gli spinoff tecnologici creano ricchezza. Ad esempio il programma Apollo (quello che portò l’uomo sulla luna) durò dal 1960 al 1969, e fu finanziato ogni anno con una cifra che è andata da un minimo di 3 ad un massimo di 33 milioni di dollari. Nel 1989 fu calcolato che il ritorno economico dovuto agli spinoff tecnologici era stato di 22 miliardi di dollari, quindi notevolmente superiore al costo dell’intero programma.

3 – Perché l’esplorazione spaziale crea lavoro

Una missione spaziale, come già detto, richiede un sacco di lavoro. E di conseguenza un sacco di persone che questo lavoro lo svolgano. Si va dal direttore di volo a quello che pulisce i pavimenti dalla sala controllo

Si aggiunga che le agenzie spaziali che organizzano le missioni non producono quasi niente in proprio. Fanno dei bandi e si rivolgono ad enti pubblici e privati. Ed ognuno di questi enti paga delle persone per svolgere il lavoro.

Questo significa operai, tecnici, ingegneri, programmatori, progettisti, ricercatori, giovani dottorandi, ma anche impiegati, amministratori, contabili ecc. E il lavoro produce tanti vantaggi, fra cui le tasse che si riversano nelle casse degli stati con un impatto positivo su tutta l’economia. Proseguendo con l’esempio del programma Apollo, questo ha creato circa 325000 posti di lavoro, con un ritorno per le casse nazionali di 365 milioni di dollari (si consideri che si parla di soldi degli anni sessanta), quindi ancora una volta cifre superiori al costo del programma.

Senza contare tutti gli effetti secondari di questo fenomeno (apertura di nuove aziende crescita del commercio ecc.), che fanno sì che l’impatto economico di un programma spaziale su un paese sia notevole.

4 – Perché favorisce la collaborazione tra nazioni

C’è chi ritiene che uno degli eventi fondamentali della distensione (il processo che portò alla fine della guerra fredda) sia stato il programma Shuttle-Mir, che vide collaborare le agenzie spaziali Sovietica e Americana. Da allora la collaborazione delle due nazioni nello spazio non è mai cessata.

Se guardiamo alla Stazione Spaziale Internazionale, che di quel programma è direttamente figlia, vediamo 24 paesi che collaborano pacificamente per poterla utilizzare e poterne così godere i vantaggi. E uno dei principali paesi coinvolti è il nostro.

Prendiamo la missione Rosetta. È stata realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea, che riunisce diciotto paesi dell’Unione Europea più Svizzera e Norvegia (più altri quattro paesi PECS). Per realizzare missioni come questa i vari paesi membri devono parlare e accordarsi. E se da questa missione ricavano benefici la prossima volta saranno più propensi a parlare e accordarsi di nuovo. È un circolo virtuoso.

Forse non sarà l’esplorazione spaziale a portare pace e armonia tra le nazioni, ma di sicuro ha un ruolo importante da giocare.

5 – Perché è il modo migliore per spendere quei soldi

Innanzitutto chiariamo una cosa: i soldi non si spostano a piacere. Non è che se togliamo tot milioni di euro all’agenzia spaziale poi li possiamo usare come ci pare.

Ma immaginiamo pure per assurdo un mondo dove non esistono ministeri né dipartimenti, senza leggi di stabilità ne bandi di concorso, un mondo insomma dove il governante assoluto abbia il potere di prendere i soldi pubblici e destinarli a ciò che più gli garba, o che ritiene più utile.

Facciamo ora due conti. La missione Rosetta è costata circa 1,4 miliardi di euro, che fa circa 3,50 euro per ogni cittadino europeo. Considerando che la durata della missione è di quasi 12 anni* fanno più o meno 30 centesimi di euro all’anno per ogni europeo. Non cifre da capogiro quindi.

Ora, nel nostro ipotetico mondo, come avremmo potuto spendere quei soldi? Per esempio avremmo potuto comprarci mezzo sommergibile nucleare, oppure una decina di F35. Oppure volendo restare nel settore civile potremmo comprare ben quattro Airbus A380 o costruire circa 30 chilometri di autostrada.

Ora il mo obiettivo non è fare facile benaltrismo, ma solo far notare che le missioni spaziali, che sembrano costosissime, sono in realtà piuttosto economiche. Il solo stato italiano in un solo anno spende per la difesa l’equivalente di 15 missioni Rosetta. Non voglio in nessun modo suggerire che quelle siano spese inutili o meno utili (ho citato la difesa perché curiosamente è quella di cui è più facile reperire le cifre) ma soltanto mettere in chiaro che i soldi destinati all’esplorazione spaziale sono briciole.

Se stiamo cercando sprechi di soldi pubblici le agenzie spaziali sono molto probabilmente il posto sbagliato dove cercare. Di soldi pubblici ne prendono talmente pochi che per ottenere i risultati che ottengono devono stare attente a non sprecarne niente.

E poi, avendo 30 centesimi da spendere, usarli per andare su una cometa non mi sembra una brutta idea.

Thanks Phil! XKCD | CC-BY-NC | Click for details

Se qualcuno non fosse ancora convinto vi rimando all’articolo Perché spendere tanto per lo Spazio? sul Post

*Quel “quasi 12 anni” tiene conto solo del tempo in cui Rosetta è stata effettivamente in volo, da marzo 2004 a dicembre 2015 (fine prevista della missione). A voler fare i pignoli la missione Rosetta è stata approvata nel 1993 ed è partita nel 1996, il che porterebbe a 19 anni il tempo su cui vanno spalmati i costi.

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