Cosa è successo davvero a Milano

Il resoconto dell’occupazione di uno stabulario dell’università di Milano, accompagnato da alcune considerazioni, l’ho già fatto nel mio ultimo post. Oggi tuttavia mi sono arrivate le testimonianze di chi in quello stabulario ci è entrato dopo che i cosiddetti animalisti se ne erano andati, di chi è dovuto entrare lì per rimettere a posto il casino e cercare di capire come andare avanti.

Prima di mostrare cos’hanno trovato, vediamo come appariva lo stabulario quando gli attivisti vi si sono introdotti. Le foto seguenti sono state diffuse dal coordinamento “Fermare Green Hill” tramite il suo sito web e la pagina facebook ufficiale.

Innanzitutto in una panoramica dello stabulario abbiamo una veduta d’insieme delle gabbie dei topi. Queste appaiono pulite e perfettamente ordinate, di dimensioni standard e tutte rigorosamente a norma, con recipienti per il cibo e per l’acqua. Vediamo anche un lavandino, che sta lì per ovvie ragioni.

In un’immagine più ravvicinata vediamo in dettaglio una delle gabbiette. Sono confermate le dimensioni, ed inoltre si vede che la gabbia contiene due animali, che quindi hanno tutto lo spazio loro necessario. Gli animali inoltre appaiono in ottime condizioni.

Ci viene fornito anche un dettaglio delle gabbie dei conigli. Anche qui dimensioni standard, più o meno le stesse di una gabbia casalinga. Anche qui le gabbie appaiono ordinate e pulite, nonché fornite di cibo. Un solo animale per gabbia, e in ottime condizioni.

L’immagine più nota è quella dell’attivista incatenato, che tiene in braccio un coniglio. Alla faccia dell’empatia che costoro sostengono di provare, il tizio non si accorge che l’animale è evidentemente terrorizzato. E non c’è da stupirsi, dato che è stato strappato al suo ambiente da uno sconosciuto.

Infine si vedono gli attivisti col loro bottino. Si prega di notare i recipienti: quegli scatoloni, che in origine erano bidoni per i rifiuti sanitari, contengono ciascuno una trentina di topi.

Qui già si possono fare alcune considerazioni. Immagino che questi attivisti fossero in buona fede e che credessero di stare facendo il meglio per quegli animali, immagino che non sapessero che portandoli fuori dall’ambiente asettico del laboratorio lo stavano condannando a morte, e ad una morte orribile fra atroci sofferenze, ma non ci vuole un genio per capire che stipare così tanti animali in uno spazio così ristretto (non fate caso all’altezza delle scatole, gli animali, ovviamente, dovevano poggiarsi tutti sul fondo, circa 50 cm di spazio) non fa certo bene. Posso solo immaginare lo shock (fisico e psicologico) subito dagli animali.

Veniamo ora a quello che è stato trovato dopo. Le immagini seguenti provengono dai ricercatori e dagli studenti entrati in seguito per controllare i danni e rimettere in ordine. Mi ero immaginato che gli “animalisti” (che tanto animalisti non sono) si fossero limitati a scambiare gabbie e cartellini di posto e a trafugare la documentazione, ma invece, quando i ricercatori sono entrati, questo è quello che si sono trovati di fronte:

I vandali avevano devastato tutto, aprendo le gabbie e rovesciandole. Gli animali vagavano in giro disorientati e spaventati. Strappati all’ambiente conosciuto in cui avevano sempre vissuto e trapiantati improvvisamente in un universo sconosciuto, molto più grande e spaventoso. Alcuni cercavano di rientrare nelle gabbie rovesciate. Alcuni erano incastrati sotto le gabbie stesse. Quando i ricercatori sono entrati molti si sono diretti subito verso di loro, quasi a chiedere alle mani ben conosciute di essere rimessi al sicuro.

Questo è ciò che quelli di “Fermare Green Hill” intendono per “salvare gli animali”. Di fronte a questo scempio alcuni, principalmente giovani studentesse, sono scoppiati in lacrime. C’è chi ha perso tutti gli animali e quindi non può portare avanti più nessun progetto. C’è chi vede una tesi allontanarsi o una pubblicazione sfumare. Ma il dolore più grande è quello di chi di quegli animali si prendeva cura, di chi li conosceva uno per uno, di chi, veramente, si occupava ogni giorno del loro benessere.

Oggi gli antivivisezionisti fanno sapere che il coniglio è già stato adottato, mentre per i topi stanno incontrando difficoltà. Non mi stupisce: il coniglio è un animale “puccioso”, il topo no. Una volta passata la sindrome di Bambi questi animali non li vuole nessuno.

Mi rivolgo ora agli animalisti. Non quelli di cui parla quest’articolo, con loro ho perso la speranza. Mi riferisco agli animalisti veri, quelli che hanno veramente a cuore gli animali. Quelli per cui il benessere dell’animale conta di più di fare casino e andare sui giornali, quelli che preferiscono agire in maniera ragionata piuttosto che fare danni solo per ottenere visibilità. Quelli che preferiscono adottare un bastardino in un canile piuttosto che un beagle da 300 euro proveniente da un allevamento esclusivo.

Mi rivolgo a voi e vi faccio una domanda: davvero pensate che sia questo il modo giusto? Davvero credete che azioni come questa portino da qualche parte? Che facciano bene a qualcuno? Poter fare a meno degli animali nella ricerca biomedica, per quanto possiate non crederci, è l’obiettivo di tutti, anche dei ricercatori. Anche se fossimo tutti quei sadici torturatori che alcuni amano immaginare, le procedure senza animali sono comunque più pratiche, più veloci, più pulite e, cosa di non poco conto, più economiche. Quando usiamo un animale è perché proprio non ne possiamo fare a meno, e la cosa non fa piacere a nessuno.

Cosa può fare un animalista per questo? Un animalista intelligente, intendo. Tanto per cominciare potrebbe mettere a frutto la sua intelligenza. Se ad esempio studiasse veterinaria potrebbe specializzarsi in benessere degli animali da laboratorio. Questi veterinari sono quelli che affiancano i ricercatori e si occupano di garantire che gli animali negli stabulari vivano nelle migliori condizioni possibili. Oppure potrebbe studiare biologia e dedicarsi alla ricerca di base, in modo da proseguire quel processo, in atto da decenni, per il quale in base al principio delle tre R si sta riducendo ogni giorno il numero di animali utilizzati. Se invece non ha competenze scientifiche e/o non desidera averle può sempre impegnarsi a sostegno di quei centri che portano avanti questa ricerca, come il CAAT o l’ECVAM. Oppure può impegnarsi per garantire il rispetto della normativa vigente, che prevede ispezioni sanitarie e comitati etici, o ancora può lavorare a fianco dei ricercatori nel produrre normative migliori, come hanno fatto quelle associazioni animaliste che hanno collaborato alla stesura della Direttiva europea 2010/63 sulla sperimentazione animale.

Davvero pensate che devastare uno stabulario, con grave danno anche agli animali stessi, possa portarci da qualche parte? Davvero non riuscite a capire che i cambiamenti importanti si ottengono percorrendo la strada più lunga e difficile a piccoli passi, e che scorciatoie non ne esistono? Davvero avete rinunciato al buon senso?

Edit: mi è stato segnalato che le foto degli stabulari devastati sono state ricevute e diffuse originariamente dal gruppo “A favore della sperimentazione animale” sulla propria pagina facebook. A loro vanno i miei ringraziamenti.

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Se gli animalisti si danno al terrorismo

Gli occupanti si incatenano alle porte

Sabato 20 aprile si è verificato un fatto estremamente grave. Alcuni attivisti del gruppo “Fermare Green Hill”, che amano definirsi animalisti, sono entrati a forza, probabilmente grazie all’uso di passepartout elettronici acquistati illegalmente, nei laboratori di ricerca del dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell’università di Milano (in cui opera anche l’istituto di neuroscienze del CNR). Qui alcuni di loro hanno bloccato le porte con delle catene, e poi vi si sono incatenati essi stessi, per impedire l’ingresso ai lavoratori e alle forze dell’ordine, mentre gli altri raggiungevano lo stabulario, che conteneva circa 800 fra topi e conigli (definiti “migliaia” dagli animalisti), aprivano le gabbie scambiando di posto gli animali, staccando le etichette e confondendo la documentazione, allo scopo di rendere inservibili gli animali stessi.

Post “in diretta” su facebook

Nel frattempo il tutto veniva seguito “in diretta” sul sito del coordinamento “Fermare green Hill” e su varie pagine di facebook ad esso riconducibili. Gli attivisti all’interno postavano foto e video di se stessi e dello stabulario (nelle immagini si vedono gabbie ben tenute e animali in perfette condizioni, alla faccia del luogo di tortura), mentre i loro mandanti invitavano i propri seguaci a radunarsi sotto il dipartimento per esercitare pressioni sulle forze dell’ordine, che nel frattempo erano giunte sul posto senza però intervenire.

Per evitare che qualcuno si facesse male la direttrice del dipartimento Paola Viani ha intavolato delle trattative con gli occupanti, i quali hanno accettato di restituire i laboratori solo a patto di appropriarsi degli animali. Dopo aver compiuto questa rapina gli occupanti sono usciti sfilando tra le forze dell’ordine con il loro bottino (un centinaio di topi e un coniglio trasportati all’interno di bidoni per i rifiuti sanitari), accolti trionfalmente con applausi e ovazioni dalle persone che nel frattempo si erano radunate all’esterno. Gli animali rimasti nel laboratorio, ormai inservibili, saranno dati in adozione nei prossimi giorni, qualora le condizioni di sicurezza lo permettano, altrimenti dovranno essere soppressi.

Il mondo della ricerca scientifica è ovviamente indignato da ciò che è successo. I ricercatori dell’istituto di neuroscienze del CNR hanno scritto una lettera per denunciare l’accaduto, mentre gli studenti e i ricercatori dell’università hanno organizzato una manifestazione per sostenere le ragioni della scienza.

Il danno arrecato dai sedicenti animalisti è immenso. Dal punto di vista economico si parla di centinaia di migliaia di euro, provenienti in parte da finanziamenti pubblici (Comunità Europea, Ministero della Ricerca, Ministero della Sanità, Regione Lombardia ecc.) ma soprattutto dal contributo volontario di quei cittadini che hanno voluto fare piccole donazioni alla ricerca attraverso delle charities (Telethon, AIRC, NIDA, Fondazione Cariplo, Fondazione Mariani, Fondazione Sclerosi Multipla ecc.). Danni che nessuno pagherà, beninteso, perché ora il gruppo si fa scudo del fatto che gli animali sono stati presi in base ad un “accordo” con la direzione del dipartimento, come se questo rendesse meno illegale quello che hanno fatto. Ma ormai sappiamo per esperienza che questi gruppi hanno degli ottimi uffici legali (uno dei quali, vorrei ricordarlo, è diretto da un magistrato di cassazione), quindi non subiranno alcuna conseguenza.

Ma il danno economico è in realtà il problema minore. Avendo perso tutti i loro modelli i ricercatori dovranno ricominciare tutto il lavoro da capo. In quei laboratori si faceva ricerca di base su malattie gravi e prive di cura come autismo, malattia di Parkinson, di Alzheimer, Sclerosi Multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica, sindrome di Prader-Willi e altre. Ora si dovrà ripartire dalla ricerca di finanziamenti, ricostruire i modelli da capo e rifare tutto dall’inizio. Se, come alcuni animalisti credono in base alla loro concezione fiabesca del mondo costruita grazie ai film Disney, esistessero davvero metodi alternativi, i ricercatori ora li userebbero, ma purtroppo non esistono, e quindi gli ultimi anni di lavoro sono stati buttati al vento. Ci vorranno anni, anni in cui i malati di SLA continueranno a morire senza neanche la speranza, che ora gli è stata tolta, dovuta alla consapevolezza che qualcuno stava lavorando per trovare una cura al loro male. Sarebbe bello che questi cosiddetti animalisti avessero il coraggio di confrontarsi direttamente con loro, che gli dicessero in faccia “ho preferito rubare dei topi che lasciare che ti curassero”.

Topo nudo. Armin Kübelbeck - Wikimedia Commons. Click for details

Topo nudo. Armin Kübelbeck – Wikimedia Commons. Click for details

Che poi gli animali trafugati saranno i primi a rimetterci. Infatti è molto difficile che quelle bestiole possano sopravvivere al di fuori dell’ambiente asettico dei laboratori. Mi riferisco in particolare ai topi nudi, che sono costitutivamente immunodepressi, e che vivranno ormai solo pochi giorni. Se qualcuno degli “affidatari” di questi animali riesce a far sopravvivere un topo nudo in casa per una settimana gli faccio i complimenti. Se riesce a farlo sopravvivere due anni, che è quanto vivrebbe in laboratorio (sì, la maggior parte degli animali da laboratorio giunge al termine naturale della propria vita, quelli sacrificati sono una minoranza), mi scriva che brevettiamo il metodo che ha usato, lo applichiamo agli umani immunodepressi e vinciamo il nobel.

Perché parlo di terrorismo? Perché uno degli scopi di queste organizzazioni, dichiarato esplicitamente badate bene, è quello di rendere la vita impossibile ai ricercatori, da loro chiamati “vivisettori” (si prega di notare che nei laboratori in questione non veniva eseguita alcuna procedura che comportasse il taglio in vivo, quindi non si faceva alcuna “vivisezione”), di farli vivere nella paura di dover subire i loro attacchi violenti e il loro stalking, di scoraggiare i giovani ad intraprendere la strada della ricerca. Fra l’altro il fatto di dover ritrovare finanziamenti significherà in futuro meno borse di dottorato e meno assegni di ricerca, in altre parole meno ricercatori, soprattutto giovani. Oltre al danno alla ricerca stessa, e quindi al ritardo nella scoperta di nuove cure, ai lavoratori nessuno ci pensa?

Sulla questione ha scritto persino Nature, il che rende l’idea di quanto sia grave questo gesto. Questo non è un attacco ad un laboratorio o ad una pratica, questo è un attacco alla ricerca scientifica, il culmine di una crociata antiscientifica generalizzata che si sta portando avanti da anni ormai. Siamo arrivati al punto di rottura. Quando la ricerca scientifica sarà scomparsa dal nostro paese, riportandoci in un epoca di oscurantismo e stregoneria, spero che allora sarete soddisfatti.

Quest’articolo ha avuto un seguito.

Il texano ubriaco – Aggiornamento

L’iniziativa di Dibattito Scienza contro il rilascio di crediti scolastici per la conferenza di Giuliani di cui parlavo nel mio precedente post ha avuto un discreto successo. La lettera è stata inviata alle scuole ed ora sarà contattata anche la stampa. Staremo a vedere le reazioni.

Luca di Fino (Background noise) fornisce una lista completa di tutti i partecipanti all’iniziativa, che ripubblico volentieri. Nell’unirmi personalmente ai ringraziamenti a quanti hanno partecipato chiedo a tutti di continuare a dare visibilità all’iniziativa. Può sembrare una piccola cosa, ma personalmente credo che se non ci impuntiamo sull’educazione scolastica dei nostri ragazzi non riusciremo mai a creare una Cultura scientifica degna di questo nome nel nostro paese.

Ecco tutti quelli che hanno pubblicato l’appello:

Al Tamburo Riparato
La curva dell’energia di legame
Background Noise
Scienze e dintorni
Popinga
L’orologiaio miope
Martino Benzi
Worlds outside reality
Scientificast.it
Scientificando
Siediti e scrivi due lettere
Io Non Faccio Niente
Sudtv.it
Oca Sapiens
La voce idealista
Scetticamente.it
Il gonnellino di etabeta
bUFOle & Co
Leucophaea
Questione della decisione
Le Scienze
Infinite forme bellissime e meravigliose
Query, rivista ufficiale del CICAP
Bios-project
Fisici per il mondo

Ed ecco i firmatari della lettera:

Marco Fulvio Barozzi, blogger scientifico e insegnante
Luca Di Fino, ricercatore TD Dip. Fisica, Università Tor Vergata
Aldo Piombino, blogger scientifico
Simone Angioni, chimico, Università di Pavia, Segretario Associazione Culturale Scientificast
Marzia Bandoni, esperta e-learning
Martino Benzi, ingegnere
Paolo Bianchi, blogger scientifico, Associazione Culturale Scientificast
Marco Casolino, Primo Ricercatore INFN e Dip. Fisica, Università Roma Tor Vergata
Pellegrino Conte, professore associato di Chimica Agraria, Università degli Studi di Palermo
Carlo Cosmelli, docente di Fisica, Dipartimento di Fisica, Università Roma Sapienza
Marco Ferrari, giornalista scientifico
Mario Genco, Dibattito Scienza
Milena Macciò, Dibattito Scienza
Silvano Mattioli, Dibattito Scienza
Marco Messineo, fisico, Dibattito Scienza
Silvia Onesti, Elettra-Sincrotrone Trieste
Giuseppe Perelli, studente di dottorato in Scienze Computazionali e Informatiche
Lisa Signorile, biologa e blogger scientifica.
Fabrizio Tessari, Dibattito Scienza
Luca Vanini, studente in Ingegneria Meccanica
Bruna Vestri, blogger
Veronica Zaconte, fisico
Giovanni Ponzio, ingegnere civile
Dario De Marchi
Marco Cameriero, studente
Luigi Buccelletti, medico chirurgo, odontoiatra, blogger
Marco Bruno, imprenditore
Roberto Natalini, Matematico, Dirigente di Ricerca del CNR
Giuseppe Lipari, Professore associato di Sistemi di Elaborazione dell’Informazione, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
Daniele Oppo, cronista free lance, blogger (quasi) scientifico
Rosalba Cocco, insegnante di scuola Primaria
Enrico Bo
Camillo Galante, architetto, libero professionista
Moreno Colaiacovo, bioinformatico
Domenico Barbato, Laureato in fisica, studente alla magistrale di astrofisica e fisica teorica
Paolo Amoroso, divulgatore scientifico
Paolo Valente, fisico
Emanuela Guizzo
Matteo Cardinali, fisico particellare, Helmholtz-Institut, Mainz
Alessandro Venieri, funzionario geologo, Provincia di Teramo
Angelo Minisci
Brunello Tirozzi, Ordinario di Fisica Matematica, Università di Roma “La Sapienza”
Giovanni Vittorio Pallottino, già professore ordinario di Elettronica, Università di Roma “La Sapienza”
Carlo Mariani, Professore di Struttura della Materia, Università di Roma La Sapienza
Marco Ferraguti, Dipartimento di Bioscienze, Università degli Studi di Milano
Warner Marzocchi, INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Fabio Bruni, Docente di fisica, Dipartimento di scienze, Università di Roma Tre
Martina Pugliese, studentessa dottorato Fisica Sapienza Università di Roma
Antonio Piersanti, Sismologo, INGV
Ignazio Verde, genetista, ricercatore
Simone Rossi, Studente di Scienze e Tecnologie Agrarie
Federico Marini, studente magistrale in Scienze Geologiche
Edoardo Volpi Kellermann, musicista, scrittore, blogger, appassionato di scienza
Igor Lanese, MSc, PhD in Ingegneria Sismica e Sismologia
Renato Angelo Ricci, Presidente dell’Associazione Galileo 2001, Professore emerito dell’università di Padova
Paolo Gasparini, Professore Emerito Università di Napoli Federico II
Giuseppe Codispoti, PostDoc Universita’ di Bologna & INFN Bologna
Sandro Ciarlariello, studente di dottorato in astrofisica, Institute of Cosmology and Gravitation, Portsmouth
Domenico Barbato, studente magistrale in Astrofisica e Fisica Teorica, Torino
Marco Isopi, docente di Matematica, Dipartimento di Matematica, Università Roma Sapienza
Giulia Paccagnella, studentessa di Scienze Geologiche
Andrea Mazzoleni, astrofilo e appassionato di scienza e tecnica
Giuseppe Felici, fisico
Giulio Valentino Dalla Riva, PhD candidate @ Biomathematical Research Centre, University of Canterbury, Christchurch, New Zealand
Piero Patteri, ricercatore INFN – Laboratori Nazionali di Frascati
Annarita Ruberto, docente di Matematica e Scienze, Scuola sec. di 1° grado
Giorgio Trenta, consigliere Galileo 2001
Maurizio Nagni, Fisico, Software Engineer, STFC (UK)
Silvia Bencivelli, giornalista scientifica
Lapo Casetti, ricercatore, dipartimento di fisica e astronomia, università di Firenze
Alessandro Amato, Ricercatore Sismologo, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Cristian Consonni
Sandro Cantoni, Geologo libero professionista e insegnante
Aldo Winkler – Tecnologo, Istituto Nazionale di Geofisica & Vulcanologia
Alberto Michelini, Dirigente di ricerca INGV
Alessio Piatanesi, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Antonino Mostaccio, INGV – Osservatorio Etneo, Ct
Boris Behncke, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Maurizio Bonafede, Department of Physics & Astronomy – Section Geophysics, University of Bologna
Laura Sandri
Lucia Margheriti, Centro Nazionale Terremoti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Francesca Pacor – I Ricercatore – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Ingrid Hunstad – INGV Roma
Maria Teresa Mariucci, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Isidoro Ferrante, Ricercatore dipartimento di Fisica, Università di Pisa
Paola Montone, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Licia Troisi, 2nd University of Rome “Tor Vergata”
Francesco Mele, Ricercatore INGV
Paolo Pascucci, blogger
Stefano Pucci, Sez. Sismologia e Tettonofisica, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Francesca Di Stefano, Redazione Centro Editoriale Nazionale (coordinatore), INGV
Andrea Rovida, tecnologo – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Milano
Giuseppe Giuliani, Dipartimento di Fisica, Pavia
Fabrizio Romano, INGV
Giuseppe Merigo
Fabrizio Galadini, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Massimo Nespoli, Fisico, dottorando in geofisica presso: INGV-Sez Bologna
Marica Fulginiti
Patrizia Tosi, primo ricercatore, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Roberta Sparvoli, Ricercatore Dipartimento di Fisica, Università di Roma Tor Vergata
Claudio Chiarabba, Dirigente di Ricerca INGV
Luca Nori, Geologo
Angelica Crottini, Biologa
Giulio Valli, Consigliere dell’Associazione Scientifica Galileo2001 per la libertà e la dignità della Scienza
Elisabetta La Torre, Fisico
Gianfranco Pradisi, ricercatore TI
Paolo Papale, Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Chiara P. Montagna, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Sezione di Pisa
Paolo Micheloni
Daniele Bailo – INGV
Mirko Morini, ricercatore, Università degli Studi di Ferrara
Giuseppe De Natale, Dirigente di Ricerca INGV-Osservatorio Vesuviano
Maria Letizia Terranova, Università di Roma “Tor Vergata”
Antonella Amoruso, Dipartimento di Fisica Università di Salerno
Luca Crescentini, Dipartimento di Fisica Università di Salerno
Riccardo Reitano, Fisico, Università di Catania
Giancarlo de Gasperis, ricercatore, Dipartimento di Fisica — Università di Roma “Tor Vergata”
Maria Rosaria Dilella
Fabio Bredolo, medico
Monica de Simone, CNR IOM
Velia Minicozzi, Ricercatrice, Tor Vergata
Teresita Gravina, laureata in scienze geologiche e PhD in Geofisica e Vulcanologia
Giorgio Gianotto, direttore Codice edizioni
Ilaria Zanardi, ricercatrice all’IBF-CNR
Laura Bonaventura, dottoranda in chimica e blogger
Sylvie Coyaud, Giornalista scientifica, Il Sole-24 Ore/Oggi Scienza
Giovanni Spataro, redattore Le Scienze
Marco Frasca, fisico teorico e blogger
Tobia Paternò, Software Quality Engineer
Roberto Verolini
Giada Tagliaboschi, studentessa di Geologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma
Stefano Giovanardi, Planetario di Roma
Daniela Pantosti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Spina Cianetti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Alessandro Pizzella, Dipartimento di Fisica e Astronomia – Universita’ di Padova
Antonio Meloni, Fisico Dirigente di Ricerca, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Franco Mistretta, insegnante di Scienze – Roma
Daniela Germani, dottore di ricerca in Scienze della Terra (Università degli Studi di Milano)
Paola Castrucci, Dipartimento di Fisica, Università Roma Tor Vergata
Barbara Sciascia, ricercatrice INFN
Umberto Fracassi, geologo, ricercatore (precario) presso l’INGV dal 2003
Mauro Zunino socio C.I.C.A.P.
Claudia Antolini, dottoranda in astrofisica presso la SISSA, Trieste
Francesca Sartogo, insegnante, docente Mat. e Fis. scuola sup. II grado, PhD, blogger, genitore
Micol Todesco, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Nicola Montemezzo, ingegnere elettronico
Licia Faenza, Ricercatrice Istituto Nazionale Geofisica Vulcanologia
Lucia Zaccarelli – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Luigi Galati, medico
Paola Bruscoli, Research Fellow, Department of Computer Science, University of Bath
Antonio Gandolfi, Presidente AIF – Associazione per l’insegnamento della Fisica
Viviana Amati, insegnante
Edoardo Del Pezzo
Fulvio Turvani, tecnico aeronautico
Massimino Baldracco
Michele Lucente, dottorando in fisica
Martina Tindara Mazza
Sergio Ciuchi, prof. Associato, Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche, Università dell’Aquila
Francesca Bianco, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sez. Osservatorio Vesuviano
Nicoletta Foschi, insegnante
Claudia Gaballo
Mariangela Cestelli, Ricercatrice INFN, fisica
Soffio Di Falco
Ian Postuma, dottorando in fisica nucleare dell’università di pavia
Emiliano Barbaini, web designer
Cristina Rovelli, biologa, dottoranda presso l’università di Pavia
Gaia Pedrolli, insegnate di Fisica nella scuola superiore, Firenze
Giacomo Tarsi
Furio Bassani
Giovanni Perini – ARI, Sezione di Fidenza – Progetto SDT “Segnali Dalla Terra”
Simona di Tullio, biologa
Michela Alfè, chimica, ricercatrice CNR
Luigi Cerri, sismologo, dipendente della Fondazione Idis-Città della Scienza
Maria Valeria Ruggiero, Ecology and Evolution of Plankton, Stazione Zoologica “Anton Dohrn”
Guido Gonzato, informatico, dottorato in Geofisica
Federica Sgorbissa, giornalista scientifica
Fulvio Turvani, tecnico aeronautico
Massimino Baldracco
Michele Lucente, dottorando in fisica
Paolo Balocchi, cittadino Italiano, Laureato in Geologia, Scout ed Educatore
Ivan Sartorato, ricercatore CNR
Gianluca Galeotti, Laureando in Scienza dei Materiali
Fabrizio Leporini
Dario De Marchi, studente e blogger
Maria Grazia Ciaccio
Antonio Fanelli
Paolo Casale – dottore in Fisica, Laboratorio di sismologia, INGV
Claudia rege Cambrin, progettista software
Giampaolo Gratton
Antonio Valente, ingegnere informatico
Massimo Baldan, blogger, ex-commerciante, cittadino
Gherardo Piacitelli, fisico teorico, SISSA di Trieste
Francesca Quareni, professore associato di Fisica del Vulcanismo-INGV
Stefano Marcellini
Domenico caruso
Silvio Lamberti – Studente in Ingegneria Meccanica
Enrico Gazzola, Dottorando in Fisica, Università di Padova
Fabrizio Benedetti, Chercheur FNS senior, Université de Lausanne
Gianfranco Agnusdei Pensi, ingegnere
Giorgio Zerbinati, amministratore locale e divulgatore
Fabrizio di Caprio, chimico industriale
Antonio Ficarra, progettista strutture edilizia civile e industriale
Elena Tosato
Marilena Berera
Paolo Peranzoni, ex insegnante di Fisica
Roberto Corsini, senior scientist, CERN-Ginevra.
Corrado Venturini
Marco Ricchiuti, studente liceale, sezione scientifica
Simone Ricci, imprenditore nella comunicazione
Matteo Spada, ricercatore Paul Scherrer Institute, Villigen PSI Svizzera
Davor Jovic
Monica Poppi
Federico Bo, ingegnere informatico, Roma
Massimo Della schiava, geologo, ex sismo-vulcanologo INGV, blogger scientifico
Paolo Giacobazzi
Paola Peresin, biologa Venezia
Paolo Balbarini, laurea in Fisica con specializzazione in sismologia
Martino Marisaldi, ricercatore Istituto Nazionale di Astrofisica
Ilaria Zanetti, Trieste
Niccolò Dainelli, geologo, Firenze
Antonio Crespi, matematico, Varese
Olivia Levrini, ricercatrice in Didattica della fisica, Università di Bologna
Manuela Cirilli, fisico e comunicatore scientifico CERN
Giuseppe Molteni, ricercatore in analisi Università statale di Milano
Flavio Mariani, dottorando in Fisica presso Università di leiden
Antonio Sidoti, fisico, ricercatore INFN, Roma
Luca Demattè, fisico e tecnologo
Riccardo Gatto, statistico ed economista, primo ricercatore presso ISTAT
Alberto Reani, blogger
Daniele Defilippi, studente scienze mfn
Emanuela Guizzo
Romeo Gentile a.k.a. LeFou
Cristiana Castaldo, laureata in biotecnologie, ricercatrice
Samuele Arcidiacono
Luca Zeni
Alessandro Sabatino, fisico ambientale e blogger
Chiara Levolella
Massimiliano Todisco
Corrado Zanella, ordinario di Geometria, Università di Padova
Daniele Goretti
Paola Forlenza, fisico
Simone DiPasquale
Anna Rita Longo
Giuliana Galati
Claudia Rege Cambrin, progettista software
Carla Citarella, operatore artistico, libero professionista
Annarita Ruberto, docente di Scienze e Matematica, Scuola Sec. 1° grado
Nicolino Lo Gullo, assegnista presso il Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Padova
Carmelo Di Mauro, psicologo, blogger
Andrea Ricci, informatico
Antonella Camalleri, casalinga
Luca Croce, consulente informatico
Massimo Pacifici, medico
Anita Eusebi, matematica, docente a contratto presso l’Università degli Studi di Camerino
Marco Marazza, consulente aziendale e formatore
Maurizio Cassi, statistico e analista econometrico. Pubblica amministrazione, Roma
Filippo Solinas, Dibattito Scienza
Anna Maria D’Amore
Mauro Fornara
Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze, National Geographic e Mente&Cervello
CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale
Scientificast, Associazione cuturale per la divulgazione scientifica

AGGIORNAMENTO – 18/4

Sono intervenuti anche:

Crediti formativi per le bufale scientifiche: una lettera di protesta | Oggi Scienza
Credito disinformativo | Ocasapiens
Frascati, bufera sull’incontro con Giampaolo Giuliani, l’uomo che sostiene di prevedere i terremoti | Il Mamilio
Terremoti: polemiche sulla conferenza di Giuliani sulla previsione dei sismi in programma a Frascati | Meteoweb

Per dovere di cronaca riporto anche gli interventi a favore di Giuliani:

Scienza: l’offensiva del pensiero unico. Ingerenza nelle scelte didattiche di otto scuole | Enzo Pennetta

A lezione di tiro dal texano ubriaco

Da parecchi anni ormai nelle scuole italiane è in vigore il sistema dei crediti formativi, una sorta di “punteggio” ottenuto grazie alla media dei voti e alle attività extracurricolari, che andrà ad influire sul voto finale dell’esame di maturità. Gli studenti sono quindi incoraggiati a partecipare ad altre attività formative oltre alle lezioni. Queste attività possono essere offerte dalla scuola stessa o da altri. E fin qui tutto bene. Lodevole direi.

Va un po’ meno bene quando andiamo a vedere quali attività consentono l’assegnazione dei crediti, attività che quindi sono considerate in qualche modo “formative”. È saltato fuori pochi giorni fa che alcune scuole di Frascati e dintorni considerano formativa una certa conferenza che si terrà venerdì prossimo nell’ambito della rassegna Frascati Ambiente, organizzata, fra gli altri, dall’associazione Italia Nostra. Nulla di strano, se non fosse che la conferenza si intitola È possibile prevedere i terremoti? ed il relatore è nientemeno che Giampaolo Giuliani.

Per i soliti due o tre lettori che avessero vissuto su un altro pianeta, Giampaolo Giuliani è uno che di lavoro farebbe il tecnico nei laboratori di fisica delle particelle del Gran Sasso, ma che per hobby va in giro sostenendo di poter prevedere i terremoti con largo anticipo grazie ad un metodo di sua invenzione basato sulle emissioni di radon e sulla posizione reciproca di terra sole e luna. Destarono molto scalpore le sue dichiarazioni secondo cui avrebbe previsto il terremoto dell’Aquila del 2009 e altri terremoti verificatisi in Italia.

La correlazione tra terremoti ed emissioni di Radon è ben conosciuta, e fu studiata in California negli anni 70 e in seguito a Taiwan. Sono stati effettuati anche degli studi in Italia, negli anni 90. Si è scoperto che tali emissioni possono avvenire in taluni casi nelle ore precedenti o in quelle successive ad un terremoto. Il problema tuttavia è che nella maggior parte dei casi le emissioni di Radon ci sono senza che segua alcuna scossa, dimostrandosi quindi del tutto inutili come sistema predittivo.

texas

Il metodo del Texas Sharpshooter

Il metodo che Giuliani usa per “prevedere” le scosse in realtà non ha nulla a che fare né col radon né col perielio del sistema terra-luna né con l’addensarsi dell’energia nelle faglie. Il metodo usato da Giuliani è quello noto come the texas sharpshooter (il tiratore texano). Si tratta di una tecnica piuttosto semplice: immaginatevi un texano ubriaco che spari con la sua pistola contro un muro. I suoi proiettili colpiscono più o meno a caso, ma in certe zone del muro ci saranno più buchi di proiettili che in altre. Una volta finiti i colpi il nostro texano si avvicinerà al muro e dipingerà dei bersagli nei punti in cui ci sono più buchi. Quando arriveranno i suoi amici il cowboy non dovrà fare altro che vantarsi: «guardate!» dirà «sono un gran tiratore, ho colpito i bersagli un sacco di volte e solo pochi colpi sono andati fuori!».

Così fa Giuliani: emette parecchie previsioni, tutte molto vaghe sia sul luogo che sul momento della scossa, ma tutte incentrate più o meno su zone sismiche. È  questione di semplice probabilità che prima o poi in una delle zone interessate dalle previsioni (o nelle sue vicinanze) un terremoto si verifichi sul serio. A quel punto Giuliani non deve far altro che dire «Io l’avevo detto!» e mostrare la sua previsione corretta.

Il problema sorge quando qualche amico poco furbo ci casca e decide di farsi dare lezioni di tiro dal texano ubriaco. Sicuramente non imparerà a sparare, e potrebbe anche fare male a qualcuno. La diffusione senza contraddittorio, e di fronte ad una platea “sensibile” come quella costituita dagli studenti delle scuole superiori, di fesserie come quelle propagandate da Giuliani di certo non può essere definita formativa, e le scuole che incoraggiano gli studenti a parteciparvi vanno contro la loro stessa funzione.

Sulla questione per fortuna sono intervenuti quelli di Dibattito Scienza, che hanno deciso di scrivere una lettera di protesta ai dirigenti scolastici e agli organizzatori della manifestazione. Sul caso ha scritto anche Le Scienze e vari blogger decisamente e giustamente indignati che ad idee antiscientifiche di questo genere venga data tale dignità.

C’è tempo fino a stasera per aggiungersi ai firmatari della lettera. Si possono inviare le proprie adesioni a petizionegiuliani@outlook.com. Di seguito il testo integrale della petizione coi primi firmatari.

Ai signori Dirigenti Scolastici e Consigli di Classe:

Istituto Tecnico Industriale “E. Fermi” – Via Cesare Minardi 14 – Frascati
Istituto Professionale per i Servizi Commerciali “M. Pantaleoni” – Via B. Postorino 27 – Frascati
Liceo Classico “Marco Tullio Cicerone” – Via Fontana Vecchia 2 – Frascati
Istituto Tecnico Commerciale “Michelangelo Buonarroti” – Via Angelo Celli 1 – Frascati
Liceo Scientifico “Bruno Touschek” – Via Kennedy – Grottaferrata
Scuola Superiore “Giovanni Falcone” – Via Garibaldi,19 – Grottaferrata
Scuola Superiore “San Nilo” – Piazza Marconi, 7 – Grottaferrata
Istituto Salesiano Villa Sora – Via Tuscolana, 5 – Frascati

e, per conoscenza:
Italia Nostra – Settore Educazione al Patrimonio –educazioneformazione@italianostra.org

Oggetto: Crediti formativi per conferenza Giampaolo Giuliani

Egregi Signori,

scriviamo per richiedere una vostra presa di posizione in merito all’evento del titolo “È possibile prevedere i terremoti?”, che si terrà il 19 Aprile a Frascati. Questo evento prevede la presenza di Giampaolo Giuliani, che ha recentemente fatto parlare di sé perché sostiene di poter prevedere i terremoti osservando le emissioni di radon, affiancato da Leonardo Nicoli, direttore della Fondazione Giuliani.

Dobbiamo con rammarico osservare che un’associazione meritoria, Italia Nostra, offra il proprio patrocinio a un evento in cui un signore che si muove all’esterno della comunità scientifica può liberamente divulgare le sue opinabili ipotesi su un tema alquanto delicato e sensibile, il tutto senza alcun contraddittorio. Certamente ognuno ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, il rammarico nasce dalla perentorietà di certe affermazioni del signor Giuliani, che non risultano a tutt’oggi verificate (vedi approfondimento allegato), diffuse sull’onda emotiva in un paese che negli ultimi anni ha avuto a che fare con eventi sismici particolarmente distruttiviIl rammarico si trasforma però in sdegno nell’apprendere che la partecipazione a questo incontro verrà considerata come credito formativo per gli studenti, nonostante non ci sia alcun riconoscimento ufficiale delle idee del Sig. Giuliani, né da parte del MIUR né da parte di altri Istituti che si occupano di territorio, a qualunque titolo.

Una cosa che vorremmo fosse insegnata agli studenti è che qualunque teoria riguardante fenomeni naturali deve umilmente sottoporsi al giudizio di tutti coloro che studiano, nei vari aspetti, questo stesso fenomeno (peer-review). Questo giudizio dovrà avvenire attraverso procedure standard, che non possono prescindere da metodologie condivise di indagine; dall’elaborazione di ipotesi e previsioni potenzialmente verificabili; da adeguata pubblicazione dei risultati sperimentali; dal controllo di esperti indipendenti; dalla verifica sperimentale indipendente delle ipotesi formulate, ecc.

L’insieme di queste procedure non è un capriccio di qualche fantomaticoestablishment; al contrario, queste regole hanno lo scopo di garantire una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile. Esse costituiscono il metodo scientifico, che si è andato costruendo nel corso dei secoli con il contributo di tutti coloro che si occupano di Scienza e di Conoscenza, nella consapevolezza che la conoscenza scientifica ha come giudice unico la Natura stessa, non un’autorità terrestre, non sicuramente l’opinione pubblica. Chi si colloca al di fuori di queste pratiche collaudate – che, proprio in virtù del fatto di ammettere la possibilità di errore, forniscono gli strumenti per individuarlo e correggerlo – si colloca al di fuori del mondo della scienza.

Purtroppo – e l’esame delle cause sarebbe lungo e complesso – in questi ultimi anni in Italia stiamo assistendo al fiorire di sedicenti “ricercatori indipendenti” in vari campi del sapere; personaggi che si fanno vanto dell’essere “emarginati dalla scienza ufficiale”, e trovano così la maniera di diventare noti all’opinione pubblica, propugnando fantomatiche “scoperte eccezionali”, rifiutate a causa di chissà quali indegni complotti. Questivenditori di illusioni giocano spesso con la sofferenza delle persone, e trovano chi li sostiene per meri interessi politici, ideologici od economici.

Contemporaneamente viene sottovalutato, non finanziato, ostacolato il lavoro di tanti ricercatori seri (spesso precari e malpagati) la cui colpa è quella di non far parte del grande circuito mediatico, di non “far notizia”. Il vero scandalo non è il presunto ostracismo verso Giuliani o quelli come lui: il vero scandalo è che l’Italia destina sempre meno risorse alla ricerca seria, all’Università, all’Istruzione, mettendo una seria ipoteca sul nostro futuro come nazione sviluppata e costringendo molti dei nostri ingegni più brillanti a trasferirsi all’estero. Dare legittimità agli outsider come Giuliani di certo non aiuta a muoversi in questa direzione.

In conclusione chiediamo a tutti voi, Dirigenti Scolastici e Docenti, di dare la massima visibilità a questo documento e di non riconoscere, in sede di consiglio di classe, crediti formativi a fronte della presentazione dell’attestato di frequenza all’evento. Possiamo suggerire, in alternativa, la partecipazione all’incontro “La previsione dei terremoti: tra miti e realtà” di Warner Marzocchi, direttore di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV, che si terrà il 18 aprile ore 16-18 presso il Dipartimento di Fisica, Università la Sapienza, Aula Amaldi.

Ci auguriamo, ove possibile e compatibilmente con il carico didattico, che quanto scritto funga da stimolo per aprire una discussione con gli studenti sull’importanza di una corretta e rigorosa informazione scientifica.

Distinti saluti.

Marco Fulvio Barozzi, blogger scientifico e insegnante
Luca Di Fino, ricercatore TD Dip. Fisica, Università Tor Vergata
Aldo Piombino, blogger scientifico
Simone Angioni, chimico, Università di Pavia, Segretario Associazione Culturale Scientificast
Marzia Bandoni, esperta e-learning
Martino Benzi, ingegnere
Paolo Bianchi, blogger scientifico, Associazione Culturale Scientificast
Marco Casolino, Primo Ricercatore INFN e Dip. Fisica, Università Roma Tor Vergata
Pellegrino Conte, professore associato di Chimica Agraria, Università degli Studi di Palermo
Carlo Cosmelli, docente di Fisica, Dipartimento di Fisica, Università Roma Sapienza
Marco Ferrari, giornalista scientifico
Mario Genco, Dibattito Scienza
Milena Macciò, Dibattito Scienza
Silvano Mattioli, Dibattito Scienza
Marco Messineo, fisico, Dibattito Scienza
Silvia Onesti, Elettra-Sincrotrone Trieste
Daniele Oppo, cronista free lance e blogger
Giuseppe Perelli, studente di dottorato in Scienze Computazionali e Informatiche
Lisa Signorile, biologa e blogger scientifica
Fabrizio Tessari, Dibattito Scienza
Luca Vanini, studente in Ingegneria Meccanica
Bruna Vestri, blogger
Veronica Zaconte, fisico
Ignazio Verde, primo ricercatore, CRA – Centro di Ricerca per la Frutticoltura, Roma